Inchiesta security portuale, indagata candidata M5S alle Europee

Sul registro del pm anche il nome di Mariangela Danzì, ex sub commissaria del Comune, assieme a quelli del presidente dell’Authority Patroni Griffi, del dirigente Di Leverano, del progettista Fischetto e dei funzionari di Palazzo di città Iaia, Lacinio e Indini

BRINDISI – Nell’indagine sulle opere di security portuale, la Procura di Brindisi sta zoomando sulla recinzione prevista inizialmente in via del Mare e, parallelamente all’acquisizione di una serie di documenti tra Palazzo di città e la sede dell’Authority, ha iscritto sul registro anche il nome della sub commissaria del Comune di Brindisi, Mariangela Danzì, neo candidata come capolista alle Europee per il Movimento 5Stelle, nel collegio Nord-Ovest. Nome che molto è piaciuto al leader Luigi Di Maio e allo staff, costretti adesso a fare i conti con l’inchiesta brindisina.

Gli indagati

mariangela danzi-2Nessuna dichiarazione dell’ex sub commissaria nel rispetto del lavoro della magistratura. Danzì a Brindisi ha avuto un ruolo determinante nell’avvio della raccolta differenziata in tutti i quartieri. Non ci sono dichiarazioni dai vertici del movimento, né a livello nazionale che a quello locale. Non si registrano, infatti, interventi del consigliere regionale pentastellato Gianluca Bozzetti, impegnato in commissione a Bari. Non sapeva neppure della candidatura di Danzì, pubblicata sulla piattaforma Rousseau dei pentastellati.

Non ci sono note degli onorevoli Giovanni Luca Aresta, Valentina Palmisano e Anna Macina, impegnati in Parlamento. In silenzio anche il gruppo consiliare di Brindisi. Evidentemente c’è la necessità di avere la conoscenza di qualche elemento in più dell’indagine, fermo restando il segreto istruttorio. Mica facile, a maggior ragione nei casi come questo in cui non c’è stata (al momento) la notifica dell’avviso di garanzia.

Ci sarebbe, invece, l’iscrizione sul registro delle notizie di reato. Atto dovuto, sia chiaro, per la prosecuzione delle verifiche disposte dal sostituto procuratore Raffaele Casto, titolare del fascicolo. Così come sono dovute le iscrizioni nello stesso registro dei nomi del presidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico meridionale, Ugo Patroni Griffi; del dirigente responsabile dell’ufficio Tecnico dell’Authority, Francesco Di Leverano; del direttore dei lavori Gianluca Fischetto; del dirigente del Comune di Brindisi, Fabio Lacinio ed i funzionari Antonio Iaia e Teodoro Indini. L'ipotesi di reato contestata, per tutti,  è "invasione di terreni pubblici per la  realizzazione di un varco doganale su un terreno comunale".

L’inchiesta e  l’ordinanza del Comune

Raffaele Casto-2A quanto si apprende alcuni degli indagati sono stati già ascoltati dal pm e hanno avuto modo di chiarire la propria posizione in relazione agli atti firmati con riferimento alla recinzione in via del Mare, diventata un casus belli a cavallo tra il 2016 e il 2017, sul quale furono chiamati a pronunciarsi anche i giudici amministrativi.

Al centro delle verifiche del pubblico ministero, ci sarebbero tutti gli atti successivi all’ordinanza del dirigente del settore Urbanistica del 20 dicembre 2016, con la quale venne ordinata la sospensione dei lavori di realizzazione della recinzione, con immediato ripristino dello stato dei luoghi e rimozione delle opere realizzate. Tutte abusive, stando a quanto era stato scritto in quel provvedimento.

La cronaca di quel periodo racconta che l’Autorità portuale, impugnò l’ordinanza dinanzi al Tar, sezione di Lecce e che il Comune, a sua volta, si costituì in giudizio, stando a quanto deliberò la Giunta nella seduta del 14 febbraio 2017, dando mandato agli avvocati interni Francesco Trane  (il cui incarico come legale non venne rinnovato dal commissario Santi Giuffrè) ed Emanuela Guarino.

