Il Freccia Rossa? Una lettera dimostra che in 50 anni quasi nulla è cambiato

"Ci sentiremo onorati a partecipare a quelle riunioni che dovessero essere indette allo scopo di vagliare la deficitaria situazione dei trasporti che collegano il Salento alle altre parti d'Italia" - inizia così la lettera indirizzata dal brindisino Michele Miggiano, fondatore dell'agenzia di viaggi Poseidone, a diversi organi istituzionali il 20 marzo del 1965

BRINDISI - “Ci sentiremo onorati a partecipare a quelle riunioni che dovessero essere indette allo scopo di vagliare la deficitaria situazione dei trasporti che collegano il Salento alle altre parti d’Italia” - inizia così la lettera indirizzata dal brindisino Michele Miggiano, fondatore dell’agenzia di viaggi Poseidone, a diversi organi istituzionali, cominciando dal presidente dell’Ente provinciale per il Turismo e arrivando al prefetto, al sindaco, al presidente della Camera di Commercio e via discorrendo. La data è quella del 20 marzo1965 e da allora, almeno su rotaia, ben poco è cambiato a quanto pare.

Lettera Poseidone 1965-2Una lettera, per mezzo della quale, si chiedono maggiori delucidazioni sulla situazione dei collegamenti, in questo caso ferroviari, che, avendo come capolinea la stazione di Bari tagliano fuori una grossa parte della regione Puglia, quella del Salento. Una lettera come se ne sono lette molte in questi ultimi giorni, dopo che Trenitalia ha annunciato una nuova tratta del Freccia Rossa che, dal 20 settembre, collegherà la Puglia a Milano, fermandosi però a Bari ed eliminando così ulteriori collegamenti con le stazioni di Brindisi o Lecce. Una notizia che ha portato l’attenzione su un problema di lunga data, l’isolamento strutturale di tutto il Salento, un isolamento che sa di beffa, visto che la sola città di Brindisi possiede un aeroporto, una stazione ferroviaria e un porto.

“È evidente che si rende necessario un maggior numero di servizi - continua così la lettera - ed un rapido collegamento e, in tal caso, appare incomprensibile la ragione per la quale alcuni treni debbano avere il loro capolinea a Bari” - parole simili a quelle di molti personaggi pubblici che hanno così stigmatizzato l’ultima decisione presa dai dirigenti del Gruppo FS. Peccato però che questa lettera (vedi foto) sia stata scritta ben 50 anni addietro.

Lettera del 65 collegamenti ferroviari-2Mezzo secolo e la situazione non è cambiata di una virgola, un territorio, quello salentino, che soprattutto negli ultimi anni ha dimostrato di rappresentare un fortissimo richiamo attirando centinaia di migliaia di turisti, e che rimane spesso vittima di logiche lontane anni luce dall’effettiva utilità. Ma non finisce qui: “Già la mancanza del doppio binario provoca una deficienza tecnica per la celerità dei treni in servizio ….con l’implicito dispendio di tempo che, altrimenti, andrebbe a vantaggio del viaggiatore”.

Ora il doppio binario c’è, ma quelle parole del 1965 sembrano anticipare perfettamente quanto espresso dal governatore pugliese, Michele Emiliano, e dall’assessore ai Trasporti, Giovanni Giannini, che in un comunicato congiunto di pochi giorni fa sottolineano l’importanza per la Puglia e Il Mezzogiorno di accelerare il raddoppio della dorsale adriatica nella tratta da Termoli a Lesina che consentirebbe un recupero nei termini di tempi di percorrenza fino a Lecce e a Taranto, passando per Brindisi ovviamente.

Corsi e ricorsi, così formulava il filosofo napoletano Giambattista Vico, un continuo ripetersi, in maniera predeterminata e regolamentata, di cicli storici. Forse il filosofo napoletano si è dimenticato di aggiungere che quando un ciclo che si ripete non porta giovamento, l’uomo deve far di tutto per interromperlo.

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