Gli omicidi di Bullone: si farà il test del Dna sui resti dissepolti in Montenegro

BRINDISI – Giuseppe Tedesco in lacrime. Si è commosso questa mattina quando, rilasciando dichiarazioni spontanee, ha parlato della moglie e dei figli. “Li amo tanto”, ha detto mentre cercava di ribaltare le accuse di omicidio che ieri il cognato Vito Di Emidio gli ha scaricato addosso, ritrovando la memoria dopo la revoca degli arresti domiciliari e il ritorno in carcere disposto dalla Corte di Assise (presidente Gabriele Perna; giudice Francesco Aliffi) su richiesta del pubblico ministero Alberto Santacatterina. “Per potermi difendere dalle accuse di Di Emidio – ha detto Tedesco – sono disposto a rinunciare a mia moglie".

Vito Di Emidio, Bullone

BRINDISI – Giuseppe Tedesco in lacrime. Si è commosso questa mattina quando, rilasciando dichiarazioni spontanee, ha parlato della moglie e dei figli. “Li amo tanto”, ha detto mentre cercava di ribaltare le accuse di omicidio che ieri il cognato Vito Di Emidio gli ha scaricato addosso, ritrovando la memoria dopo la revoca degli arresti domiciliari e il ritorno in carcere disposto dalla Corte di Assise (presidente Gabriele Perna; giudice Francesco Aliffi) su richiesta del pubblico ministero Alberto Santacatterina. “Per potermi difendere dalle accuse di Di Emidio – ha detto Tedesco – sono disposto a rinunciare a mia moglie, che è sorellastra di Di Emidio. Sì, potrei anche divorziare, perché non voglio che si pensi che Bullone (il soprannome di Di Emidio, ndr) mi vuole aiutare. Io non ho bisogno di aiuto perché non ho fatto niente. Non ho commesso gli omicidi di cui Di Emidio mi accusa”.

Tedesco, soprannominato “Capu di bomba”, è imputato nel processo che si sta celebrando in Corte di Assise per dodici omicidi, sui venti circa (“Non ricordo se sono stati diciannove o ventuno”, disse in udienza), confessati da Di Emidio. Tedesco risponde di tre omicidi. Il cognato lo accusò nel 2002, pochi mesi dopo il suo pentimento. Nelle scorse settimane, in udienza, durante l’esame e il controesame, Di Emidio disse di non ricordare con chi aveva ammazzato Giacomo Rosselli, Leonzio Casale e Giuliano Maglie. Mentre in precedenza aveva fatto verbalizzare che suoi complici erano stati Tedesco, Pasquale Orlando e Daniele Giglio per gli omicidi di Rosselli e Casale, e Tedesco per l’omicidio di Maglie.

Ieri Di Emidio ha ritrovato la memoria ed ha nuovamente accusato Tedesco, Giglio e Orlando. L’udienza di oggi si è aperta con la richiesta del pubblico ministero di acquisizione della rogatoria internazionale relativa all’esame autoptico sui resti ossei trovati a Bar il 18 aprile 2003. Si è opposto l’avv. Vito Epifani, difensore di Tedesco, sostenendo la lesione del diritto della difesa a partecipare ad un atto di tale rilievo. La Corte ha rigettato affermando che non è ravvisabile la lesione del diritto alla difesa poiché si è trattato di attività di un giudice straniero e non condizionata alla verifica del nostro giudice.

La Corte ha quindi disposto di chiedere, con rogatoria, l’esame del Dna sui resti ossei trovati a Bar ed ha affidato l’incarico al prof. Alessandro Dell’Erba. Che, una volta, effettuato l’esame sul Dna dei resti che si presume appartengano a Maglie, effettuerà una comparazione con il Dna dei familiari del giovane scomparso il 25 giugno del 1999 dopo essere stato ospite a Bar di Tedesco.

L’altro colpo di scena si è avuto a fine udienza quando Marcello Tamburrini, difensore di Pasquale Orlando, ha presentato istanza di astensione della Corte per incompatibilità, essendosi pronunciata sulla revoca del beneficio degli arresti domiciliari a Di Emidio. La Corte di è riservata. Si è riservata anche sulla richiesta del pubblico ministero di sospendere i termini della custodia, poiché per la rogatoria andranno via non meno di tre/quattro mesi e i termini della custodia scadono i primi di ottobre. Data in cui ben difficilmente sarà possibile chiudere il processo di primo grado.

Prima di chiudere l’udienza Tedesco ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ha esordito per essersi comportato male nell’udienza di ieri, inveendo contro Di Emidio. Poi ha detto: “Questo è un processo fasullo. Non so come fare a difendermi dalla accuse di Bullone. Quello viene qua e prende in giro tutti. Per non farsi fare il controesame dice di non ricordare niente. Poi viene qua, rilascia dichiarazioni spontanee in modo che non possa essere controinterrogato dal mio avvocato. Nessuno si è chiesto quanto ha guadagnato con il contrabbando”.

“Gestiva undici motoscafi, che trasportavano 400 casse al giorno, e prendeva 50mila lire a cassa. Che fine hanno fatto quei soldi? Cosa ha consegnato? Quello viene qui a prendere in giro tutti. Se io mi fossi pentito – ha detto ancora Tedesco -come ha fatto lui, oggi non stavo qui, presidente. Mi avreste visto in videoconferenza, di spalle. Ma io non avevo niente di cui pentirmi. Ho fatto delle rapine ed ho pagato”.

Si ferma un momento, Giuseppe Tedesco, e poi riprende. “Chiedo scusa presidente. Di Emidio voleva che confessassi un paio di omicidi per rendere credibile lui. Io non ho fatto omicidi. Questo processo mi fa paura. Io come mi devo difendere se non abbiamo potuto fare il contro esame?”.

Tedesco dà anche una sua versione. “Tutto nasce – dice – da una rapina ad un camion di contrabbandieri fatta da Mino Truppi, ed altri di cui non voglio fare i nomi. Adriano Stano viene a sapere chi sono gli autori e manda due ragazzi a sparare a Domenico Di Emidio che viene ferito a un piede. A maggio muore Truppi e poco dopo viene ferito Franco De Fazio. Poi spariscono Rosselli e Casale. Mi chiedo cosa centra Vito Di Emidio. Quando sono stati uccisi Casale e Rosselli io ero assegnato ai servizi sociali”.

L’udienza è stata aggiornata al 24 giugno. Saranno sentiti gli imputati. Tranne Tedesco. Il suo interrogatorio sarà effettuato quando il quadro per la morte di Maglie sarà chiarito dall’esame del Dna. Stessa richiesta ha fatto il pubblico ministero.

Piero Argentiero

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