Francobolli falsi stampati in carcere: cinque detenuti sotto inchiesta

Avviso di conclusione indagine notificato anche ai brindisini Giuseppe Polito, 35 anni, e ad Andrea Reho, 26 anni

BRINDISI – Dopo la scoperta di francobolli falsi stampati nel carcere di Lecce, la Procura salentina ha confermato le accuse di ricettazione e tentato utilizzo di valori di bollo contraffatti nei confronti di due brindisini detenuti nel penitenziario di Borgo San Nicola. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a Giuseppe Polito, 35 anni, e ad Andrea Reho, 26, entrambi di Brindisi, trovati in possesso – rispettivamente di quattro e tre francobolli “tarocco”, probabilmente destinati a nascondere messaggi per altri detenuti, parenti e amici, in sostituzione dei vecchi pizzini.

L’inchiesta

L'arresto di Giuseppe Polito-2Polito (nella foto accanto) e Reho (nella foto in basso) sono attualmente detenuti nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, chiamata The Beginners, sulle nuove affiliazioni alla Sacra Corona Unita, associazione di stampo mafioso, con frange ritenute ancora attive sia a Brindisi che in versi comuni della provincia. Entrambi sono stati, di recente, condannati in primo grado con rito abbreviato: Reho alla pena di sei anni e otto mesi, Polito a sei anni di reclusione. Sono difesi dagli avvocati Francesco Cascione e Cinzia Cavallo del foro di Brindisi.

Dopo la scoperta di francobolli falsi nel carcere di Lecce, sono finiti sotto inchiesta altri tre detenuti: William Monaco, 27 anni, di Lecce; Roberto Napoletano, 31, di Squinzano, Cantigno Servidio, 52, di Scalea (in provincia di Cosenza). Rischiano, così come i brindisini, di finire sotto processo nel caso in cui il pubblico ministero titolare del fascicolo d’inchiesta, Carmen Ruggiero, di recente entrata nel pool antimafia, dovesse esercitare l’azione penale con la richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale salentino.

Le perquisizioni

I francobolli falsi vennero scoperti nel carcere di Lecce nel corso della perquisizione avvenuta il 10 maro 2018, quando gli agenti della polizia penitenziaria controllarono la sala adibita a laboratorio. In quella occasione, furono trovati 130 francobolli posti sotto sequestro assieme a un computer e a una stampante

Al laboratorio editoriale erano ammessi i detenuti autorizzati alle attività legate alla redazione di un giornalino, di calendari o biglietti di auguri. Il sospetto degli investigatori era e resta legato all’ipotesi che i francobolli così stampati fungessero da “pizzini”, vale a dire da messaggi in codice, rivolti ad altri detenuti, all’interno della struttura oppure ristretti in altre carceri.

I francobolli

L'arresto di Andrea Reho il 3 agosto scorso-2Il maggior numero di francobolli,  pari a 116, venne sequestrato a William Monaco, condannato nel processo d’appello scaturito dall’inchiesta “Eclissi” a 13 anni di reclusione. Undici  francobolli contraffatti furono trovati nella disponibilità di Roberto Napoletano  condannato in Appello a 12 anni nel processo scaturito dall’inchiesta “Vortice Déjà-vu”.

Quattro i francobolli posti alla base delle accuse mosse nei confronti di Cantigno Servidio e di Giuseppe Polito. Tre, invece, quelli contestati all’altro brindisino, Andrea Reho. Uno sarebbe stato inserito in una busta da lettera indirizzata ad un altro detenuto. Nel collegio difensico anche gli avvocati Antonio Savoia, Mariangela Calò, Elvia Belmonte, Francesco Stella, tutti del foro di Lecce, e Pietro Russo,  del Foro di Cosenza.

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