Giallo Cafasso: superperizia esclude che sia morto per overdose

ROMA - “Gianguarino Cafasso non morì di overdose”. A sostenerlo è il superperito. Colpo di scena, dunque, stamane nell’ambito del procedimento penale in corso per fare chiarezza sul decesso del pusher dei viados del giro di via Gradoli e via Due Ponti a Roma, morto il 12 settembre 2009 in un albergo sulla Salaria. Per quel decesso sono indagati, tre dei quattro militari finiti in carcere nell'ottobre del 2009 nell’ambito del presunto ricatto orchestrato ai danni dell’ex Governatore del Lazio Piero Marazzo, pizzicato in compagnia di un trans. Tra loro, indagato a piede libero, figura anche il militare ostunese Carlo Tagliente (32 anni), accusato di concorso in omicidio

Carlo Tagliente

ROMA - “Gianguarino Cafasso non morì di overdose”. A sostenerlo è il superperito. Colpo di scena, dunque, stamane nell’ambito del procedimento penale in corso per fare chiarezza sul decesso del pusher dei viados del giro di via Gradoli e via Due Ponti a Roma, morto il 12 settembre 2009 in un albergo sulla Salaria. Per quel decesso sono indagati, tre dei quattro militari finiti in carcere nell'ottobre del 2009 nell’ambito del presunto ricatto orchestrato ai danni dell’ex Governatore del Lazio Piero Marazzo, pizzicato in compagnia di un trans. Tra loro, indagato a piede libero, figura anche il militare ostunese Carlo Tagliente (32 anni).

E' accusato di concorso in omicidio insieme a Luciano Simeone (30 anni, di Napoli). Tuttora agli arresti, invece, Nicola Testini (37 anni, di Andria, chiamato a rispondere di omicidio volontario), per il quale la Difesa ha avanzato istanza di scarcerazione, proprio alla luce di quanto emerso in mattinata.

Sorprendente l’esito dell'incidente probatorio svoltosi davanti al Gip Renato Laviola e resosi necessario per esaminare i risultati ai quali è giunto il perito Giovanni Arcudi incaricato dal giudice, su richiesta della Difesa, di svolgere una super perizia. Per quel decesso sono indagati, tre dei quattro militari finiti in carcere nell'ottobre del 2009 nell’ambito del presunto ricatto orchestrato ai danni dell’ex Governatore del Lazio Piero Marazzo, pizzicato in compagnia di un trans. Tra loro, indagato a piede libero, figura anche il militare ostunese Carlo Tagliente (32 anni), accusato di concorso in omicidio insieme a Luciano Simeone (30 anni, di Napoli). Tuttora agli arresti, invece, Nicola Testini (37 anni, di Andria, chiamato a rispondere di omicidio volontario), per il quale la Difesa ha avanzato istanza di scarcerazione, proprio alla luce di quanto emerso in mattinata.

«Il superperito - hanno detto i difensori - esclude la morte per overdose. Cafasso era cardiopatico ed è morto per una aritmia. La morte per overdose da cocaina e eroina è sfornita di attendibilità scientifica». I difensori non hanno risparmiato critiche al perito del pubblico ministero a proposito degli accertamenti autoptici fatti sul corpo del pusher sostenendo che il perito non ha preso in esame tutti gli organi di cui ha parlato nella relazione, ma ha solo esaminato il cuore e il rene destro tralasciando accertamenti sul cervello, stomaco e altro. Hanno perciò chiesto al pubblico ministero Francesca Passaniti di verificare la situazione oggetto delle loro critiche.

Durante l'incidente probatorio gli stessi difensori dei tre carabinieri – gli avvocati Valerio Spigarelli, Marina Lo Faro e Ambra Giovene - hanno contestato la testimonianza del trans Jennifer, convivente di Cafasso, che era insieme con il pusher quando nella notte tra l'11 e il 12 settembre dello scorso anno morì in una stanza di un albergo a via Salaria, a Roma. In particolare gli avvocati difensori hanno contestato le dichiarazioni del viado a proposito di quanto accaduto la notte in cui Cafasso secondo l'accusa avrebbe incontrato a Saxa Rubra il maresciallo Testini che in quell'occasione gli fornì la dose di stupefacenti. Gli accertamenti fatti attraverso le celle telefoniche hanno fornito un quadro circa i movimenti del pusher che non corrispondono a quanto dichiarato da Jennifer. Sulla base di quanto emerso la Difesa ha chiesto di revocare l'ordine di custodia cautelare emesso contro Testini.

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Per i Difensori «lo stomaco di Cafasso era pieno, poteva aver mangiato una o due ore prima di morire e in un soggetto obeso e cardiopatico potrebbe essere una concausa del decesso. L'orario dell'ultimo pasto confligge e costringe a mettere in discussione la testimonianza di Jennifer (la transessuale che conviveva con il pusher) che comunque non spiega i dati emersi dal tracciamento del cellulare di Cafasso da cui risulta che tra l'una e le tre sarebbe stato in giro per Roma e non all'appuntamento con Testini che la transessuale colloca alla stessa ora».

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