Dopo 200mila euro in tangenti, ora chiedevano posti di lavoro

Dalla denuncia dell'imprenditore che tentò il suicidio, i riscontri per ricostruire i pagamenti: "A De Punzio 150mila euro dal 2013, comprati anche mobili per 15mila euro e tre assegni. L'indagato: "Contributi per la Onlus di mia moglie". Nell'inchiesta la registrazione di tre incontri e copia di assegni e fatture

BRINDISI – Azienda sul lastrico, liquidità prosciugata, conti in rosso: in quasi due anni l’imprenditore di Monteroni avrebbe pagato tangenti per oltre duecentomila euro, tra denaro cash a titolo di omaggio, assegni, fatture per acquisti vari come per i nuovi arredi per l’abitazione di Carlo De Punzio, il quadro Enel, finito in carcere questa mattina con l’accusa di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.

Il sostituto procuratore Milto De NozzaDalla denuncia di L. G. P., 47 anni, titolare di una società a responsabilità limitata operante nel settore dell’edilizia industriale, il sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza ha iniziato a scandagliare l’universo degli appalti interni alla centrale Federico II assieme al collega Francesco Vincenzo Carluccio, partendo da un primo appalto per 250mila euro per impermeabilizzare il piano di calpestio interno a Cerano tra la fine del 2012 e gli inizi del 2013.

Sono i lavori che consentono l’ingresso come subappaltatore dell’imprenditore, nel 2015 arriva l’appalto grosso che avrebbe dovuto garantire il salto di qualità: muro di contenimento per il rischio esondazione della lunghezza di 300 metri. Esiste solo per metà. Due pm per passare sotto lo zoom una mole di documenti raccolti dai finanzieri con riferimento alle gare bandite da Enel Produzione - Divisione di Cerano dalla fine del 2012 ad oggi.

“Era necessario fare presto”, ha spiegato il procuratore capo Marco Dinapoli. E presto ha fatto la Procura di Brindisi se in meno di sei mesi ha dato le prime risposte con la richiesta di una tranche di arresti, ottenendo la condivisione all’impalcatura accusatoria da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis. Non solo gravi indizi, ma un quadro “granitico” riscontrato in fase di indagine tanto che l’ufficio del pubblico ministero intende cristallizzare le dichiarazioni etero ed autoaccusatorie dell’imprenditore, anticipando la fase della prova, sotto forma di incidente probatorio. 

Francesco Carluccio-2In tal modo i pm vogliono chiudere il troncone che attiene alle tangenti descritte come dazioni di denaro, assegni o pagamento – sempre da parte dell’imprenditore – di fatture che gli indagati, a cominciare da De Punzio, 47 anni, di Mesagne, avrebbero presentato dopo una serie di acquisti. A De Punzio, responsabile Ambiente e sicurezza, spesso presente agli eventi in cui Enel è stato sponsor a Brindisi e a Tuturano, sono contestate utilità complessive del valore di 150mila euro dalla fine del 2013, tra cui l’acquisto di complementi di arredo per 15mila euro, in aggiunta a tre assegni circolari intestati alla moglie (la donna è assolutamente estranea all’inchiesta).

L’indagato, in attesa di affrontare l’interrogatorio di garanzia, avrebbe cercato di spiegare la provenienza del denaro sostenendo che gli assegni erano destinati a coprire le spese della onlus della moglie. Utilità per 29mila sono contestate a Fabiano Attanasio, 54 anni, di Brindisi; 22mila euro a Vito Gloria, 52 anni, di Brindisi, volto conosciuto negli ambienti politico-amministrativi del capoluogo essendo stato tesserato Pd, consigliere comunale, e segretario cittadino di Sel, per poi candidarsi con Rinasce Brindisi, movimento di centrosinistra, alle ultime elezioni.

Quindicimila euro sono la somma che, secondo l’accusa, sarebbe stata percepita da Domenico Iaboni, 59 anni, di Roma, l’unico nel frattempo a essere stato licenziato dalla società. Infine diecimila euro a Nicola Tamburrano, 62 anni, di Torre Santa Susanna. L’imprenditore ha consegnato ai pm copia degli assegni e delle fatture a ha anche consegnato tre file audio: si tratta di tre registrazioni che si riferiscono ad altrettanti incontri, il primo svoltosi a Brindisi con De Punzio, il secondo con Taboni e il terzo si riferisce a quello che si tenne a Roma, presso la sede principale dell’Enel Produzione chiesto dal titolare della ditta.

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L’imprenditore voleva far sapere di essere stanco di subire, di essere pronto a denunciare e di aver già rilasciato dichiarazioni.Il primo verbale reso risale al mese di novembre 2016, quando il titolare della srl chiede di parlare con gli agenti della questura di Lecce ai quali consegna accenni di una vicenda per lui diventata un incubo. Da allora, stando agli atti raccolti nel fascicolo, ha scritto mail alla società Enel, direzione generale, così come ai quadri di Cerano. I vertici di Roma rispondono e lo chiamano a colloquio: in questa sede l’imprenditore fa ascoltare un tratto di una registrazione ma non svela il nome del suo interlocutore.

A quel punto Enel Produzione denuncia e lo fa alla fine dello scorso mese di gennaio, con integrazioni successive dimostrando collaborazione con la magistratura. Da allora l’imprenditore è tornato in Procura e ha riferito tutto, parlando di sé in primo luogo, di quello che sarebbe stato costretto a pagare. Da persona informata sui fatti, è diventato indagato dal momento che emergevano profili penalmente rilevanti a suo carico: corruzione, mazzette, tangenti. Era lui a versare. Ma lui quel denaro voleva recuperarlo e in questo contesto sarebbe da inquadrare il tentato di barattare il suo silenzio.

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L’inchiesta prosegue e non è escluso che ci siano ulteriori sviluppi a breve, sul fronte della richiesta di assunzioni. Il filone legato alle domande di posti di lavoro per parenti e amici è oggetto di approfondimenti specifici che potrebbero rendere necessaria l’iscrizione sul registro degli indagati di altre persone. Non è neppure escluso che siano ascoltati altri imprenditori come persone informate sui fatti. Il capitolo numero due, passa quindi dalla richiesta di assunzioni, ulteriore versione della corruzione.

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