“Far West a Brindisi: sparavano con naturalezza usando armi da guerra”

Depositate le motivazioni della sentenza di condanna per Antonio Borromeo, Antonio Lagatta e per gli altri brindisini ritenuti espressione di due fazioni: “Nessun ravvedimento, avevano un arsenale”. La difesa in Appello

BRINDISI-  “Si è trattato di un vero e proprio far west, a Brindisi, in cui a un gesto criminoso subito si rispondeva con altrettanta violenza e prevaricazione”. Se in quelle settimane dell’autunno 2017, non si sono state conseguenze maggiori, “lo si deve semplicemente al pronto intervento della polizia giudiziaria in esecuzione di provvedimenti cautelari tempestivamente emessi dalla magistratura brindisina”.

Le motivazioni

LAGATTA Antonio, classe 1995-2Per il Tribunale di Brindisi non possono esserci dubbi sulla pericolosità degli imputati, stando alle motivazioni alla base della condanna dei ragazzi poco più che ventenni, alcuni  come Antonio Borromeo e Antonio Lagatta (nella foto accanto), fermati dai carabinieri il 7 novembre dello scorso anno, gli altri arrestati il 15 marzo 2018.

Le prove

Borromeo e Lagatta sono stati riconosciuti a capo di due fazioni opposte e ritenuti colpevoli di una serie di azioni di fuoco sulla base di intercettazioni – telefoniche e ambientali diventate “confessioni” nel momento in cui i protagonisti parlavano tra loro o con alcuni familiari. Perché avevano la convinzione, sbagliata, di non essere intercettati. Quelle conversazioni, già riportate nei provvedimenti di custodia confermati dal Tribunale del Riesame di Lecce, sono state riportate in diversi passaggi delle motivazioni della sentenza del gup Giuseppe Biondi, di fronte al quale è stato incardinato il processo con rito abbreviato, con taglio della pena di un terzo. Ci sono anche alcune immagini estrapolate dai video registrati da diverse telecamere poste a tutela della sicurezza in corrispondenza di incroci semaforici così come da quelle del Mc Donald’s del centro commerciale BrinPark, frequentato da alcuni dei componenti del gruppo che – secondo Procura e Tribunale – avrebbe fatto capo ad Antonio Lagatta.

Le condanne

BORROMEO Antonio, classe 1993-2Lagatta, 23 anni, è stato condannato alla pena di dieci anni e otto mesi di reclusione più 22mila euro di sanzione pecuniaria; Antonio Borromeo, 25 anni, il rivale diretto, a sette anni e quattro mesi più 16mila euro. Del gruppo di Borromeo, secondo l’accusa, avrebbero fatto parte Lorenzo Russo, 21 anni, condannato a due anni e due mesi e scarcerato; Tiziano Marra, 20, a tre anni di reclusione. Con Lagatta, invece, ci sarebbero stati: Michael Maggi, 24 anni (nella foto in basso) condannato alla pena di dieci anni e quattro mesi; Claudio Rillo, 23, condannato a nove anni e quattro mesi più 2.800 euro; Diego Pupino, 23, condannato a sei anni più 1.200 euro e Damiano Truppi, 23, condannato a otto mesi. Condannati, infine, Vincenzo Vantaggiato, 40 anni, e Annamaria Romano, 39, rispettivamente a due anni, 2.900 euro di multa e tre anni di reclusione e 1.200 euro, in relazione a un solo episodio di ricettazione.

La faida esplosa a Brindisi

Questi ultimi sono gli unici ai quali il Tribunale ha “riconosciuto le attenuanti generiche”, per la donna “equivalenti alla contestava recidiva infraquinquennale, “tenuto conto del loro comportamento processuale” perché hanno sempre reo interrogatorio e del fatto che “sono stati invischiati nella vicenda indubbiamente per il loro rapporto familiare con Maggi, essendo gli zii”. Il giudice, per gli altri, ha “escluso qualsiasi attenuante che non troverebbe appiglio in alcun elemento di prova”.

Tutti colpevoli di aver preso parte all’escalation criminale: “Nel volgere di qualche mese, Brindisi è stata teatro di una vera e propria faida esplosa tra due gruppi delinquenziali contrapposti, che si affrontavano non con semplici minacce verbali o ingiurie, ovvero al più con percosse, ma mediante l’uso di armi anche particolarmente pericolose, come quelle da guerra”, si legge nelle motivazioni. “Tutto questo veniva posto in essere dagli imputati incuranti nel fatto di trovarsi in luoghi pubblici”, ha sottolineato il giudice.

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Le armi da guerra

“I fatti sono oggettivamente gravi. Non può tacersi la disinvoltura con la quale gli imputati andavano in giro portandosi dietro armi da guerra; la naturalezza con la quale sparavano anche solo per provare le armi in dotazione; l’organizzazione mostrata nell’individuare i luoghi per la custodia del vero e proprio arsenale a disposizione, ivi comprese auto provento di furto, utilizzate per commettere reati”, ha scritto il gup.

MAGGI Michael, classe 1994-3Il possesso e la disponibilità di armi da guerra viene “confermata dall’intercettazione ambientale impropria che si registra il 2 novembre 2017, quando Lagatta riferisce la sua intenzione di andare a prendere il Kalashnikov”. Le consulenze balistiche hanno portato ad accertare che “Borromeo e i suoi complici disponevano di almeno tre armi, di cui due che avevano munizioni calibro 9 per 19 Parabellum e una che utilizzava munizionamento per fucile d’assalto Kalashnikov”. “In questo contesto, poi, si inseriscono anche rapine commesse a mano armata che contribuiscono a rendere ancora più evidente al pericolosità dei gruppi delinquenziali emersi all’esito delle indagini”, ha scritto il giudice. “Alla luce di ciò, il trattamento sanzionatorio deve essere adeguato ai fatti reato emersi e accertati in questo procedimento, alla particolare pervicacia mostrata dagli imputati nel commetterli, alla mancanza di qualsiasi ravvedimento, anche solo dichiarato”.

La difesa

Hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario: Alessio Giglio, 25 anni,  secondo l’accusa inserito nella fazione di Lagatta e Antimo Libardo, 40 anni, considerato la mente del gruppo Borromeo. I difensori presenteranno ricorso in Appello. Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Giuseppe Guastella, Laura Beltrami, Daniela D’Amuri e Cinzia Cavallo, tutti del foro di Brindisi.

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