Il pm: 31 anni per Pasimeni e familiari

MESAGNE - Ultime battute con richieste di pena per 31 anni da dividersi in cinque al processo a carico di Massimo Pasimeni, uno dei più influenti colonnelli della Sacra corona unita di Mesagne, e di alcuni suoi familiari, caso legato ad attività estorsive - questa l'accusa - organizzate durante un intermezzo di libertà dal capo (assieme ad Antonio Vitale), di uno dei due clan in cui si era divisa la nuova Scu dopo le tempeste del decennio scorso. Lo stesso gruppo cui apparteneva l'attuale pentito Ercole Penna, smantellato dal Ros dei carabinieri con l'Operazione Calipso.

Massimo Pasimeni

MESAGNE - Ultime battute con richieste di pena per 31 anni da dividersi in cinque al processo a carico di Massimo Pasimeni, uno dei più influenti colonnelli della Sacra corona unita di Mesagne, e di alcuni suoi familiari, caso legato ad attività estorsive - questa l'accusa - organizzate durante un intermezzo di libertà dal capo (assieme ad Antonio Vitale), di uno dei due clan in cui si era divisa la nuova Scu dopo le tempeste del decennio scorso. Lo stesso gruppo cui apparteneva l'attuale pentito Ercole Penna, smantellato dal Ros dei carabinieri con l'Operazione Calipso.

Il pm Alberto Santacatterina ha chiesto al termine della requisitoria 10 anni per Pasimeni, 8 anni per il genero Carmine Campana, cinque anni per la compagna di vita del boss, Gioconda Giannuzzo, e cinque anche per il consuocero Antonio Campana, infine tre anni per un presunto prestanome di Pasimeni, che gestiva la yogurteria della Giannuzzo, Giancarlo Rini. Ma ce n'è anche per le vittime Donato Apruzzi, commerciante di auto usate di San Michele Salentino, e Daniele De Cillis, che gestiva un punto vendita di vini a Mesagne.

Per le due parti lese il pm Santacatterina, subentrato a Giorgio Lino Bruno passato a rinforzare la procura di Bari in un momento assai delicato, ha chiesto la trasmissione degli atti al proprio ufficio per procedere sulla base dell'ipotesi di falsa testimonianza. Secondo il rappresentante della pubblica accusa, Apruzzi e De Cillis nel corso del processo hanno ostinatamente negato di aver subito pressioni estorsive da Massimo Pasimeni, negando evidentemente per timore di ritorsioni.

Il processo nasce da una indagine (Operazione Codice Da Vinci) della squadra mobile brindisina e del commissariato di Mesagne, che inquadrò una rete di attività commerciali di copertura collegate tutte al gruppo familiare di Pasimeni, che si avvaleva del proprio potere intimidatorio per farsi consegnare auto da Apruzzi per indirizzarle a ditte di commercializzazione di auto usate intestate ad altri imputati, e nello stesso modo avrebbe obbligato De Cillis all'acquisto forzato di partite di vino provenienti da operazioni illegali.

Oggi Pasimeni, prima che il presidente Gabriele Perna passasse la parola al pm, ha chiesto ed ottenuto di fare alcune dichiarazioni. In sintesi, l'imputato ha chiesto di essere giudicato non sulla base del suo passato, che - ha detto - si è lasciato alle spalle, ammettendo alcuni reati ma respingendo le condanne per droga definendole ingiuste (otto anni di carcere sui 16 sin qui scontati), bensì sulla base del suo presente, senza pregiudizi. "Perseguitatemi pure, se lo credete, ma io non sono più quello di prima", ha concluso Pasimeni rivolgendosi anche al pubblico ministero.

Nelle prossime udienze la parola ai difensori, Marcello Falcone (presidente della Camera Penale) e Rosanna Saracino. La sentenza di primo grado dovrebbe giungere a novembre.

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