Enel, corruzione per gli appalti: la società chiede danni per cinque milioni

“Lesione dell’immagine”: istanza di costituzione nei confronti dei dipendenti Iaboni, Depunzio, Attanasio, Gloria e Tamburanno, oltre che dell’imprenditore Palma. Esclusi i dirigenti

BRINDISI – Enel ha presentato il conto della corruzione e della truffa contestate dalla Procura di Brindisi a conclusione dell’inchiesta imbastita sull’aggiudicazione degli appalti nella centrale di Cerano: chiede danni patrimoniali pari all’ammontare dei lavori che, secondo l’accusa, non sarebbero stati eseguiti benché liquidati e danni morali per cinque milioni di euro, considerati legati alla lesione dell’immagine e della reputazione della società.

L’udienza preliminare

Tommaso Marrazza, avvocato degli agenti marittimiL’istanza di costituzione di parte civile è stata depositata questa mattina dall’avvocato Tommaso Marrazza (nella foto accanto) del foro di Brindisi, legale dell’Enel, nei confronti dei dipendenti della centrale Federico II imputati e dell’imprenditore di Monteroni che denunciò il pagamento di tangenti. Nessuna richiesta, invece, il penalista ha avanzato nei confronti dei dirigenti, coinvolti nell’inchiesta. Il legale ritiene che la società abbia subito conseguenze gravissime dalle condotte contestate, ma ha evidenziato che non è individuabile in capo alla spa alcun rilievo pubblicistico per l’attività svolta.

Marrazza ha chiesto l’ammissione in sede di udienza preliminare dinanzi al gup Giuseppe Biondi, chiamato a valutare se ci siano o meno elementi tali per sostenere l’accusa in giudizio, mossa dei confronti di otto persone imputate per “corruzione continuata per atti contrari ai doveri d’ufficio e truffa”. Dall’imprenditore denunciante, ai dirigenti dell’unità di business di Brindisi, sino ai dipendenti, per i quali è stata quantificata in duemila euro circa la somma ottenuta dal privato (il cosiddetto prezzo della corruzione) per ogni stato di avanzamento dei lavori.

Gli imputati e la difesa

Francesco Carluccio-2Il sostituto procuratore Francesco Carluccio (nella foto al lato) ha chiesto il processo per: Giuseppe Luigi Palma, 47 anni, di Monteroni, l’imprenditore che denunciò di aver pagato tangenti in denaro e di aver riconosciuto “altre utilità” (da allora ha tentato diverse volte il suicidio e ha denunciato anche di essere stato bersaglio di un agguato a colpi di pistola); Domenico Iaboni; Carlo Depunzio; Fabiano Attanasi; Vito Gloria; Nicola Tamburrano; Fabio De Filippo e Fausto Bassi. La difesa

Oggi sono iniziate le discussioni degli avvocati che proseguiranno nella prossima udienza calendarizzata a gennaio Massimo Manfreda e Francesco Silvestre per Fabiano Attanasio;  Gianvito Lillo per Vito Gloria; Giovanni Brigante e Claudio Ruggiero per Carlo Depunzio;  Stefano Maranella e Giulia Iaboni per Domenico Iaboni; Pasquale Angelini e Barbara Longo per Tamburrano; Francesco Rotunno per Fabio De Filippo;  Michele Laforgia per Fausto Bassi; Francesca Conte e Paolo Spalluto per Giuseppe Luigi Palma.

Gli arresti e l’incidente probatorio

I primi cinque, ad esclusione dell’imprenditore, furono arrestati dai militari della Guardia di Finanza nel mese di maggio 2017, per essere poi rimessi in libertà dopo che il titolare della ditta venne ascoltato con la formula dell’incidente probatorio, strada che i pubblici ministeri titolari del fascicolo, Milto Stefano De Nozza (nel frattempo passato nel pool dell’Antimafia) e Francesco Carluccio, scelsero per anticipare l’acquisizione della prova per evitare inquinamento delle prove. Incidente probatorio chiesto, poi, dalla difesa di Iaboni per puntualizzare alcuni aspetti.

Le tangenti contestate

Secondo l’accusa, “Gloria riceveva 22mila euro circa”. In particolare duemila euro in contanti più un assegno di pari importo riconducibile alla moglie”. Gloria, volto noto nel panorama della politica brindisina perché è stato consigliere comunale e di recente anche segretario cittadino di Sel, mentre la moglie è stata assessore, sia pure per un breve periodo di tempo (quest’ultima è estranea all’inchiesta). Tamburrano, sempre stando a quanto si legge negli avvisi notificati ai difensori, avrebbe “ricevuto un’auto, una Peugeot 308 del valore di mercato di 13mila euro che gli veniva trasferita dall’imprenditore al prezzo dichiarato ma non corrisposto di 750 euro e successivamente rivenduta a cinquemila euro”. Lo stesso indagato, avrebbe omesso il pagamento dei lavori di manutenzione, a carico dell’impresa,  per 1.1.20 euro” nonché quelli di “riparazione di una pompa sommersa di un pozzo artesiano eseguiti presso la propria abitazione per 3.630 euro”. Complessivamente, l’utilità conseguita ammonterebbe a 9.750 euro.

