Scu, nei verbali del pentito il traffico di droga: coinvolti nove brindisini

L’ex affiliato Angelo Corrado: “Da Sgura acquistavo cocaina a 45mila euro al chilo, con Iaia avevo debiti”

Un'immagine della conferenza stampa il giorno del blitz Le Vele

BRINDISI – Nove brindisini rischiano il processo con l’accusa di aver fornito droga ad esponenti della Sacra Corona Unita di Lecce, ora che l’inchiesta della Dda chiamata Le Vele è arrivata a conclusione con 49 indagati complessivamente. La rete commerciale di hashish, cocaina e marijuana è stata ricostruita dal collaboratore Angelo Corrado.

L’inchiesta

Il palazzo di giustizia di LecceGli avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati a: Giampiero Alula, 40 anni, e Cesario Filippo, 40, entrambi di San Pietro Vernotico;  Josè Acquaviva Bruno, 36 anni, nato a San Pietro Vernotico, ma residente a Lecce; Antonio Giglio, 46; Antonio Sgura, 54, Antonino Signorile, 48, tutti di Brindisi;  Cesare Iaia, 43, di Tuturano; Mirco Della Porta, 39, e Gianluca Rubino, 37, entrambi di Mesagne.

L’inchiesta prese il nome dalla zona di Lecce in cui si sarebbe concentrato lo spaccio di droga e portò all’esecuzione di 16 ordinanza di custodia cautelare in carcere l’8 gennaio 2019. Il blitz vide impegnati gli agenti della Squadra Mobile di Lecce, ai quali la Dda delegò le indagini, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Guglielmo Cataldi all’indomani di una serie di intimidazioni ai danni di familiari di Gioele Greco, di Lecce, partite quando iniziò a diffondersi la notizia della collaborazione dell’affiliato della Sacra Corona Unita, versante salentino.

I verbali dei pentiti

Greco iniziò a rendere dichiarazioni, il 29 aprile 2015.  E fece i primi nomi di affiliati al sodalizio di stampo mafioso e di persone attive nel traffico di droga. Parlò anche di Angelo  Corrado, diventato a sua volta collaboratore di giustizia, autore di verbali sulla rete commerciale degli stupefacenti creata tra Lecce e Brindisi.

I verbali assieme a una serie di intercettazioni telefoniche, per lo più sotto forma di Sms, costituiscono fonti di prova che hanno portato alle contestazioni nei confronti dei brindisini destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini. Passo che solitamente prelude alla richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale. Nel termine di venti giorni potranno chiedere di essere interrogati, potranno presentare memorie difensive o chiedere lo svolgimento di ulteriori accertamenti.

Corrado, stando a Greco, era “affiliato a Maurizio Briganti, mentre prima era affiliato a Roberto Nisi”. L’11 gennaio 2016, lo stesso Corrado “validava le dichiarazioni di Greco”: “Ho chiesto di parlare poiché intendo chiudere con l’ambiente della criminalità organizzata”, si legge nel verbale depositato nel fascicolo del pubblico ministero. “Sono stato detenuto sino al 19 gennaio 2015 e da quel momento sono stato in detenzione domiciliare. Attualmente sono affiliato a Briganti con il grado di tre quartino, dopo essere stato affiliato a Nisi, passaggio che avvenne quando questi è stato fermato all’interno del carcere”.

Il ruolo dei brindisini

polizia-4-2-2-2Corrado ha poi precisato il ruolo dei brindisini: “Sgura mi ha proposto di rifornirmi di droga. Acquistavo cocaina al prezzo di 45mila euro al chilogrammo, la rivendevo al mio solito giro di clienti a 48-50mila euro. Le forniture erano in conto vendita. Gli accordi con Sgura sono sempre avvenuti a casa mia, in occasione di numerose visite che lui mi fece, accompagnato da Giglio che non ha mai preso parre alle trattative anche se era sempre  presente”.

E ancora: “Sgura dopo le prime forniture di cocaina in mio favore, ebbe a chiedermi dell’hashish e così io l’ho rifornito di circa 40-50 chili che a lui vendevo al prezzo di 1.300-1.500 euro al chilogrammo, in quantitativi di circa dieci chili la volta, con modalità di pagamento che prevedevano un acconto e comunque un saldo entro una settimana”. La droga secondo il pentito era nascosta in un garage in viale dello Stadio.

“Nell’ultimo periodo, dopo l’estate del 2015, mi vennero restituiti tre chili di fumo perché a dire di Sgura non si vendevano, in quello stesso periodo Sgura mi consegnò circa 150-200 grammi di cocaina. Proprio per effetto di tale fornitura, io sono rimasto debitore nei confronti di Sgura di novemila-diecimila euro”.

Da Tuturano, “sono stato rifornito di cocaina da Cesare Iaia, nella misura di 550 grammi-un chilo alla volta per sei volte. A  San Pietro mi sono rifornito da Giampiero Alula, che è in buoni rapporti con Cesare tanto che è stato lui a indicarmelo come fornitore”, si legge nei verbali del collaboratore.

Le intercettazioni

Secondo l’accusa, “i messaggi intercettati il 12 ottobre 2015 tra Alula e Corrado documentavano esserci stata la fornitura di un chilo e mezzo di cocaina da parte di Iaia a Corrado, pagata da quest’ultimo a 55mila euro al chilo”. A fronte di quell’acquisto, “Corrado aveva versato a Iaia nel giro di poco più di un mese, la somma di 65mila euro e che a breve avrebbe estinto il debito con il versamento di 17mila euro restanti”.

I messaggi, inoltre, evidenziavano il trattamento di favore con riferimento al prezzo di cessione della sostanza stupefacente da parte di Corrado ad Alula e la proposta di smerciare due chili e mezzo di hashish che Alula non riusciva a piazzare per via della scarsa qualità essendo il fumo “duro e secco”.

I messaggi intercettati il 4 gennaio 2016 documentavano l’aiuto che i familiari stavano dando a Corrado con la possibile vendita di beni immobili loro intestati per consentire di rientrare dei debiti con vari fornitori e in particolare nei confronti di Cesare Iaia”.

La difesa

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Dario Budano, Albino Quarta, Ladislao Massari e Pasquale Annicchiarico.

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