La conciliazione tra Comune e Authority

recinzione via del mare 2-3-2Il braccio di ferro andò avanti per mesi, determinando anche la formazione di due gruppi: da un lato i contestatori di quella recinzione, definita da alcuni come un autentico muro, un’offesa alla città e al suo porto interno; dall’altro coloro i quali sostenevano la necessità di una separazione fisica per motivi di sicurezza, a prescindere dall’estetica. Nel mezzo, c’erano quanti invitavano al dialogo per superare il conflitto.

L’Amministrazione di Angela Carluccio sostenne che quel muro che separava la città di Brindisi dal suo mare, non poteva esserci e doveva essere eliminato sostituendo la recinzione già realizzata con una vetrata trasparente. Non di cristallo, ma di plexiglass. I tecnici comunali indicarono la spesa da un minimo di 150mila euro sino a un massimo di 360mila.

Somma che avrebbe dovuto essere già nella disponibilità dell’Autorità portuale, posto che furono  contabilizzate delle economie dopo l’aggiudicazione definitiva dell’appalto nell’ambito della security portuale, vinto dalla società Ra Costruzioni. L’importo originario era pari a nove milioni di euro, scese a sei con la gara, poi risalì a undici milioni per varianti e imprevisti.

In effetti un incontro tra i contendenti ci fu: avvenne il 6 giugno 2017 e anche il verbale di quella riunione sarebbe stato acquisito in fase di indagine, essendo ritenuto importante. Quel giorno si incontrarono Francesco Di Leverano, in rappresentanza dell’Autorità portuale,  Gaetano Padula e Fabio Lacino per il Comune. Nel verbale si legge questo: “E’ stata condivisa, sul piano tecnico, la necessità di una modifica alla recinzione di cui al progetto dell’Autorità portuale, a opera e spese della stessa”.

La stretta di mano fra i tecnici avvenne nei seguenti termini: “Introduzione di pannelli trasparenti in sostituzione di quelli in grigliato metallico, per una lunghezza complessiva pari a 40 metri”. Venne anche precisato che “la realizzazione di dette modifiche, in considerazione dell’interesse pubblico di cui sono portatrici le parti, determinerebbero il venir meno dell’interesse del Comune di Brindisi, al mantenimento degli effetti della citata ordinanza dirigenziale”. Così come, l’Authority avrebbe dovuto rinunciare al giudizio davanti al Tar.

La gestione commissariale 

Il Comune, in quel periodo, era in fase commissariale, per effetto delle dimissioni contestuali di 17 consiglieri: nei fatti, una sfiducia fuori dall’Aula, alla sindaca Angela Carluccio. Giuffrè venne nominato al timone sino alle elezioni e tra i suoi stretti collaboratori arrivò Mariangela Danzì. A quanto pare, la sub commissaria, seguì in alcune occasioni la questione legata alla recinzione di via del Mare.

Di tempo ne è passato da allora. Danzì è stata destinata ad altri incarichi nella pubblica amministrazione e si è fatta apprezzare dallo staff dei CinqueStelle sino a quando il suo nome non è finito sulla scrivania del vice premier Luigi Di Maio in vista delle elezioni europee. I pentastellati hanno scelto di seguire la strada in rosa e di destinare a donne, professioniste, le caselle come capolista. Una è stata destinata a  Mariangela Danzi, nel frattempo finita sotto inchiesta.

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Commenti (2)

  • D'accordo con Lucio

  • In una città dove una volgarissima recinzione diventa un "casus belli" non credo ci possa essere un futuro, seppur sciagurato. E tutto questo casino mentre la strada vicino alla recinzione ( via del mare) versa da anni in condizioni indecenti , tutta piena di buche e avvallamenti . Ma d'altronde chi se ne frega più: chi può scappare, scappa.

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