Incendio in appartamento spento da vigile del fuoco discontinuo

Evitato il peggio durante il pranzo di Natale grazie all'intervento di un pompiere fuori servizio. "Eppure noi discontinui siamo stati abbandonati dallo Stato"

LATIANO – In provincia di Brindisi ci sono circa 160 vigili del fuoco discontinui (500 in tutta la Puglia). Lo Stato li considera come volontari, ma si tratta in realtà di veri e propri lavoratori precari al servizio della comunità anche quando non indossano la divisa. Lo dimostra il coraggio con cui un pompiere discontinuo di Latiano, Valerio Augurio, la mattina di Natale è intervenuto in un appartamento che stava andando a fuoco, riuscendo a spegnere le fiamme prima dell’arrivo dei suoi colleghi. 

L’episodio si è verificato in via Lamarina. Una famiglia composta da sei persone era seduta intorno alla tavola imbandita. A un certo punto, un rogo forse partito dal forno ha iniziato a propagarsi in tutto il vano cucina. “Dal balcone – spiega Augurio – si vedeva fuoriuscire del fumo nero. Mio fratello mi ha subito chiamato. Io mi sono diretto verso l’appartamento. La prima cosa che ho fatto è stata quella di far allontanare le persone che si trovavano all’interno, disattivando corrente elettrica e gas”. Le fiamme avevano già investito i mobili e gli elettrodomestici. La cappa si era sciolta a causa del calore. Presto l’incendio si sarebbe esteso anche al resto dell’abitazione. Ma grazie la tempismo di Valerio, questo rischio è stato scongiurato.

“Ho spento l’incendio – spiega il vigili del fuoco – a secchiate. Dopo una decina di minuti è arrivata la squadra del turno D del distaccamento di Francavilla Fontana”. Nesuno è rimasto ferito. I danni riportati dall’immobile sono stati consistenti ma tutto sommato circoscritti alla mobilia del vano cucina. Se non fosse stato per Valerio Augurio, la situazione sarebbe con ogni probabilità sfuggita di mano.

Quello di Latiano non è un caso isolato. Sono numerose le circostanze in cui i vigili del fuoco discontinui intervengono in prima battuta per aiutare le persone in difficoltà, per puro spirito di servizio. Eppure questi lavoratori sono praticamente ai margini delle istituzioni statali. “Stiamo cercando di far sentire la nostra voce – fa sapere l’associazione nazionale discontinui, presieduta a livello regionale da Giovanni Mondelli – perché lo Stato ci ha abbandonato. Non ci considera precari, anche se lo siamo a tutti gli effetti, visto che riceviamo le buste paga come se fossimo lavoratori permanenti, abbiamo le ritenute Irpef e siamo sul libro paga del ministero dell’Interno”.

I discontinui vengono chiamati in servizio per non più di un paio di turni da 12 giorni l’uno all’anno. Ma in realtà i discontinui sono sempre pronti a dare il loro contributo alla comunità, ogni qualvolta si imbattono in un incidente, in un incendio o in qualsiasi altra situazione di pericolo per l’incolumità altrui. La speranza è che anche lo Stato, prima o poi, se ne renda conto. 

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