Falso, truffa e peculato: indagato carabiniere di Brindisi

L’appuntato scelto, 42 anni, in servizio a Cirò sotto inchiesta assieme al comandante della stazione e altri quattro militari

BRINDISI – Falso, truffa e peculato sono le ipotesi di reato contestate dalla Procura di Crotone a un carabiniere di Brindisi M.D.L, 42 anni, appuntato scelto, quando era in servizio nella stazione di Cirò, nell’inchiesta che ha portato al trasferimento del comandante della stessa stazione, indagato anche per corruzione.

L’inchiesta

I carabinieri impegnati nei controlliIl militare, a cui è stato notificato l’avviso di conclusione, è rimasto a piede libero assieme a quattro uomini dell’Arma, nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Alfredo Manca. Le verifiche fin qui poste in essere, avrebbero fatto scoprire che alcuni dei carabinieri indagati andavano al lavoro in ritardo o terminavano il turno prima, oppure falsificavano verbali così da percepire stipendi ed accessori. O ancora, come nel caso del brindisino, si appropriavano dei fuochi d'artificio sequestrati, stando all’accusa.

A darne notizia è stato il Quotidiano del Sud, testata giornalistica che ha scoperto che nel fascicolo della Procura è stata anche inserita “l’omessa annotazione di informazioni richieste per il rilascio di un porto d'armi a Francesco Vasamì, fratello gemello di Luigi”, ritenuto uno degli esponenti della “cosca Farao Marincola” in cambio di alcuni carichi di legna da ardere, da parte dello stesso Francesco Vasamì.

Il comandante

In un altro caso, il comandante della stazione, avrebbe ottenuto delle “cassette di arance” per “sminuire la gravità del reato per cui era stata condannata un'altra persona sempre nel redigere informazioni richieste per il porto d'armi. Lo stesso comandante, inoltre, secondo quanto sostenuto dall’accusa, avrebbe omesso di  variare il memoriale di servizio nonostante “in numerose occasioni” lo iniziasse “con molto ritardo” o lo terminasse “con molto anticipo” rispetto agli orari ufficiali, ovvero, in talune circostanze, non lo iniziasse affatto, attribuendosi peraltro straordinari mai svolti. In tal modo, si sarebbe procurato un ingiusto profitto ai danni dello Stato. L’accusa è stata contestata in concorso con un militare della stazione.

Il lavoro notturno, gli straordinari e i fuochi d’artificio

Il carabiniere di Brindisi sarebbe stato d’accordo con  il comandante il quale pur rimanendo a casa, avrebbe fatto figurare che era impegnato in servizi perlustrativi notturni straordinari. Il brindisino, inoltre, in alcune circostanze avrebbe terminato il servizio molto prima e arbitrariamente rispetto all'orario ufficiale.  All’appuntato scelto, il comandante avrebbe promesso quattro ore di straordinario per essere sostituito.

La procura di Crotone contesta al brindisino l’appropriazione di fuochi d'artificio il cui sequestro non sarebbe stato indicato nel verbale. Da qui l’accusa di peculato contestata negli avvisi di conclusione indagine.

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