Circonvenzione di incapace non provata, due assoluzioni

Gli imputati erano due brindisini accusati di aver approfittato di un 32enne per fare acquisti a sue spese

BRINDISI – Il giudice monocratico Simone Orazio ha assolto ieri giovedì 19 settembre due imputati di Brindisi dal reato di circonvenzione di incapace. La sentenza è stata emessa ai sensi dell’articolo 530, secondo comma, del Codice di procedura penale: “Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile”.

M.C. di 26 anni e G.P. di 52 anni, difesi rispettivamente dagli avvocati Andrea D’Agostino e Gianvito Lillo, erano accusati di aver circuito un uomo di 32 anni, anch’egli residente a Brindisi. la richiesta di rinvio a giudizio della procura brindisina per entrambi risale al 28 settembre del 2017. La vicenda risale ad alcuni anni fa.

In breve, Ci due, secondo la procura, avrebbero approfittato della parte lesa prima per acquistare presso una nota azienda di cosmetici un pacco di prodotti del valore di poco inferiore ai 100 euro, e successivamente per fare acquistare anche due smartphone e un costoso accessorio automatico da cucina presso un centro specializzato in elettrodomestici ed elettronica nella zona industriale di Mesagne.

Il primo acquisto fu concluso, ma il pacco fu recapitato effettivamente a casa della parte lesa, gli altri acquisti invece non andarono a buon fine. Gli avvocati Andrea D’Agostino (nella foto sotto) ed Enrica Viti in sostituzione dell’avvocato Lillo (foto sotto) hanno sostenuto in aula che non vi fosse prova né dell’attività di induzione, che deve consistere in una apprezzabile attività di pressione morale, né del profitto degli imputati, né dello squilibrio psichico e psicologico tra gli imputati e la parte lesa.

andrea d'agostino-2Enrica Viti-2

Il pm di udienza invece aveva sostenuto la colpevolezza dgli imputati chiedendone la condanna di entrambi a un anno e 8 mesi di reclusione e 800 euro di multa. Il giudice monocratico ha concluso, come già detto, per l’assoluzione ritenendo sussistente la circostanza prevista dal secondo comma dell’articolo 530, accogliendo le tesi difensive.

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