Ghost Wine: i due imprenditori si dichiarano estranei ai fatti. C'era una talpa

Si sono svolti per rogatoria a Brindisi gli interrogati di Giuseppe Caragnulo di San Pietro Vernotico e Vincenzo Laera di Mesagne soci nella Megale Hellas Srl

BRINDISI – Si sono svolti tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio di oggi 12 luglio gli interrogatori di garanzia di due dei principali indagati dell’indagine “Ghost Wine”, Giuseppe Caragnulo di San Donaci e Vincenzo Laera di Mesagne, entrambi enologi e soci della Megale Hellas Srl, l’azienda vinicola con sede a San Pietro Vernotico, sottoposta con altre cantine del Salento a sequestro preventivo per decreto del gip di Lecce, Michele Toriello.

Lo stesso magistrato ha firmato anche le 11 ordinanze di custodia cautelare che ipotizzano il reato di associazione per delinquere in adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, frode nell'esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, vendita di prodotti con segni mendaci appartenenti a marchi di qualità, falso in atti pubblici e registri informatizzati.

Il tutto per produrre rilevanti quantitativi di prodotti vinosi sofisticati, sostengono gli inquirenti, i pm Donatina Buffelli ed Elsa Valeria Mignone della Procura della Repubblica di Lecce, e i carabinieri del Nas e dell’Unità centrale investigativa dell’Icqrf (Ispettorato centrale repressione frodi del Ministero dell’Agricoltura), che mercoledì 10 luglio hanno eseguito i provvedimenti del gip con il supporto dei reparti territoriali dell’Arma di Brindisi e Lecce.

Caragnulo e Laera respingono le accuse

I due enologi nonché imprenditori vinicoli, al momento detenuti nella casa circondariale di via Appia, hanno affrontato gli interrogatori di garanzia per rogatoria davanti al gip Tea Verderosa del Tribunale di Brindisi, assistiti dai difensori di fiducia Massimo Manfreda del Foro di Brindisi, e Francesco Vergine del Foro di Lecce, che sono anche gli avvocati della Megale Hellas Srl in questo procedimento penale in cui l’azienda è coinvolta per presunto illecito amministrativo.

Gli interrogatori sono durati complessivamente tre ore, e i due indagati si sono dichiarati estranei ai fatti. Non potendo formulare richieste difensive in sede di interrogatorio per rogatoria, e dovendo studiare accuratamente la grande mole di materiale documentale oltre che la corposa ordinanza di custodia cautelare, gli avvocati Manfreda e Vergine si sono riservati eventuali istanze al gip Toriello o eventuali ricorsi al Tribunale del Riesame, per la prossima settimana.

L'impianto vinicolo principale della Megale Hellas, a San Pietro Vernotico (2)-2-2

Il blitz “Ghost Wine” e la presunta talpa

In questa fase sono stati assegnati alla custodia cautelare in carcere Antonello Calò, 63enne di Copertino; già citati Giuseppe Caragnulo, 58enne di San Donaci, e Vincenzo Laera, 38enne di Mesagne; Rocco Antonio Chetta, 65enne di Taviano; Antonio Domenico Barletta, di Lecce, 56enne funzionario proprio dell’Ispettorato centrale repressione frodi, indicato nelle indagini come talpa di alcuni imprenditori amici; Luigi Ricco, 55enne di San Ferdinando di Puglia.

Il gip di Lecce ha assegnato agli arresti domiciliari, invece, Pietro Calò, 26enne di Copertino; Giovanni Luca Calò, 50enne di Copertino; Cristina Calò, 55enne di Copertino; Simone Caragnulo, 23enne di San Donaci (figlio di Giuseppe); Antonio Ilario De Pirro, 51enne di Nardò. Il sequestro preventivo è scattato per le aziende: Agrisalento Srl di Copertino; Enosystem Srl di Copertino; Megale Hellas Srl di San Pietro Vernotico; Ccib Food Industry Srl di Roma.

La sofisticazione

Stando alle ipotesi di reato mosse nei confronti della presunta associazione per delinquere, per il processo di sofisticazione si sarebbe fatto “utilizzo di saccarosio di barbabietola e di canna disciolto in acqua (ciò per ottenere il processo chimico della inversione del saccarosio e fare risultare la falsa  ed artificiosa presenza di  zuccheri   dell'uva)  e  fatto   fermentare  dopo  essere  stato  aggiunto ad  una base vini (feccia, vinaccia, vino), completato con vari  composti  e sostanze utili  e necessarie per la creazione e/o  ricostituzione  artificiale  della  ‘matrice  vinosa’  e  delle  sue  componenti  naturali, coadiuvanti o attivatori della fermentazione alcolica e della stabilizzazione dello stesso prodotto e/o coadiuvanti il processo di inversione indicato”.

Inoltre, si sarebbe fatto uso di “sostanze coloranti ed additivi sostanze anche per uso agricolo e non alimentare e pericolose per la salute (solfato di rame uso agricolo, urea ) – e/o comunque mediante pratiche enologiche illegali ‘per rielaborare e commercializzabile vino scadente e non vendibile rendendolo idoneo, bevibile e non facilmente identificabile quale vino sofisticato pe rmezzo di nuova fermentazione ed aggiunta di sostanze varie o per “tagliare" prodotto di provenienza estera (in particolare spagnola) e/o di provenienza comunque ignota e/o comunque per aumentare la gradazione alcolica o cambiare il colore per soddisfare le richieste di clienti, ottenendo in questo modo quantitativi quasi raddoppiati”.

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