"Degennaro, politica asservita"

BARI – L’inchiesta Degennaro scuote le istituzioni baresi, la procura parla di forte influenza degli indagati sulla politica del capoluogo di regione. Ma intanto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha chiesto ufficialmente alla Procura della Repubblica di Bari gli atti istruttori del procedimento penale sfociato in una serie di arresti nell'ambito dell'inchiesta su alcuni appalti pubblici in città. La richiesta è stata avanzata, spiega un comunicato dell’amministrazione comunale, “al fine di poter avviare l'indagine amministrativa interna necessaria per l'accertamento delle eventuali illegittimità e per la consequenziale adozione degli atti opportuni”.

La Procura di Bari

BARI – L’inchiesta Degennaro scuote le istituzioni baresi, la procura parla di forte influenza degli indagati sulla politica del capoluogo di regione. Ma intanto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha chiesto ufficialmente alla Procura della Repubblica di Bari gli atti istruttori del procedimento penale sfociato in una serie di arresti nell'ambito dell'inchiesta su alcuni appalti pubblici in città. La richiesta è stata avanzata, spiega un comunicato dell’amministrazione comunale, “al fine di poter avviare l'indagine amministrativa interna necessaria per l'accertamento delle eventuali illegittimità e per la consequenziale adozione degli atti opportuni”.

L'amministrazione comunale “segue il procedimento penale - prosegue la nota - come parte offesa sin dal 2007. All'esito dell'acquisizione e dello studio degli atti il sindaco di Bari si riserva ogni commento e valutazione. È infatti necessario, prima di tirare qualunque conclusione - termina la nota - leggere tutti gli atti delle lunghe e laboriose indagini effettuate dalla Procura di Bari”. Dall'inchiesta della procura di Bari sulle opere pubbliche realizzate dal 2004 ad oggi emerge, però, che il potere del gruppo Degennaro è stato “garantito da un fortissimo appoggio politico, in alcuni casi persino incondizionato se non servile, in altri episodico ma comunque significativo”.

“Pubblici ufficiali al loro servizio” - Lo scrivono i pm Francesca Romana Pirrelli e Renato Nitti nella richiesta di misura cautelare sulla base della quale ieri sono stati disposti gli arresti domiciliari per i fratelli Daniele e Gerardo Degennaro e per altre cinque persone. Secondo la pubblica accusa, dagli atti emerge che l'appoggio politico che avevano i Degennaro, ha consentito loro di godere “del totale asservimento di diversi pubblici ufficiali e di vincere gare importanti e remunerativi appalti pubblici”. Inoltre, dirigenti e funzionari pubblici indagati - annota la Procura – “hanno rivestito il mero ruolo di esecutori della volontà dell'impresa legittimando formalmente, attraverso la produzione di atti spesso ideologicamente e talora anche materialmente falsi, un'attività, che, di fatto, si è rivelata spesso illecita sia sotto il profilo amministrativo sia sotto il profilo penale”.

L'esito delle indagini ha rivelato l'esistenza - secondo i pm - di “una sorta di mercimonio della funzione pubblica negli uffici strategici per le opere pubbliche dell'amministrazione di Bari in cui le attività e gli atti che si formano sono funzionali agli interessi del gruppo Degennaro”. In particolare, “il contenuto degli atti amministrativi è stato concordato, se non addirittura imposto (nelle numerose riunioni riservate, tenute peraltro negli uffici comunali, tra i dirigenti dell'amministrazione comunale e i rappresentanti dell'impresa), tra imprenditore e uffici dell'amministrazione ed è stato finalizzato al perseguimento del massimo profitto in danno degli interessi della collettività”.

Gli imprenditori Vito, Gerardo e Daniele Degennaro hanno avuto una “forte influenza politica” all'interno “delle formazioni politiche di maggioranza nel governo regionale e comunale” e “potevano contare sull'amicizia di diversi consiglieri e assessori della giunta comunale con i quali intrattenevano numerosissime conversazioni telefoniche e riunioni con cadenza settimanale in cui discutere la linea politica del gruppo della Margherita”.

È quanto scritto nella richiesta di custodia cautelare (di 2448 pagine) sulla base della quale ieri il gip di Bari ha disposto l'arresto dei fratelli Daniele e Gerardo Degennaro, di due professionisti e di tre dirigenti comunali e regionali nell'ambito dell'inchiesta sulla realizzazione di rilevanti opere pubbliche dal 2004 in poi. Negli atti si ripercorre la natura dei rapporti tra i «più rilevanti politici” locali, tutti di centrosinistra, e i Degennaro ai quali “si aprono porte pur in mancanza di una immediata utilità per il pubblico ufficiale che quelle porte avrebbe dovuto tener chiuse”.

