Fanghi Cerano vicino a una spiaggia: assolti uomini Enel

Solo due degli imputati condannati a sei anni di reclusione per la vicenda dello smaltimento dei fanghi provenienti dalla centrale termoelettrica Enel di Brindisi-Cerano in terreni di Motta San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA – Solo due degli  imputati condannati a sei anni di reclusione per la vicenda dello smaltimento dei fanghi provenienti dalla centrale termoelettrica Enel di Brindisi-Cerano in terreni di Motta San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Si tratta di un guardiano di una cava e di un autotrasportatore. Sono undici le persone invece per le quali la magistratura calabrese ha sentenziato in primo grado l’estraneità ai fatti, tra i quali sei tra manager e quadri della stessa centrale “Federico II”. L’assoluzione da parte del tribunale di Reggio Calabria è avvenuta per non aver commesso il fatto.

Nel territorio di Motta San Giovanni, paese non molto distante da Reggio Calabria, il Corpo forestale dello Stato scoprì e sequestrò una cava abusiva di rifiuti: 10 persone vennero arrestate e vennero  sequestrati beni per 7 milioni di euro. La procura di Reggio Calabria stava lavorando sulla pista delle scorie tra Puglia e Calabria già da 4 anni, stimandolo in almeno centomila tonnellate di scorie provenienti dalla centrale Federico II di Brindisi, finite in località “Leucopetra”, vicino alla spiaggia di San Lazzaro, a meno di mezzo chilometro dal mare, in un'area sottoposta a vincoli idrogeologici e paesaggistici.

L’accusa principale era quella di associazione per delinquere in traffico e smaltimento illecito di rifiuti. L’Enel fa sapere che il tribunale “ha inoltre rigettato le richieste di risarcimento dei danni avanzate dalle parti civili. Enel ribadisce il proprio impegno a tutela dell'ambiente". L’Operazione Leucopetra era scattata 12 maggio 2009.

Di fatto si, tratta di una indagine parallela a un'altra sfociata poi nel 2009 e nel 2011 in due stralci dell’Operazione Poison a  Motta San Giovanni (Vibo Valentia), dove le indagini, questa volta della Guardia di Finanza erano cominciate grazie alle segnalazioni di alcuni cittadini sulle attività della “Fornace Tranquilla”, impianto che avrebbe dovuto utilizzare direttamente per farne laterizi le ceneri e altre scorie provenienti principalmente dalla centrale Enel di Cerano, senza alcuna possibilità di stoccare lo stesso materiale.

Invece tutto finiva sottoterra, inquinando suolo, falda e coltivazioni circostanti. Nel processo sono imputati anche diversi titolari di imprese di autotrasporto della provincia di Brindisi, oltre che dirigenti e dipendenti Enel, e funzionari pubblici reggini. Si parlò, in questo caso, di almeno 135mila tonnellate di fanghi. finite accanto agli agrumeti.

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