"Donna di Ostuni": il resti di 28mila anni fa esposti tra pochi giorni

Siamo stati abituati per molti anni a vedere solo il calco realizzato sul sito del rinvenimento, della donna di quasi trenta millenni fa sepolta in età giovanile con il suo bambino in grembo, in una grotta sul costone che sia affaccia sulla pianura verso il mare

OSTUNI – Siamo stati abituati per molti anni a vedere solo il calco realizzato sul sito del rinvenimento, della donna di quasi trenta millenni fa sepolta in età giovanile con il suo bambino in grembo, in una grotta sul costone che sia affaccia sulla pianura verso il mare, una collocazione che richiama fortemente la spiritualità intrecciata con l’arcano della natura dell’uomo paleolitico. Siamo stati abituati a chiamarla con il nick name datole dagli archeologi, “Delia”, o anche Donna di Ostuni. Ora, molto presto, i resti di quella che viene definita la madre più antica del mondo, “Ostuni 1” per la scienza, saranno esposti dopo una lunga opera di restauro e sistemazione, separati dal calcare che li aveva conservati .

I resti riferibili “ad una donna di circa 20 anni e databile a 28.000 anni, rinvenuta con i  resti del suo feto in grembo”  saranno presentati martedì 12 maggio 2015, alle ore 18,30,  nel Museo di “Civiltà preclassiche della Murgia meridionale” di Ostuni, presso la Chiesa di San Vito Martire (Monacelle), in via Cattedrale, nel centro storico. La storia del rinvenimento, dei successivi interventi che hanno portato all’individuazione di altre sepolture, di cui una è ufficiale, “Ostuni 2”, nel complesso di grotte di S.Maria di Agnano, sarà condensata in due relazioni.

La prima, quella del prof. Donato Coppola, del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Tardoantico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che parlerà sul tema:“La gestante di Ostuni e il suo feto: dalla scoperta al museo”; l’altra, del prof. Eligio Vacca, del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro che illustrerà la “Antropologia della sepoltura Ostuni 1 e dei resti  fetali”.

Il reperto Ostuni 1, meglio noto come 'Delia'-2Sono previsti i saluti di Michele Conte, presidente dell’Istituzione Museo di “Civiltà preclassiche della Murgia meridionale”, importante risorsa culturale e turistica di Ostuni e dell’intero territorio, ristrutturato e ampliato grazie all’impegno delle precedenti amministrazioni comunali; Gianfranco Coppola, sindaco di Ostuni; Luigi La Rocca, soprintendente archeologo - Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia; Antonio Uricchio,  rettore dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari.

La gestante del Paleolitico superiore più antica del mondo, dopo le operazioni di scavo e restauro, realizzatati dal prof. Donato Coppola, saranno visibili dalla stessa giornata di martedì  12 maggio nella sala paleolitica del Museo di “Civiltà preclassiche della Murgia meridionale”. I resti dell’eccezionale rinvenimento  effettuato dall’equipe dello stesso Donato Coppola nel 1991 nella grotta-santuario di Santa Maria di Agnano, sulle colline di Ostuni, sono stati collocati – spiega una nota del Comune - in una speciale teca attrezzata al fine di riunire simbolicamente  la madre ed il nascituro (foto). I resti antropologici originali sono contornati dai calchi di scavo della stessa sepoltura Ostuni 1 e da quello di Ostuni 2, databile a 30.000 anni fa.

Il contesto è stato ricostruito nella sala del diorama visitabile già da qualche tempo con una realistica e suggestiva ricostruzione del seppellimento e della grotta santuario. La sepoltura della gestante di Ostuni,  “che si associa alla deposizione intenzionale di resti di cavallo ed uro, viene interpretata come una ritualità di propiziazione e rigenerazione vitale dei gruppi di cacciatori paleolitici di Agnano”.

“Nel contesto sacro della grotta-riparo si rinvengono anche le prime manifestazioni grafiche dell’Homo sapiens sapiens, con motivi lineari che rappresentano un vero e proprio linguaggio simbolico che dopo milioni di anni proiettano l’uomo dalla realtà delle raffigurazioni naturalistiche all’astrazione dei segni, di significato universale e  primo strumento di comunicazione della più antica Europa”, conclude l’illustrazione dell’evento”. Delia, che fu sepolta adorna dei suoi beni più preziosi, tra i quali spicca un diadema di piccole conchiglie, assieme ai risultati della lunga campagna di ricerche archeologiche ed antropologiche nella grotta di S. Maria di Agnano, colloca Ostuni in un circuito storico e scientifico internazionale importante  sull’età paleolitica in Europa.

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