In gioielleria vestito da donna con un complice: processo per entrambi

Giudizio immediato per Antonino Tedeschi e Francesco Palma, di Brindisi, per la tentata rapina da De Marco: la difesa chiede l’abbreviato. Per il colpo da Nataly indagini anche in Toscana per bottino e ricettatori brindisini

BRINDISI – Due uomini, uno truccato e vestito da donna, si presentarono in gioielleria, fingendosi una coppia interessata all’acquisto di un bracciale per mettere a segno una rapina: Francesco Palma e Antonino Tedeschi sono finiti sotto processo, a distanza di due mesi dal colpo tentato nell’oreficeria De Marco, in corso Roma, a Brindisi.

Il processo

PALMA Francesco (FILEminimizer)-2-2-2La Procura ha ottenuto il giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare davanti al gup, sulla base dell’”evidenza della prova” perché i due brindisini hanno ammesso l’azione, poi sfumata, la sera del 24 ottobre scorso, dopo essere stati identificati dagli agenti della sezione Antirapina della Squadra Mobile, diretti dal vice questore aggiunto Antonio Sfameni, arrivati sul posto a distanza di pochi minuti dalla fuga della finta coppia. Palma e Tedeschi hanno chiesto di essere giudicati in abbreviato, strada processuale che garantisce la riduzione di un terzo della pena, in caso di condanna.

L'arresto

Gli imputati sono stati entrambi arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari il 28 novembre scorso. Tedeschi è stato rintracciato in Sicilia, mentre Palma, conosciuto a Brindisi con il soprannome di “Maradona”, è stato trovato e fermato dai poliziotti in un condominio del quartiere Commenda. Gli agenti gli hanno notificato in quella occasione, sia il provvedimento relativo alla tentata rapina nella gioielleria De Marco che il decreto di fermo per il colpo riuscito nell’oreficeria Nataly di viale Aldo Moro, avvenuto la mattina del 21 novembre scorso, attorno alle 11, sulla base del pericolo di fuga perché subito dopo la rapina – consumata – non venne trovato nella sua abitazione. Fu riconosciuto subito dai poliziotti: agì a volto scoperto, così come avvenne da De Marco, e fu riprese dalle telecamere del sistema di videosorveglianza.

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La rapina da Nataly e il bottino

Per la rapina nella gioielleria Nataly le indagini non sono ancora chiuse: si cercano i ricettatori e quindi il bottino del valore di almeno 50mila euro. L’inchiesta potrebbe aver superato i confini del Brindisino per raggiungere la Toscana e la provincia di Massa Carrara, dove venne arrestato il complice di Palma, Ani Saku, di origine albanese, in flagranza di reato dagli agenti della Polstrada. In auto aveva una pistola e delle fascette da elettricista. L’arresto è stato convalidato.

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Una volta in carcere gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare per la rapina da Nataly. Ma nessuna traccia, al momento dei gioielli che Palma ha detto di aver buttato in un bidone della spazzatura del quartiere Bozzano nel corso dell’interrogatorio. Versione ritenuta non credibile. Sarebbe verosimile l’ipotesi che i preziosi siano stati ceduti a brindisini residenti fuori Brindisi, nella zona in cui è stato rintracciato l’albanese, per essere rivenduti sul mercato in nero.

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