Estorsione, calunnia e invasione di terreno: assolto dopo l’arresto

Michele Carbone, 58 anni, di Oria estraneo ai fatti. In passato condannato per l’omicidio del confinante

BRINDISI – Assolto dalle accuse di estorsione, calunnia e invasione di terreno, dopo essere stato agli arresti per 40 giorni nel 2013: Michele Carbone, 58 anni, di Oria, è stato riconosciuto estraneo alle accuse mosse dopo la denuncia sporta da due fratelli, imprenditori e proprietari di un fondo confinante con il suo.

La sentenza

Michele CarboneIl verdetto è stato pronunciato dal giudice monocratico del Tribunale di Brindisi, Barbara Nestore, di fronte al quale si è svolto il processo che, alla fine, ha portato al riconoscimento di quanto sostenuto dall’avvocato dell’imputato, Michele Iaia del foro di Bari. Il pubblico ministero, a conclusione della sua arringa, aveva chiesto la condanna alla pena di tre anni e tre mesi di reclusione.

Il precedente: l’accusa di omicidio

Carbone (nella foto al lato) in passato è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio volontario di Mario Nania il pomeriggio del 9 aprile 2010, colpito a bastonate e pugni, perché – secondo l’accusa – avrebbe disturbato il sonno di Carbone e del figlio, condannato anche lui. Nel fondo di Nania c’erano degli operai che stavano usando una motosega per potare alberi di ulivo. Carbone fu scarcerato dal Riesame. Il 23 novembre 2014 è diventata definitiva la condanna alla pena di 12 anni, dieci mesi e 23 giorni di reclusione, dopo la pronuncia della Cassazione: gli Ermellini respinsero il ricorso della difesa.

L’arresto dopo la denuncia degli imprenditori

L’imputato venne arrestato successivamente, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare il 3 febbraio 2013, a seguito della denuncia sporta ai carabinieri della stazione di Oria il 28 ottobre dell’anno precedente da due fratelli: “Probabilmente impauriti per i fatti precedenti, sporsero querela rivolgendosi ai militari”.

Gli imprenditori riferirono che Carbone “aveva invaso un fondo agricolo in contrada Pasquini”, stando a quanto si legge nel capo di imputazione e che “aveva piantato arbusti e installato manufatti, impossessandosi di fatto del terreno”. In particolare, “tubi di irrigazione, sedici metri cubi di terra naturale, arbusti di oleandro, calessi e altalena”. Fatti contestati “sino al 28 ottobre 2013”.

Lo stesso Carbone, aveva – sempre secondo l’accusa  - “minacciato i fratelli reiteratamente allo scopo di impedire che i due tornassero in possesso del terreno”. Carbone, a sua volta, presentò denuncia nei confronti dei due per “esercizio arbitrario delle proprie ragioni e violenza privata” sostenendo che quel fondo era di sua proprietà, in “modo legale”.

La difesa

avvocato michele iaia-2Nei confronti degli imprenditori venne disposta l’archiviazione per infondatezza della notizia di reato, mentre Carbone venne arrestato e rimaste in custodia per 40 giorni. “L’istruttoria dibattimentale ha dimostrato che i fatti non erano penalmente rilevanti”, commenta il difensore Michele Iaia (nella foto accanto) che lo ha difeso in giudizio. “Non venne creduto, perché già giudicato per quell’omicidio”, aggiunge il penalista. Le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni.

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