Mobili, telefonini, lavori e vacanze

Gli uffici della procura e del gip a BrindisiLe tangenti contestate ad Attanasio sarebbero state pari a 29mila euro più assegni circolari e un telefonino Apple acquistato all’Euronics di Mesagne. Per Iaboni, l’importo contestato è arrivato a 14mila euro, sempre con riferimento a presunte tangenti con riferimento ai “Sal” degli appalti aggiudicati all’impresa di Palma. Quanto a Depunzio, i pubblici ministeri, contestano la somma più alta: 154.972 euro, importo comprensivo di lavori che l’indagato avrebbe fatto eseguire nella sua abitazione con fatture pagate da Palma. Ci sarebbero stati acquisti di mobili e arredi, anche per giardino, operazioni di montaggio della pompa, posa in opera di pietra e basole per il piazzale retrostante e lavori di falegnameria. E ancora assegni intestati alla moglie (estranea all’inchiesta) e una carta di credito per 12.510 euro intestata all’imprenditore e usata da Depunzio anche durante le vacanze in montagna.

I dirigenti e il matrimonio

Nei confronti di De Filippo le utilità, secondo la Procura sarebbero consistite in “prodotti elettrodomestici vari come una telecamera Panasonic, una macchina fotografica Reflex Canon con accessori”, acquistati da Palma per 2.300 euro. Per Bassi, infine, la tangente contestata è stata quantificata in “50mila euro in contanti, da versare in soluzioni da diecimila euro, ultima delle quali prima del suo matrimonio.

Le denunce dell’imprenditore e dell’Enel

“Pagare era l’unica strada per ottenere gli appalti e per vincere dovevo offrire prezzi bassi. Ho pagato sino a giugno dello scorso anno”, disse l’imprenditore ai pubblici ministeri davanti al gip del Tribunale di Brindisi. Enel, a sua volta, presentò denuncia dopo aver incontrato l’imprenditore. Il colloquio si svolse a Roma il 16 dicembre 2016, il successivo 12 gennaio la spa, in persona dell’ingegnere Giuseppe Molina, depositò esposto in Procura. Enel Produzione mise a disposizione una serie di documenti sulle gare bandite negli ultimi anni e di recente ha avviato le procedure per il licenziamento dei dipendenti finiti sotto indagine.

Il memoriale

appalti enel arresti (1)-2Il titolare della ditta, in fase di indagini, depositò un memoriale per ricostruire gli appalti vinti. O meglio: “Quelli che mi hanno fatto vincere, perché all’inizio un po’ mi hanno aiutato”. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Stefania De Angelis scrisse: “Probabilmente non immaginava che, come spesso accade, il sistema di corruzione lo avrebbe portato a un sostanziale fallimento”. Circostanza che, stando a quanto avrebbe dichiarato ai pm, sarebbe diventata effettiva tanto da tentare il suicidio il 4 marzo scorso, dopo essere riuscito a raggiunto la sommità del nastro trasportatore.

 “Le offerte presentate per vincere le gare erano basse, i costi elevati e lievitavano a causa dell’assunzione di lavoratori e della sete di denaro di numerosi dipendenti infedeli, per cui si determinava un continuo ricorso alle casse della ditta”. E ancora: “se nel contratto era previsto che dovevo fare un massetto di sette centimetri lo facevo di cinque e quindi così facendo rientravo nelle somme che dovevo pagare agli assistenti di cantiere”. Questi ultimi avrebbero chiuso un occhio certificando che tutto era stato eseguito a regola d’arte”.

L’agguato e le denunce ritirate

Palma nei mesi scorsi ha ritirato le denunce dopo aver riferito ai carabinieri di essere stato vittima di un agguato agli inizi di settembre 2017, nelle vicinanze di una chiesetta lungo la strada interpoderale che da Monteroni porta a San Pietro in Lama: “Qualcuno ha tentato di uccidermi, sparando colpi di pistola mentre ero in auto: sono finito fuori strada, hanno continuato a sparare e mi sono accovacciato sul sedile, sono riuscito a scappare e poi ho chiamato i carabinieri”.

Enel dal canto suo sostiene di aver prodotto quanto necessario a documentare il pagamento in favore della ditta di somme “per lavorazioni mai eseguite.

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