Rems in una sede con destinazione d'uso agricola: bufera a Carovigno

Maggioranza in imbarazzo e costretta per divisioni interne a battere in ritirata in consiglio comunale, opposizione su tutte le furie, e sullo sfondo di questo nuovo caso a Carovigno c'è il problema della sede della Rems, Residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria

Il municipio di Carovigno

Articolo aggiornato alle ore 18.45 dell'11 novembre 2016

CAROVIGNO – Maggioranza in imbarazzo e costretta per divisioni interne a battere in ritirata in consiglio comunale, opposizione su tutte le furie, e sullo sfondo di questo nuovo caso a Carovigno c’è il problema della sede della Rems, Residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria, la struttura che in Italia ha sostituito gli Opg, i manicomi giudiziari, una delle quali è stata assegnata dalla Regione Puglia alla Città della Nzegna dopo il rifiuto di Ceglie Messapica, che ha sostenuto, e vinto, il confronto per garantire al proprio ospedale il futuro tempo prima tracciato di centro per i risvegli.

Giovedì pomeriggio, a sorpresa ma non troppo, in inizio di seduta il capogruppo della maggioranza Nicola Semeraro ha preso la parola per chiedere il rinvio di tutti e nove i punti all’ordine del giorno, anche se l’ho spot era quello al numero cinque: “Approvazione variante al programma di fabbricazione, ai sensi dall'art. 8 del Dpr n. 160 del 7 settembre 2o10, per "realizzazione struttura socio sanitaria e Rems di qui all'art. 34 del r.r. 18 gennaio 2007 n. 4 in applicazione della legge regionale 10 luglio 2006 n. 19 mediante cambio di destinazione d'uso/ampliamento di una residenza con annesso deposito agricolo esistenti”.

Dietro il punto cinque dell’ordine del giorno in realtà c’è un conflitto di posizioni tra politica e Ufficio tecnico comunale, ma anche un dissenso interno alla maggioranza che ha impedito di approvare la variante con la stessa velocità, di poco inferiore a quella della luce, con cui ieri con nove voti a favore ha approvato il rinvio, scatenando l’ira delle opposizioni che invece avrebbero voluto vederci chiaro e portare alla luce del sole il problema. Che però si può ugualmente illustrare e riepilogare per passaggi salienti.

Dopo aver accettato di ospitare la Rems nell’edificio dell’ex Centro anti-tracomatosi, sorto negli anni Cinquanta accanto alla ex statale 16 per Ostuni, divenuto poi dispensario e sede dei servizi sanitari di Carovigno, l’amministrazione comunale aveva posto come condizione che la Asl ristrutturasse l’intero complesso. Iter che non si è concretizzato perché il progetto non è decollato, e si è reso perciò necessario ricorrere ad un piano B nelle more dell’avvio e del completamento degli interventi, onde non incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea che aveva già a aperto una procedura di infrazione contro le politiche carcerarie dell’Italia.

Era stato perciò rivolto ad imprese private un avviso di manifestazione di interesse per una proposta di sede provvisoria della Rems. Unico a presentare una offerta, un imprenditore locale che stava già ristrutturando, per destinarlo a centro anziani, un immobile tra Carovigno e Ostuni a destinazione d’uso di deposito agricolo. L’impresa aveva quindi apportato una serie di modifiche che al momento del sopralluogo avevano indotto la Asl a considerare idonei i locali per ospitare la Rems. Ma i lavori erano stati eseguiti senza che fosse avvenuto il rilascio del cambio di destinazione d'uso richiesto a suo tempo dal titolare per il centro anziani.

Tutto è finito in una successiva relazione della polizia locale, dopo un esposto di un cittadino che segnalava come abusivi i lavori eseguiti. Per risolvere il problema, era formalmente necessaria una variante al piano di fabbricazione ancora in vigore a Carovigno stante la perdurante assenza di un Piano urbanistico generale, malgrado siano passati un bel po’ di anni da quanto l’allora assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente, aveva ammonito il Comune di Carovigno a troncare la sequenza di richiesta di varianti con cui intendeva gestire il territorio.

