Visita in carcere: il senatore Vitali assolto da accusa di falso

Vicenda risale al 2011:il francavillese, all'epoca deputato in corsa per il Csm, incontrò il detenuto Alfonso Papa, assieme a una collaboratrice, ma per il pm era una giornalista. Il parlamentare: "Otto anni di fango"

Il senatore Luigi Vitali

FRANCAVILLA FONTANA -  Otto anni per incassare l’assoluzione, con formula piena, dall’accusa di falso in atto pubblico. Il senatore Luigi Vitali (Forza Italia), ha ottenuto la pronuncia favorevole del Tribunale di Napoli, in relazione alla vicenda scaturita dalla visita nel carcere di Poggioreale, avvenuta nel 2011: venne accompagnato da una collaboratrice che, per la Procura, era invece una giornalista, aspetto che l’allora deputato in corsa per il Csm, non dichiarò.

La sentenza

aula tribunale generica-2La sentenza del Tribunale partenopeo è stata emessa l’altro ieri, a conclusione del processo ottenuto dal pubblico ministero titolare del fascicolo d’inchiesta che all’epoca ebbe clamore mediatico, proprio in considerazione della probabile elezione di Vitali in seno al Consiglio superiore della magistratura, in qualità di componente laico.

Il senatore

“Otto anni di travagli, attacchi, fango e udienze”, ha scritto il senatore sulla sua pagina Facebook, commentando la notizia dell’assoluzione. “Ero parlamentare e mi accompagnavo con una mia collaboratrice: neolaureata ed attivista del partito radicale”, ha spiegato nello stesso messaggio affidato al social network. “Per i pm di quella Procura era una giornalista. Non iscritta all’albo nemmeno come pubblicista ma, secondo loro, di fatto (nuova categoria giuridica)”.

La candidatura al Csm

“Il procuratore aggiunto, caso più unico che raro, annunciò, con tanto di agenzia stampa, che aveva richiesto il mio rinvio a giudizio”, ha scritto ancora Vitali. “Era il 2014 e lo fece due giorni prima della mia probabile elezione al Csm. Tanto basto’ per affossare l’indicazione del mio partito a seguito delle polemiche sorte sulla vicenda. E questo è tutto. Il bene trionfa sempre sul male e la giustizia sull’ingiustizia. Ma quanta sofferenza. Un ringraziamento particolare all’amico e collega, l’avvocato Palmisano Roberto che in questi anni mi ha sostenuto, incoraggiato e magistralmente difeso”.

La vicenda processuale

roberto palmisano-2La vicenda processuale ebbe origine dalla visita che il parlamentare fece al deputato Alfonso Papa, detenuto del carcere di Poggioreale. La richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale risale al 6 giugno 2014: Vitali finì a processo con le accuse di “falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici e di falsa attestazione o dichiarazione di un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità professionali proprie o di altri per aver favorito l’ingresso di una giornalista free lance”. All’epoca dei fatti era collaboratrice del settimanale Panorama e del sito internet denominato “The front pace”.

 Vitali, deputato della Repubblica, “pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, dopo essersi qualificato avrebbe attestato che la giornalista era in realtà una collaboratrice del proprio ufficio con rapporto stabile continuativo”. In concorso con la donna, originaria della Puglia e residente a Roma, Vitali avrebbe inoltre “compilato il modulo predisposto dall’amministrazione penitenziaria, inducendo in errore sull’effettiva sussistenza dei presupposti i pubblici ufficiali addetti al controllo che registrarono Chirico come “accompagnatrice”, formando così a parere dell’accusa “un atto pubblico ideologicamente falso”. (Nella foto accanto, l'avvocato Roberto Palmisano)

La difesa

Nell’immediatezza dei fatti, l’avvocato Roberto Palmisano mise in evidenza che si trattava di “accusa addirittura documentalmente infondata, non essendo la dottoressa iscritta ad alcun ordine professionale  e men che meno a quello dei giornalisti”. Il Tribunale ha riconosciuto la correttezza dell’operato di Vitali, nel frattempo, diventato senatore.

 

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