Dopo i sequestri, come tornare a casa

BRINDISI – Hanno ottenuto tutti e diciotto dal giudice civile di Brindisi il sequestro conservativo della nave traghetto Ionian Spirit: l’ultima posizione del gruppo di marittimi che ha deciso di ricorrere a questa azione è stata valutata ieri dal magistrato che aveva ricevuto le istanze tramite l’avvocato dell’equipaggio, Ferdinando De Giosa. Ora il comandante della nave e altri diciassette uomini che erano rimasti a bordo della Ionian Spirit dal settembre del 2012, nel Seno di Levante del porto di Brindisi, potranno fare ritorno a casa. Ma c’è un problema.

La Ionian Spirit alle rampe del Seno di Levante

BRINDISI – Hanno ottenuto tutti e diciotto dal giudice civile di Brindisi il sequestro conservativo della nave traghetto Ionian Spirit: l’ultima posizione del gruppo di marittimi che ha deciso di ricorrere a questa azione è stata valutata ieri dal magistrato che aveva ricevuto le istanze tramite l’avvocato dell’equipaggio, Ferdinando De Giosa. Ora il comandante della nave e altri diciassette uomini che erano rimasti a bordo della Ionian Spirit dal settembre del 2012, nel Seno di Levante del porto di Brindisi, potranno fare ritorno a casa. Ma c’è un problema.

Nessun membro dell’equipaggio, tra coloro che hanno deciso l’azione civile a garanzia dei propri stipendi arretrati e non versati ancora dall’armatore Agoudimos (cinque altri marinai, tutti montenegrini, invece si sono astenuti), ha i soldi per pagarsi il biglietto di rientro sia in Grecia, che in Egitto ed altri paesi.  Ora l’avvocato sta preparando la lista delle singole posizioni, per inviarla allo stesso armatore, affinchè provveda alle spese di rientro così come previsto dal Codice della Navigazione.

Ma se la compagnia Agoudimos dovesse respingere l’adempimento a tale obbligo (del resto, non ha provveduto nelle ultime settimane neppure al sostentamento dell’equipaggio e al funzionamento dei servizi essenziali di bordo), scatterebbe il diritto del comandante – sempre secondo il Codice della Navigazione – a contrarre mutui e ad effettuare spese in conto all’armatore, azione che rende i fornitori automaticamente creditori privilegiati della società proprietaria della nave.

Si dovrebbe fare ricorso, ad esempio, a tale azione per consentire lo svuotamento dei serbatoi delle acque nere del traghetto, ormai quasi esauriti – il costo dell’operazione si aggira attorno ai settemila euro – e si potrebbe fare ricorso teoricamente allo stesso sistema, in caso di mancata risposta o di risposta negativa dell’armatore, anche per l’acquisto dei biglietti di rientro dei membri dell’equipaggio i quali, messi al sicuro i propri diritti grazie ai sequestri conservatori, attendono di riabbracciare le rispettive famiglie dopo cinque mesi.

La possibilità che la nave Ionian Spirit venga messa all’asta viene considerata una ipotesi molto remota dall’agente marittimo Franco Aversa, che ritiene invece molto più probabile una transazione tra creditori e compagnia. La storia presenta aspetti paradossali: se l’armatore avesse liquidato a settembre gli stipendi, avrebbe speso attorno ai 45mila euro. Oggi, dopo cinque mesi di fermo commerciale dell’unità, la massa delle retribuzioni rivendicate dai marittimi assomma a circa 200mila euro.

Aversa non manca di indicare nelle obiettive difficoltà abbattutesi sul traffico marittimo, e sui costi del carburante e degli oneri portuali, la ragione del caso Ionian Spirit. E ringrazia per la grande sensibilità e partecipazione alla vicenda il comandante della Capitaneria di Porto, Giuseppe Minotauro, e le associazioni che Welfare del Mare assieme alla Caritas e alla Croce Rossa, che hanno assistito e assistono l’equipaggio della nave. Ora, ottenuto il giusto riconoscimento dal tribunale, l’equipaggio aspetta la risposta per il ritorno a casa.

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