Centrale Enel, polveri di carbone: condanne confermate in appello

Confermata la condanna a nove mesi dei dirigenti Calogero Sanfilippo e Antonino Ascione. Provincia riconosciuta parte civile dopo l'esclusione da parte del tribunale

BRINDISI – La corte d’Appello di Lecce ha confermato le condanne emesse dal tribunale di Brindisi al termine del processo di primo grado sulle polveri di carbone della centrale Enel Federico II di Cerano. La sentenza è stata emessa intorno alle ore 21 di ieri (venerdì 8 febbraio), dopo quasi tre ore di Camera di consiglio. Le richieste formulate lo scorso giugno dal procuratore generale Ennio Cillo sono state accolte. I dirigenti Calogero Sanfilippo, in qualità di responsabile della produzione termoelettrica, e Antonino Ascione, come responsabile dell'Unità di Business di Brindisi dal 10 settembre 2007, sono stati condannati a nove mesi per imbrattamento. 

Provincia parte civile

Tante parti civili escluse dal tribunale sono state riconosciute in appello. Fra queste la Provincia di Brindisi, difesa dall’avvocato Rosario Almiento, che nel ricorso aveva chiesto un risarcimento danni (da definire in sede civile) pari a 500 milioni di euro e ha già anticipato istanza civile finalizzata al riconoscimento del danno ambientale. Riconosciuti come parti civili anche residenti e proprietari dei terreni a Cerano e alcuni eredi. Ha rinunciato all’appello, invece, il Comune di Brindisi, dopo l’esclusione in primo grado. Le motivazioni verranno depositate entro i prossimi 90 giorni. 

Dispersione di polveri il 25 agosto 2012

Il retroscena dell'indagine

La sentenza del tribunale

Stando alla sentenza di primo grado, è stato provato al di là di ogni ragionevole dubbio, che le polveri di carbone sia state “superiori alla stretta tollerabilità” e che “Enel ne fosse consapevole”, per questo è stato affermato il “dolo diretto”, quindi l’”inerzia della società, con attività persistente nella sua gravità”. Sino alla realizzazione del carbonile coperto. Nelle motivazioni del tribunale è stato, inoltre, riconosciuto il “disagio anche psicologico degli agricoltori”.

Pigmentazione da polvere di carbone su una vite

Come cominciarono le indagini

Il giudice scrisse questo: “Che dalla centrale, in particolare dal nastro trasportatore e dal parco carbonile, provenissero polveri di carbone che, sia per l’effetto del vento che per l’azione di movimentazione del combustibile, si propagavano nell’ambiente, è circostanza che il Tribunale ritiene possa dirsi pacificamente accertata”. Non solo. “Del resto – si legge – è sufficiente ripercorrere tutte le fasi dei programmi adottati negli anni dall’azienda per coglierne immediatamente l’ampiezza e la piena consapevolezza delle sue dimensioni da parte della dirigenza amministrativa e tecnica”.

Va ricordato che nell'ottobre 2015 è entrato in funzione il primo carbonile coperto e successivamente anche il secondo. 

Gli avvocati

Nel collegio difensivo, gli avvocati Gianvito Lillo, Alberta Fusco, Marcello Falcone, Vincenzo Farina, Alessandro Gueli, Albino Quarta, Amilcare Tana, Giuliano Calabrese, Pasquale Rizzo, Donato Mellone, Carmela Lomartire, Luigi De Rosa, Salvatore Del Grosso, Pierfrancesco Pulli, Leonilda Gagliani. 

La nota della società Enel

Riceviamo e pubblichamo una nota della societ Enel sulla sentenza. 

Con riferimento alla sentenza della Corte di Appello di Lecce, le difese, in attesa di conoscere le motivazioni, sottolineano che i dirigenti interessati  coinvolti hanno sempre agito nel puntuale rispetto della normativa vigente e che la Corte non ha tenuto conto del materiale probatorio presentato né di quanto emerso anche nel corso del dibattimento di primo grado, dove erano risultate contraddizioni nelle prove addotte dall’accusa ed era stata esclusa la presenza di tracce di carbone sui terreni.

Nel preannunciare ricorso per Cassazione, viene ricordato il costante impegno della società per garantire le più elevate prestazioni ambientali della Centrale Federico II di Brindisi: lo dimostrano investimenti per oltre 700 milioni di euro effettuati nel corso degli anni, che hanno consentito, tra le altre cose, la realizzazione dei dome, ovvero le cupole che coprono i depositi di carbone, e continui miglioramenti al nastro trasportatore e al sistema di gestione del carbone.

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