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Furti: affare per emigranti. Arresti

MILANO - Sequestri ai sensi della normativa antimafia di beni di valore complessivo superiore a 5 milioni di euro e 25 arresti nei confronti di un'organizzazione criminale, composta da altrettanti soggetti calabresi e in buona parte e da pugliesi trasferitisi a Milano, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lombardo. Tra i pugliesi tre brindisini, uno pare fosse addirittura la mente dell'organizzazione: si tratta del 31enne mesagnese Rocco Bevilacqua, personaggio di spicco, da una decina d'anni trasferitosi a Milano.

Ant. Port. 1 marzo 2012

MILANO - Sequestri ai sensi della normativa antimafia di beni di valore complessivo superiore a 5 milioni di euro e 25 arresti nei confronti di un'organizzazione criminale, composta da altrettanti soggetti calabresi e in buona parte e da pugliesi trasferitisi a Milano, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lombardo. Tra i pugliesi tre brindisini, uno pare fosse addirittura la mente dell'organizzazione: si tratta del 31enne mesagnese Rocco Bevilacqua, personaggio di spicco, da una decina d'anni trasferitosi a Milano.

Gli altri due arresti, eseguiti oggi, sono stati delegati ai militari del nucleo di Brindisi, che hanno arrestato il brindisino Francesco Urbano (di 36 anni) ed il fasanese Stefano D'Amico (25 anni), per l'accusa di ricettazione. Avrebbero fatto parte dell'organizzazione criminale, dedita anche alla commissione di furti in danno di camion e capannoni industriali. Il sospetto degli investigatori è che parte del materiale rubato possa anche essere stato rivenduto in zona. In questo contesto Urbano e D'Amico residenti nella provincia di Brindisi erano specializzati nel ricettare i mezzi agricoli derivanti da queste illecite attività.

Per il resto la banda si sarebbe dedicata anche alle armi, la droga, l'usura e l'estorsione.

Alle persone arrestate nel corso dell'operazione 'Black Hawk', alcune delle quali vicine alla 'ndrangheta, sono stati contestati vari reati tra cui riciclaggio, estorsione e corruzione, alcuni dei quali aggravati dal metodo mafioso. I provvedimenti d'arresto sono stati firmati dal gip Luigi Varanelli su richiesta del pm della Dda milanese Giuseppe D'Amico.

Alcune delle persone arrestate sono imparentate con una famiglia di una nota cosca reggina di Cittanova. I reati contestati a vario titolo vanno dal riciclaggio all' impiego di denaro di provenienza illecita, oltre a usura, estorsione, truffa, corruzione, sostituzione di persona, trasferimento fraudolento di valori, associazione a delinquere, furto aggravato, ricettazione, evasione. Per alcuni reati è stata contestata l'aggravante del metodo mafioso, ma per nessuno è stato ipotizzato il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.

I finanzieri del nucleo di polizia tributaria e del gruppo pronto impiego di Milano hanno eseguito 23 ordinanze di custodia cautelare, di cui 22 in carcere e una agli arresti domiciliari, e il sequestro di beni mobili e immobili per oltre 5 milioni di euro: nove immobili in provincia di Monza, Modena e Bologna; sette automezzi; tre società con sedi a Monza e a Modena; 35 conti correnti; tre polizze assicurative e tre cassette di sicurezza. Alcune ordinanze sono state eseguite in Emilia Romagna.

Fra i 23 arrestati c'è anche un broker bolognese del settore nautico: Gianluca Giovannini è accusato, stando al capo d'imputazione, di aver "individuato il soggetto da truffare nell'imprenditore Giulio Lolli", rappresentante legale della società Rimini Yacht Spa, "esercente il commercio all'ingrosso di imbarcazioni da diporto" e ora latitante in Libia dopo la bancarotta della sua azienda, mettendolo in contatto con il suo socio, Orlando Purita, anch'egli arrestato. Era Purita ad attribuirsi "le false generalità e il falso stato di capitano Silvio Morabito, appartenente alla guardia di finanza di Roma, mediante artifici e raggiri consistiti nel prospettare a Giulio Lolli che erano prossimi a scattare controlli, verifiche fiscali e attività di indagine nei confronti della società e delle imprese amministrate dallo stesso Lolli".

All'imprenditore avevano offerto la loro "protezione consistente nella millantata capacità di intervenire per bloccare tali possibili interventi o attività di indagine della stessa guardia di finanza, inducendolo così in errore" e facendosi "consegnare dallo stesso Giulio Lolli, in due distinte occasioni, la somma complessiva pari a 160mila euro".

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