Furti in trasferta durante la festa patronale, condannati due brindisini

Processo in abbreviato per Alessandro Fogler, un anno e otto mesi, e per Ernesto Cataudella, un anno e due mesi. Per l'accusa rubavano le chiavi nelle auto, svaligiavano appartamenti e prelevavano al bancomat: il pm aveva chiesto cinque anni. I fatti contestati in provincia di Viterbo tra il 2014 e il 2015

BRINDISI – Condannati per furti in trasferta a Viterbo durante i giorni della festa patronale: Alessandro Fogler ed Ernesto Cataudella, entrambi brindisini, secondo l’accusa prendevano di mira abitazioni e sportelli bancomat dopo aver rubato le chiavi e le schede che i proprietari lasciavano in auto per seguire le tradizioni in onore di Santa Rosa.

Fogler è stato condannato a un anno e otto mesi per cinque capi di imputazione sui 13 che la Procura contestava, mentre Cataudella, difeso dall’avvocato Giuseppe Guastella, a un anno e due mesi, per due fatti-reato sugli undici per i quali è finito sotto processo, dopo il decreto di giudizio immediato. Entrambi sono stati giudicati con rito abbreviato e per entrambi il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a cinque anni di reclusione, ritenendo certa la partecipazione dei due agli episodi oggetto di contestazione, tutti riferiti al lasso di tempo che va dal 16 luglio 2014 al 29 aprile 2015. Gli imputati sono ai domiciliari.

Alla base dell’inchiesta della Procura di Viterbo ci sono le immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza degli sportelli delle banche in cui le carte venivano usate. Nessun segreto sul codice, se avevano anche la fortuna di trovarli su foglietti lasciati  nelle abitazioni o nei portafogli. Poi ci sono le celle telefoniche agganciate dalle utenze in uso ai due brindisini e ad alcuni familiari: le stesse di quelle che servono le zone in cui si trovano gli appartamenti visitati, per di più nelle ore in cui si ritiene siano stati consumati i furti. E ancora: il gps che i carabinieri di Viterbo hanno sistemato nell’auto di Fogler, una volta avuto il sospetto che potesse essere coinvolto. A corredo ci sono alcune intercettazioni telefoniche in cui i due parlano di come organizzarsi: da quando e come Cataudella sarebbe partito da Brindisi per raggiungere in treno Fogler a Viterbo “per lavorare”, a cosa fare e in quali occasioni. Tra queste, la festa di Santa Rosa che agli inizi del mese di settembre è un appuntamento tradizionale per i residenti del comune di Montecastrilli, in zona. Quel giorno, secondo l'accusa, sarebbero riusciti a rubare in sette auto, per lo più Fiat.

Cosa prevedeva l’accordo, secondo l’accusa? Furti in auto, quelle posteggiate nei luoghi della festa, per cercare chiavi di casa, denaro e altro. Prima di andar viva, i brindisini avrebbero forato gli pneumatici delle auto (almeno uno per auto) in modo da rendere difficile il ritorno a casa dei proprietari e avere, di conseguenza, più tempo per agire negli appartamenti. Che, ovviamente, venivano raggiunti a stretto giro, leggendo l’indirizzo sulla carta di circolazione dell’auto: bastava usare le chiavi per entrare, prendere denaro, gioielli e altro. E fare attenzione ai bancomat con i codici. Stesso “modus operandi” quando venivano prese di mira le auto parcheggiate nei pressi di discoteche, come sarebbe successo in almeno due occasioni: una a Ronciglione e l’altra a Caprarola, due comuni del Viterbese. O ancora auto nel posteggio dei centri commerciali o di piscine.

Quando non sono stati immortalati dalle telecamere delle postazioni bancomat, la presenza dei due imputati è stata ricavata dalle celle telefoniche o dal gps dell’auto usata per gli spostamenti. Sempre e soltanto un’Audi A 4 di colore nero intestata a Fogler: le indagini sono partite nel momento in cui un cittadino ha annotato la targa dell’auto dopo aver visto scendere un uomo che ha poi armeggiato per aprire vetture vicine. Il controllo ha portato a Fogler, da qui è stato avviato il controllo delle utenze telefoniche e sono emersi i contatti con Cataudella. Per il gup di Viterbo di fronte al quale è stato incardinato il processo non tutti gli episodi sono riconducibili ai brindisini o comunque non ne è certa la partecipazione. Per le motivazioni della sentenza bisognerà aspettare novanta giorni. La difesa, in ogni caso, è pronta all’appello.

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