Grimaldi, riaperto il capitolo in comitato portuale

La compagnia chiede integrazioni dopo la delibera sulla concessione di due accosti per cinque anni, formulata dopo la proposta di tre rampe per 20 anni. Al vaglio un'eventuale azione legale. Dal Ministero: no a decisioni che incidono sulla programmazione dei nuovi Enti

BRINDISI – Niente affatto chiuso il capitolo Grimaldi con annessa concessione: sul tavolo del Comitato portuale è stata riaperta la questione perché la società ha presentato richiesta di integrazione-spiegazione ai fini di un possibile ricorso, dopo la delibera con cui a luglio è stato deciso di proporre due accosti preferenziali per cinque anni, a fronte dell’istanza per tre rampe per la durata di un ventennio.

Autorità Portuale BrindisiI componenti sono stati convocati ieri, dopo che la seduta del 2 settembre scorso, è stata rinviata essendo stata accertata da un lato la scadenza del mandato dei revisori dei conti e dall’altro la mancata notifica dei provvedimenti di nomina dei nuovi. Diversamente non si poteva fare. Anche se il commissario dell’Ente, Mario Valente, non avrebbe escluso la possibilità di procedere nonostante i revisori fossero decaduti dal 27 agosto scorso.

Ad ogni modo, il Comitato ha deciso di procedere con il rinvio, con il risultato che il caso è stato affrontato ieri, arrivando alla decisione di rispondere alla compagnia Grimaldi allegando alla copia della delibera del 14 luglio scorso, quella del verbale nel quale sono state illustrate le ragioni della contro-proposta.

La risposta non è un “no”, vale a dire un rigetto netto alla richiesta che Grimaldi ha depositato all’Autorità portuale di Brindisi due anni addietro. La prima istanza, infatti, risale al 19 agosto 2014. No, che a quanto pare sarebbe stato avanzato dal commissario per riassumere la questione. La pronuncia del Comitato, al contrario, è da intendere come risultato di un confronto con gli Enti e i protagonisti del territorio e dello scalo, andato avanti per mesi sino ad arrivare al compromesso ritenuto giusto  tra le richieste della società e quelle del porto che avrebbe potuto rischiare di finire in una situazione di monopolio a marchio Grimaldi nel caso in cui fosse stata approvata la richiesta di ottenere in concessione tre accosti per vent’anni. Solo così è stata assicurata la libera concorrenza.

La delibera con cui è stata decisa la concessione per cinque anni di due accosti è stata approvata all’unanimità dai componenti che quel giorno erano presenti. Ovviamente non può essere taciuta l’assenza di sette rappresentanti, a partire dalla sindaca del Comune di Brindisi, Angela Carluccio, per arrivare al presidente della Regione Puglia o un suo delegato, passando per il provveditore interregionale delle Opere pubbliche di Puglia e Basilicata. Assente anche il rappresentante degli armatori, così come quello delle imprese portuali.

Nella relazione si fa riferimento a tutte le tappe che hanno contraddistinto l’iter azionato dalla società Grimaldi e al parere negativo arrivato dalla Commissione consultiva locale per una serie di ragioni: innanzitutto legate alla particolare situazione dell’Authority di Brindisi  per via dei “poteri limitati del presidente in regime di prorogatio ex lege, essendo scaduto il mandato di quattro anni”, con riferimento alla situazione di Hercules Haralambidis, che “non consentirebbe il rilascio di tale concessione; in secondo luogo l’imminenza della nuova riforma della legislazione portuale, circostanza diventata realtà con l’inserimento di Brindisi nell’Autorità unica di sistema del Meridione, con Bari, Manfredonia e Monopoli.

Sotto questo aspetto, va detto che il decreto legislativo sulla “riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina sulle autorità portuali” è entrato in vigore il 15 settembre scorso con disposizione transitorie ai fini dell’attuazione della nuova governance portuale. A tal proposito, il Ministero ha ricordato anche all’Ente di Brindisi che bisognerà valutare “l’opportunità-necessità di adottare i provvedimenti di competenza, avendo cura di evitare di porre in essere atti che per il loro contenuto o durata siano suscettibili di incidere sulle competenze relative alla programmazione e pianificazione dei nuovi enti”.

E’ tutto scritto nella missiva del direttore generale del Ministro dei Trasporti, Enrico Maria Pujia. Quanto mai calzante con la realtà dell’Authority brindisina e il caso Grimaldi. Tornando alla richiesta della società, la Commissione aveva  sottolineato la  “possibile costituzione di una sostanziale di monopolio nel settore dell’attività portuale” di fronte a  “un’eccessiva durata della concessione, all’esonero dei pagamenti dei diritti portuali, a investimenti limitati e non soddisfacenti” e infine per il “potenziale contenzioso con i soggetti attualmente titolari di concessione demaniali marittime”.

I chiarimenti chiesti da Grimaldi Euromed spa sono arrivati con lettera a firma del Ports and terminals Manager, Domenico Ferraiuolo, lo scorso 4 agosto “al fine di valutare gli estremi per un eventuale ricorso giurisdizionale entro i termini previsti dalla legge”. Più esattamente la società chiedeva delucidazioni sulle “motivazioni tecnico-legali” per il mancato accoglimento della “nostra istanza da parte del Comitato portuale”, sui “criteri, sul canone annuo per metro quadrato, sui tempi per il secondo ormeggio preferenziale” nonché sull’esonero del pagamento dei diritti portuali.

Nella seduta di ieri, il Comitato si è poi pronunciato in maniera favorevole rispetto alle richieste di concessioni presentate da: Vincenzo Santoro per Pane e Tulipani, per la durata di quattro anni, in via Thaon de Revel; Aurora Prudentino, per il ristorante da Luigi il Capitano, sempre per quattro anni, per la sistemazione di tavoli, sedie, ombrelloni; Naval Balsamo, concessione per dieci anni in località Ponte Grande; Compagnia Nicola e Salvatore Briamo, concessione per quattro anni, in via del Mare e infine Peyrani Brindisi srl, per quattro anni, occupazione di Costa Morena Ovest per stoccaggio di containers.

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