I rapporti tra Dec e politica barese - “È questa la ragione per la quale non sono state contestate - annotano i pm -, in tutti i casi, specifiche ipotesi di reato nelle condotte di pubblici amministratori, ancorché certamente sintomatiche di ampia disponibilità verso il gruppo Degennaro». Dagli atti risulta che i Degennaro hanno avuto rapporti con il sindaco di Bari, Michele Emiliano, con il consigliere comunale Gaetano Anaclerio, con Massimiliano Vitale della segreteria provinciale del Pd, con Emanuele Sannicandro, detto 'Lillino’, (il quale chiama Vito Degennaro, fratello di Daniele e Gerardo “grande capo”), con l'ex vicesindaco Emanuele Martinelli, con l'ex assessore comunale Antonio Decaro, ora capogruppo del Pd alla Regione Puglia (che avrebbe chiesto l'assunzione di un suo segnalato), con Antonio Ricco, ex factotum di Emiliano, con gli assessori comunali Ludovico Abbaticchio, Giovanni Giannini e con l'ex assessore Simonetta Lorusso.

I soli che negli anni scorsi hanno ricevuto avvisi di garanzia sono Martinelli e Ricco, tutti gli altri invece - confermano fonti della procura - non sono indagati. Nell'informativa della Guardia di Finanza si evidenzia che il sindaco Emiliano, in occasione del Natale del 2007, ha ricevuto dai Degennaro “champagne, vino e formaggi, quattro spigoloni venti scampi, ostriche imperiali, cinquanta noci bianche, cinquanta cozze pelose, due chili di allieve locali di Molfetta e otto astici”.

Stesso pacco regalo - viene sottolineato - era stato inoltrato ad Onofrio Introna, attuale presidente del Consiglio regionale pugliese, a Tonino Ricco, al giudice Amedeo Urbano del Tar Puglia, all'ex assessore alla Sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, ora senatore, a Gaetano Anaclerio e Ludovico Abbaticchio. Per quanto riguarda il sindaco Emiliano negli atti vi è un'annotazione che riguarda una “richiesta di assunzione”, andata a buon fine, di un giovane operaio. Non vi sono prove che la richiesta sia stata fatta dal primo cittadino poiché della circostanza parlano al telefono un dipendente dell'ufficio del personale dei Degennaro e un professionista che lavorava per il gruppo.

Sannicandro si difende - Reagisce subito l’assessore comunale chiamato in causa. Elio Sannicandro, titolare della delega all’Urbanistica,  ha diffuso una nota dichiarando la propria estraneità in merito alla vicenda oggetto di indagini da parte della magistratura che ha portato agli arresti di imprenditori baresi. “A proposito della vicenda riguardante la Dec, in cui appaio al centro dell'inchiesta mediante una montatura giornalistica costruita ad hoc assemblando foto, virgolettati e titoli con modalità del tutto forzate e scorrette sul piano dell'informazione, è doveroso chiarire - scrive Sannicandro - la mia totale estraneità alla vicenda giudiziaria in corso, non essendo indagato e non avendo l'intercettazione in questione alcuna rilevanza penale”.

“Sul significato e i contenuti della telefonata in questione - aggiunge Sannicandro - preciso di aver richiesto (presumibilmente nella primavera 2010) a Daniele De Gennaro copia delle planimetrie definitive (a fine lavori) delle opere di urbanizzazione secondaria nell'ambito dei piani urbanistici, realizzati ai sensi dell'art. 18 della Legge Gozzini: un edificio nel complesso di S. Fara, un parcheggio interrato e un'area a verde in via Pappacena”. La finalità, prosegue Sannicandro, era quella di avere piena contezza delle opere che dovevano essere prese in carico dal Comune in modo da poter interessare gli uffici competenti  (la Ripartizione Solidarietà Sociale, la Ripartizione Mobilità Urbana e il Settore Giardini) ad assicurarne la gestione. Cosa che poi è avvenuta con un atto di indirizzo della giunta comunale (delibera n. 660/2010) al fine di salvaguardare il patrimonio pubblico e consentirne l'immediata fruibilità non appena presa in carico dal Comune”.

“Ho espressamente richiesto i disegni finali (as built) per essere certo - afferma Sannicandro - che fossero pienamente rispondenti a quanto realizzato, consapevole della possibilità (e non della certezza) che vi fossero state delle modifiche in corso d'opera (cosa che può accadere nel passaggio dal piano urbanistico alla realizzazione effettiva). Quindi non ero consapevole di alcuna 'difformità' acclarata e a tutt'oggi non conosco né ho preso parte ad alcuna procedura amministrativa riguardante le opere oggetto d'indagine”.

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Infatti, conclude l’assessore all’Urbanistica del Comune di Bari, “in qualità di assessore all'Urbanistica dall'agosto 2009, non mi sono occupato dei piani urbanistici di via Pappacena e di S. Fara (approvati nel 2003), némi sono occupato dei due parcheggi in Piazza G. Cesare e Piazza Cesare Battisti (appaltati nel 2003), come pure non mi sono occupato del Direzionale San Paolo (appaltato nel 2007)”.

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