Enel: “Il capo impianto di Cerano approvò lavori non terminati”

Dopo la denuncia dell'imprenditore su presunte tangenti a Cerano, anche nell'esposto in Procura presentato dalla società, l'ingegnere De Filippo viene indicato come ultimo firmatario dei Sal per la costruzione di un muro di contenimento: "A distanza di pochi giorni dall'inizio lavori, accertato il pagamento di 226.600 euro". Nella denuncia altri due nomi

BRINDISI – “A distanza di pochi giorni dall’inizio dei lavori per il muro in funzione di protezione idraulica nella centrale di Cerano, sono stati pagati diversi Sal per la somma complessiva di 226.600 euro: il capo impianto era l’ingegnere Fabio De Filippo, mentre il compilatore era Domenico Iaboni, c’erano anche omissis e omissis”.

Conferenza inchiesta appalti Enel

Anche la società Enel produzione spa fece il nome di uno dei due dirigenti della centrale di Cerano formalmente indagati da oggi nell’inchiesta sulle presunte tangenti dietro gli appalti banditi nel sito di Brindisi, dopo gli arresti dello scorso 5 maggio. De Filippo, infatti, risulta indicato assieme ad altre due persone, al momento non destinatarie di avvisi di garanzia, nell’esposto che la spa presentò in Procura, all’attenzione del capo Marco Dinapoli, il 12 gennaio 2017, a distanza di qualche settimana dall’incontro con l’imprenditore di Monteroni di Lecce, il primo a denunciare richieste di denaro e altre utilità e a riferire di un “sistema di tangenti”.

Il retroscena legato al nome di De Filippo e al ruolo che Enel sostiene che l’ingegnere avrebbe avuto nell’appalto per il muro in cemento armato, emerge oggi contestualmente alla notizia dell’allargamento delle maglie dell’inchiesta per corruzione, essendoci stata la necessità di avvisare a scopo di garanzia l’ingegnere e Fausto Bassi.

I pubblici ministeri Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, hanno delegato ai militari della Guardia di Finanza, l’acquisizione di nuova documentazione anche presso gli uffici dei due e i luoghi di residenza, per procedere con i riscontri necessari. Bassi era capo dell’unità di Business di Cerano con riferimento al periodo di tempo al quale rimandano le dichiarazioni del titolare della ditta e il contenuto dell’esposto firmato per Enel Produzione dall’ingegnere Giuseppe Molina, al vertice della società.

Nell’esposto, in parte riportato nell’ordinanza di arresto a carico di Carlo De Punzio, in carcere, Vito Gloria, Fabiano Attanasi, Nicola Tamburrano e Domenico Iaboni, si dice che “il 16 dicembre c’era stato un incontro a Roma tra l’imprenditore e i vertici di Enel nel corso del quale il primo aveva riferito di aver consegnato somme di denaro mediante assegni circolari alle mogli di dirigenti e dipendenti dell’Enel di Brindisi o a persone indicate da questi ultimi e aveva fatto ascoltare la registrazione di un colloquio”. A parlare, lo si saprà dopo, sarebbe stato “Domenico Iaboni, dipendente, con richiesta di una tangente”.

nastro trasportatore carbone enel

Enel, nel momento in cui identifica Iaboni come interlocutore dell’imprenditore ne dispone il licenziamento, mentre in attesa di verifiche interne aveva deciso di trasferirlo a Rossano Calabro per allontanarlo dal contesto  della centrale di Cerano, ritenuto poco chiaro. La società, “pur non ritenendo lineari le dichiarazioni dell’imprenditore, aveva accertato alcune incongruenze in merito alla gestione degli appalti da parte dei responsabili Enel di Brindisi”.

“Il muro in realtà non è mai stato completato”, ha ammesso la società proprietaria del sito Federico II. Era però necessario “contro il rischio di esondazione delle acque dell’asse attrezzato nell’Area Sicilia”, però non era stato ultimato sebbene fossero stati emessi tutti gli stati di avanzamento e fosse stato autorizzato anche il pagamento dell’intero importo pattuito con il contratto di appalto”, si legge sempre nella denuncia sporta dall’Enel.

Nell’esposto, la spa “chiariva il meccanismo con il quale vengono approvati i Sal, ricordando che il primo a intervenire è un compilatore che, nel caso di specie era Iaboni, poi un approvatore che è il responsabile della manutenzione della centrale, infine c’è l’autorizzazione del capo impianto”.

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