Dall’Ufficio tecnico comunale è giunta la doccia gelata: prima di rilasciare la variante per una nuova destinazione d’uso, il proprietario dell’immobile avrebbe dovuto sgomberare gli ospiti della Rems già alloggiati, ed eliminare tutte le opere abusive. Ora, secondo l’opposizione, all’interno della maggioranza di centrodestra che amministra il Comune qualcuno ha pensato di superare l’ostacolo concedendo la variante con una delibera di consiglio comunale, senza tenere contro del parere dell’Ufficio tecnico condizionato al rispetto della prescrizione di cui sopra, inserita al punto 5 della delibera da sottoporre al consiglio stesso.

Ma non tutti hanno accettato questa strategia, e allora ieri per evitare di spaccare la coalizione, si è deciso di ritirare in blocco tutti i punti all’ordine del giorno, costituiti al 90 per cento da banali adempimenti, dicono dall’opposizione, mentre la questione calda era quella, appunto, al numero cinque. Ma non si parla apertamente di ciò nella nota diramata oggi dal Pd di Carovigno, che annuncia tuttavia che riferirà della vicenda direttamente al prefetto Annunziato Vardè in un incontro fissato per il 14 novembre.

Il Pd chiede al sindaco Carmine Brandi “di mettere fine a questa agonia silenziosa,  e se vuole provare a riscattarsi almeno in parte dal disastro che sta accadendo, di mettere la parola fine ad una esperienza amministrativa ormai completamente fallita alla prova dei fatti”. “La triste verità – si legge ancora nel documento del Pd - è che ormai, la lotta tra gruppi economici  di potere che compongono la maggioranza del sindaco Brandi sta provocando danni irreparabili alla nostra comunità. Carovigno merita un’amministrazione libera da interessi e condizionamenti personali, in grado di amministrare ed affrontare esclusivamente l’interesse comune”. La Rems intanto resta in un immobile che non ha una destinazione d'uso di tipo socio-assistenziale o sanitaria.

“Il rinvio proposto dal capogruppo di maggioranza, Nicola Semeraro, che balbettando ha detto che “avevano bisogno di approfondire i punti”, è stato un evidente goffo tentativo di mascherare le ormai insanabili divisioni interne alla maggioranza. E’ infatti bene specificare - ribadisce il Pd - che la convocazione di questo Consiglio con data e ordine del giorno è stata stabilita nella conferenza dei capigruppo tenutasi il 19 ottobre! Che tutti i punti e le relative proposte di delibere sono state oggetto di discussione nelle rispettive commissioni consigliari, che hanno sempre visto la presenza dei componenti della stessa maggioranza”.

Al documento firmato da Marzia Bagnulo, consigliere comunale del Pd, e dal segretario cittadino Massimo Prima, si aggiunge la presa di posizione di altri consiglieri di minoranza, Massimo Lanzilotti (capogruppo Ripartiamo dal Futuro), Melania Uggenti (consigliere comunale), Elio Lanzilotti (Federazione dei Verdi), il Movimento Libertà e Trasparenza. "Quanto è accaduto è gravissimo, è stato leso il ruolo del Consiglio Comunale, è stata mortificata l’opposizione consiliare, sono stati messi sotto i piedi le più semplici regole democratiche e della convivenza civile di una comunità". E ancora: "Riteniamo che il segno si sia ormai superato da tempo! Ci auguriamo che gli organi competenti possano venire a verificare cosa sta accadendo perché  non se ne può più! Ci piacerebbe sapere cosa pensa il Sindaco Brandi e cosa intende fare", dicono dall'opposizione. "La nostra comunità non può più aspettare che qualcuno trovi gli equilibri per i propri interessi! Ci auguriamo che il sindaco Brandi faccia qualcosa, nell’interesse della comunità e dei cittadini”.

LA VIDEOREGISTRAZIONE DELLA SEDUTA CONSILIARE

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