Amore malato? "Non è amore se fa male": adolescenti e rispetto di se stessi

Amore malato. Molte, troppe volte queste parole etichettano dei processi, dei rapporti che vedono spesso violenze e soprusi all’interno di una coppia

Amore malato. Molte, troppe volte queste parole etichettano dei processi, dei rapporti che vedono spesso violenze e soprusi all’interno di una coppia. Così anche nel recentissimo episodio di Specchia, in cui una sedicenne è stata uccisa dal suo compagno neanche maggiorenne.

Ma definire questi rapporti perversi come un amore malato non è giusto, anzi è un ossimoro. Un sentimento capace di donare felicità e comprensione non può essere avvelenato da comportamenti lesivi e distruttivi della vita.

L’omicidio avvenuto nel leccese ripropone l’attualissimo tema della violenza sulle donne, vittime di uomini che trasformano rapporti affettivi in gabbie lerce storie che non hanno nessun diritto di esistere. Si dirà che vi erano già dei segnali di instabilità nel ragazzo omicida, purtroppo trascurati, e che si sarebbe potuto intervenire prima.

In effetti, la vita di questo diciasettenne è venuta violentemente alla ribalta, evidenziando un curriculum di degno rispetto. E la società circostante che ha fatto? E’ difficile non trovare certe analogie con l’altro omicidio di “marca pugliese” avvenuto ad Avetrana.

Terre comuni, vicine, in cui la terra rossa di un’economia e anche una mentalità per certi versi arretrata, alza polveroni solo quando le tragedie sono già avvenute. Molte volte la riservatezza viene confusa col silenzio forzato e tutto ciò che accade nel proprio orto deve rimanere inosservato e sottaciuto da sguardi distratti.

Il “fidanzatino” della povera adolescente, vantava già tre trattamenti sanitari obbligatori, problemi di droga e un video di pochi giorni fa che lo ritraeva mentre cercava di spaccare una macchina con una sedia. Guidava abitualmente la Fiat 500 dei genitori pur essendo minorenne, segno di un’esistenza vuota basata su un ego da alimentare a furia di droghe e ostentazione.

In tutto questo risulta paradossale anche il post su Facebook condiviso dalla povera Noemi alcuni giorni prima della sua morte: “Non è amore se fa male”. Una comunicazione avvenuta prima di accettare di vedere il suo “fidanzato” aguzzino in un orario improbabile, all’alba. 

Tutta questa ambiguità non può che lanciare un segnale d’allarme sulla comunicazione che avviene tra ragazzi sui social network: slogan vuoti, parole messe a caso pur di affermare a sé stessi di esistere, basta che gli altri ci vedano. I nostri ragazzi meritano decisamente di più.

L’amore malato si delinea quando, dal conflitto paritario si passa all’abuso, quando i sospetti diventano il monotono sguardo di paure personali che bruciano l’anima. Il rapporto è malato quando l’uomo rinuncia alla ragione per passare alle mani, e quando la donna gioca al ribasso con la propria vita senza ammetterlo a sé stessa.

Una trappola in cui ci si cade ancora troppe volte. Quindi la migliore difesa passa anche da una società in grado di emarginare certi individui senza alcuna tolleranza indotta da falsi buonismi e omertosi atteggiamenti. I valori familiari devono ritornare al centro della civiltà e della crescita, aggiornarsi con le nuove tendenze ma mai abiurare il loro ruolo alle nuove tecnologie e alle mode.

La vita di ciascuno di noi è fatta da momenti desiderabili, di ammirabili vittorie, di vette che non scaleremo mai e di avventati duelli, ma ciò che è mancato nella vita dei due adolescenti di Specchia e Alessano è stato il rispetto per sé stessi. Un tragico epilogo di “amore” senza pietà e occasioni buttate al vento. (www.vitobrugnola.com)

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