Il Comune ordina: "Demolite quel palazzo". Toccherà allo stesso costruttore

FRANCAVILLA FONTANA - Arriva la temuta ordinanza di demolizione dell’immobile in via Luigi Raggio a Francavilla Fontana, di proprietà della Edil 2C. dopo le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, che hanno dichiarato illegittima la edificazione dei due piani superiori della struttura, il Comune ne dispone l’abbattimento, con un’ordinanza pubblicata questa mattina stessa sul sito ufficiale della città. L’ordinanza porta la firma del dirigente Pietro Incalza, e dispone la demolizione dei piani abusivi entro novanta giorni a partire da oggi, salvo eventuali ricorsi al Tribunale amministrativo regionale o al Presidente della Repubblica che potrebbero ravvisare – al limite – difetti di procedurali, dato che l’illegittimità delle opere sul piano edilizio è stata già abbondantemente acclarata dai due giudizi amministrativi.

Il palazzo di via Luigi Raggio

FRANCAVILLA FONTANA - Arriva la temuta ordinanza di demolizione dell’immobile in via Luigi Raggio a Francavilla Fontana, di proprietà della Edil 2C. dopo le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, che hanno dichiarato illegittima la edificazione dei due piani superiori della struttura, il Comune ne dispone l’abbattimento, con un’ordinanza pubblicata questa mattina stessa sul sito ufficiale della città. L’ordinanza porta la firma del dirigente Pietro Incalza, e dispone la demolizione dei piani abusivi entro novanta giorni a partire da oggi, salvo eventuali ricorsi al Tribunale amministrativo regionale o al Presidente della Repubblica che potrebbero ravvisare – al limite – difetti di procedurali, dato che l’illegittimità delle opere sul piano edilizio è stata già abbondantemente acclarata dai due giudizi amministrativi.

Se l’ordinanza dovesse avere seguito si tratterebbe di una primissima volta. Nella città dei mille abusi, tutti regolarmente registrati e denunciati dai vigili urbani, la rimozione delle opere costruite in barba alla legge non è mai avvenuta. Si aggrava, intanto, la posizione degli indagati per i quali il pubblico ministero Raffaele Casto ha chiesto il riconoscimento dell’abuso d’ufficio in concorso con il dirigente Antonio Pontecorvo. Secondo il magistrato inquirente i proprietari dell’immobile produssero false documentazioni per ottenere i permessi a costruire, su  indicazione dello stesso dirigente. Torneranno dunque di fronte al giudice per l’udienza preliminare Valerio Fracassi, oltre a Pontecorvo, anche i fratelli Ugo, Luana, Rosaria e Antonia Selleri, primi proprietari dell’immobile demolito per fare posto al palazzo costruito successivamente che oggi campeggia in piano centro abitato, oltre al legale rappresentante della società costruttrice, Francesco Cervellera (avvocati Stefano Maranella e Vito Epifani).

Nel ruolo di parti offese compaiono invece i due denuncianti, entrambi residenti nei palazzi confinanti a quello finito nel mirino della procura, ossia l’ufficiale di polizia giudiziaria Giovanni Salonne (avvocato Pasquale Annicchiarico) e l’ex segretario comunale Gaetano Calò, che da anni lamentano una vita impossibile nelle palazzine adiacenti, private di aria e luce, in una parola di vivibilità, dal palazzo di ultima costruzione. Fra le parti offese compare anche il Comune di Francavilla nella persona del sindaco pro-tempore, in questo caso il primo cittadino Vincenzo Della Corte.

Nel giudizio al cospetto della magistratura amministrativa, ha pesato una argomentazione su tutte: le abitazioni di Salonne e Calò, sono state pressoché completamente private di aria e luce dall’immobile della Edil 2C costruzioni. Tutto perfettamente in regola, almeno sulla carta. Ma le concessioni regolarmente richieste dalla rinomata azienda edile, e accolte in toto dall’Ufficio tecnico comunale, violerebbero del tutto del tutto le prescrizioni del piano di fabbricazione (dato che Francavilla non ha ancora un Pug, ndr). Il palazzo, destinato a parcheggio, attività artigianale-commerciale e residenze, sarebbe stato costruito in totale violazione di parametri essenziali. Avrebbe dovuto rispettare le altezze dei palazzi circostanti, e risulta essere più alto di almeno 5 metri, per volumi in eccesso al consentito, e nel mancato rispetto della distanza minima tra i fabbricati. Il risultato, la totale asfissia del palazzo dintorno, la chiusura dello spazio limitato sul quale si affacciano le finestre, con conseguente sottrazione di aria e luce e creazione di una intercapedine insalubre.

Le argomentazioni contenute nel ricorso sono state accettate in toto sia dal Tar che dal Consiglio di Stato, con conseguente sequestro dell’intero immobile, sigilli apposti il 5 febbraio 2009 e mai più rimossi. A conclusioni assai simili è arrivata la procura, che ha dato incarico al consulente tecnico Sergio Cisternino di mettere a punto le verifiche necessarie, suggellate in una perizia recentemente depositata. A seguito della relazione del Ctu, il procuratore capo Marco Di Napoli che ha firmato di suo pugno l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, ha decretato che ce n’è abbastanza da dare il via al processo. L’ultima parola spetta adesso al gup chiamato a pronunciarsi nell’udienza fissata per il 16 giugno prossimo. Secondo l’ordinanza di questa mattina, della demolizione dovrà farsi carico proprio Cervellera.

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