Falsi diplomi in Sicilia per 5 brindisini

CAPO D'ORLANDO (MESSINA) – Nemmeno un giorno passato in aula, appena un'interrogazione, ma tutti tranquillamente diplomati. Ci sono anche 5 studenti brindisini tra i 25 indagati - tra insegnanti, segretari, studenti e faccendieri vari - per un giro di falsi diplomi ottenuti frequentando “classi fantasma” in una scuola privata di Rocca di Caprileone in provincia di Messina. In questo giro di falsi diplomi scoperto dalla polizia del commissariato di Capo D'Orlando ragazzi provenienti da diversi comuni d'Italia oltre che da Brindisi anche Taranto, San Giovanni Rotondo, Cosenza, Sibari, Trento, Monza e molti altri.

L'istituto sotto indagine a Caprileone

CAPO D'ORLANDO (MESSINA) – Nemmeno un giorno passato in aula, appena un'interrogazione, ma tutti tranquillamente diplomati. Ci sono anche 5 studenti brindisini tra i 25 indagati - tra insegnanti, segretari, studenti e faccendieri vari - per un giro di falsi diplomi ottenuti frequentando “classi fantasma” in una scuola privata di Rocca di Caprileone in provincia di Messina. In questo giro di falsi diplomi scoperto dalla polizia del commissariato di Capo D'Orlando ragazzi provenienti da diversi comuni d'Italia oltre che da Brindisi anche Taranto, San Giovanni Rotondo, Cosenza, Sibari, Trento, Monza e molti altri.

Dalle indagini, cominciate dalla polizia nel 2006 all'istituto dante Alighieri, dalle quali sono scaturiti 25 rinvii a giudizio, risulta che gli allievi di due classi sostenevano a malapena una interrogazione nell'arco di un intero quadrimestre senza aver seguito neppure una lezione nell'arco di 4 mesi. Gli insegnanti invece lavoravano nella scuola allo scopo di acquisire punteggio utile per le graduatorie scolastiche senza percepire stipendio. I registri ovviamente erano stati manomessi visto che attestavano la fittizia frequenza, ma non solo erano state falsificate anche le dichiarazioni sostitutive di notorietà per attestare l'effettiva residenza degli studenti nel territorio di competenza.

Altri atti sono stati manomessi per consentire ai ragazzi l'ammissione e la partecipazione agli esami di Stato senza i requisiti previsti dalla legge. Alla luce di tutto questo i reati contestati sono quelli di associazione a delinquere finalizzata alla truffa - costituita al fine di conseguire un ingiusto profitto mediante la falsificazione di documenti -, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, e falsità ideologica commessa da privato.

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