In piazza gli "schiavi del fotovoltaico"

BRINDISI – Erano una sessantina gli ex dipendenti extracomunitari, dell’azienda Tecnova Italia Srl, in procedura fallimentare dopo essere stata oggetto di un’inchiesta penale per lo sfruttamento di centinaia di lavoratori nel settore del fotovoltaico, che questa mattina sono partiti dalla stazione ferroviaria di Brindisi, in un corteo, fino all’ingresso del Palazzo di Giustizia, inscenando una protesta per avere informazioni sulla vicenda giudiziaria in atto. Con loro la segretaria regionale del Sei Ugl – Sindacato degli immigrati emigrati -Veronica Merico e il personale della Digos guidato dal dirigente Vincenzo Zingaro.

Il corteo dei lavoratori immigrati

BRINDISIErano una sessantina gli ex dipendenti extracomunitari, dell’azienda Tecnova Italia Srl, in procedura fallimentare dopo essere stata oggetto di un’inchiesta penale per lo sfruttamento di centinaia di lavoratori nel settore del fotovoltaico,  che questa mattina sono partiti dalla stazione ferroviaria di Brindisi, in un corteo, fino all’ingresso del Palazzo di Giustizia, inscenando una protesta per avere informazioni sulla vicenda giudiziaria in atto. Con loro la segretaria regionale del Sei Ugl – Sindacato degli immigrati emigrati -Veronica Merico e il personale della Digos guidato dal dirigente Vincenzo Zingaro.

I lavoratori lamentano il mancato riconoscimento di stipendi e Tfr che aspettano da due anni, oramai. In totale, gli ex dipendenti della Tecnova Italia Srl, che ha impiegato la manovalanza extracomunitaria per due anni nei cantieri di Brindisi e Lecce, autori della denuncia delle condizioni disumane in cui erano costretti a lavorare, sono 800. Stamane una delegazione degli ex lavoratori, è stata ricevuta in un’aula di giustizia dal giudice delegato Francesco Giliberti e alla presenza anche del curatore fallimentare della società, Gabriella Rolli.

“Abbiamo lavorato anche per oltre 12 ore al giorno – hanno detto gli ex lavoratori al giudice – in condizioni pessime. Dovevamo dividere un panino in quattro persone. Non chiediamo altro che i soldi che ci spettano per il lavoro che abbiamo fatto per loro (Tecnova). Anche noi abbiamo una famiglia in Africa, una casa qui con un affitto da pagare, la bolletta della luce, dell’acqua. Siamo venuti in Italia per cercare occupazione, per vivere e non per chiedere l’elemosina. Non lavoriamo più, nessuno è disposto ad assumerci dopo la vicenda Tecnova perché sanno ormai che conosciamo le leggi”.

Il giudice ha assicurato il proprio impegno per velocizzare le procedure, ma il sindacato deve prima presentare tutte le istanze affinchè si possa procedere. Le indagini condotte dalla Dda di Lecce sul caso Tecnova Italia Srl e sui cosidetti “schiavi del fotovoltaico” portarono nell’aprile del 2011 all’esecuzione di 15 ordinanze di custodia cautelare: a denunciare le vessazioni furono proprio gli stranieri, 800 circa, che ancora oggi lottano per vedersi riconosciuti i propri diritti.

“L’unica cosa che posso garantire – ha detto il giudice Francesco Giliberti – nel momento in cui le istanze vengano presentate, è soltanto quello di valutarle al più presto e poi sperare che l’Inps vi paghi il Tfr e le ultime mensilità che non vi sono state corrisposte. Quello che possiamo fare noi lo faremo nel più breve tempo possibile” – ha concluso il giudice delegato.

“Siamo degli schiavi che hanno lavorato per l’Italia a Brindisi e a Lecce. Siamo stati bloccati anche per tutta la notte con i fari puntati addosso, sul bagnato e sotto la pioggia ma abbiamo lavorato perché noi abbiamo delle responsabilità in Africa. Stiamo chiedendo a voi di aiutarci, di darci ancora la forza di aspettare questi soldi che ci spettano” hanno continuato in aula i manifestanti. Alcuni di loro, attualmente, sono costretti ad andare a chiedere del cibo alla Caritas, perché non hanno più un’occupazione. Chiedono solo ciò che loro spetta di diritto: gli stipendi per il lavoro che hanno svolto.

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