I marò non rispondono alla polizia

KOCHI – La magistratura indiana, e per la precisione l’apposita sezione dell’Alta Corte del Kerala designata per occuparsi della nave (mentre un’altra sezione dovrà pronunciarsi sulla competenza giurisdizionale a giudicare il caso), blocca nuovamente la partenza della petroliera Enrica Lexie, mentre Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due sottufficiali del Reggimento San Marco detenuti sulla base dell’ipotesi di aver aperto il fuoco su un peschereccio indiano il 15 febbraio scorso, provocando la morte di due membri dell’equipaggio, oggi non hanno risposto alle domande della polizia che li ha interrogati in carcere perchè non riconoscono la giurisdizione indiana in questa vicenda.

Girone e Latorre scortati al carcere di Trivandrum

KOCHI – La magistratura indiana, e per la precisione l’apposita sezione dell’Alta Corte del Kerala designata per occuparsi della nave (mentre un’altra sezione dovrà pronunciarsi sulla competenza giurisdizionale a giudicare il caso), blocca nuovamente la partenza della petroliera Enrica Lexie, mentre Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due sottufficiali del Reggimento San Marco detenuti sulla base dell’ipotesi di aver aperto il fuoco su un peschereccio indiano il 15 febbraio scorso, provocando la morte di due membri dell’equipaggio, oggi non hanno risposto alle domande della polizia che li ha interrogati in carcere perchè non riconoscono la giurisdizione indiana in questa vicenda.

Seguendo probabilmente le indicazioni degli avvocati i marò italiani ad ogni domanda degli ufficiali di polizia indiani su quanto accaduto il 15 febbraio quando morirono due pescatori indiani hanno ripetuto: “Non riconosciamo il tribunale che ci interroga”. I sottufficiali del San Marco hanno motivato  l loro posizione con il fatto che la posizione del governo italiano “è che la giurisdizione su questa vicenda sia italiana”. Tutte le domande miravano a chiarire aspetti della balistica e dell'utilizzo delle armi in dotazione. Evidentemente dalle domande poste oggi e da quelle fatte venerdì scorso ai quattro marò rimasti sulla Enrica Lexie emerge che qualcosa non quadra nei dati raccolti dalla polizia con la perizia balistica sulle armi sequestrate sulla nave e sui proiettili recuperati dal peschereccio.

In precedenza, Latorre e Girone avevano incontrato il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura nel carcere centrale di Trivandrum, capitale dello Stato indiano del Kerala, dove si trovano in una sezione speciale dal 5 marzo. “Con rappresentanti degli Esteri e della Difesa - ha precisato una fonte della delegazione italiana- abbiamo avuto un colloquio con i due militari, ai quali De Mistura ha consegnato regali ed oggetti personali inviati dalle famiglie”.

Resta complicata anche la parte della vicenda legata alla liberazione della petroliera, su cui sono imbarcati i restanti quattro marò del San Marco del nucleo di protezione antipirateria (Antonio Fontana, Alessandro Conte, Renato Boglino e Massimo Andronico). La sezione d'appello dell'Alta Corte di Kochi ha infatti annullato oggi la decisione presa la settimana scorsa da un giudice di primo grado della stessa Corte di autorizzare la partenza della petroliera italiana Enrica Lexie. Secondo i magistrati Manjula Chellur e V. Chidambaresh, il giudice naturale cui rivolgere la richiesta di rilascio è quello di Kollam dove il 26 marzo scorso la petroliera è stata sequestrata. E solo dopo una decisione di questo le parti avrebbero potuto presentare ricorso presso l'Alta Corte di Kochi.

Un problema procedurale e non di merito, dunque, dietro la sentenza che annulla quindi quella emessa in precedenza dal giudice P.S. Gopinathan, lo stesso che presiede la causa sulla giurisdizione che deve applicarsi ai marò in carcere, ed in base alla quale era stata autorizzata la partenza della Enrica Lexie dopo il deposito di una fideiussione di 30 milioni di rupie (440.000 euro) e il consenso a far ritornare nave ed equipaggio qualora questo fosse stato necessario negli sviluppi dell'inchiesta. A questa sentenza si erano opposti gli avvocati dei famigliari dei due pescatori uccisi il 15 febbraio, Valentine Jelestine and Ajesh Binki.

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