Inchiesta Synedrium: Cosimo Andriulo dal carcere ai domiciliari

Accolta l'istanza di sostituzione della misura cautelare avanzata dall'avvocato Luca Leoci, per problemi di salute

BRINDISI – Torna a casa il 48enne Cosimo Andriulo, di Brindisi, arrestato all’alba di giovedì (13 febbraio) nell’ambito del blitz Synedrium. Il gip del tribunale di Lecce, Michele Toriello, su istanza avanzata dall’avvocato dell’indagato, Luca Leoci, ha disposto la sostituzione della misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.

I particolari dell'inchiesta Synedrium

Come si evince dalla documentazione allegata alla richiesta, Andriulo, già detenuto presso la casa circondariale di Lecce con fine pena nel luglio 2026, ha ottenuto dal tribunale di sorveglianza di Lecce la detenzione domiciliare a termine, fino al prossimo 9 aprile, in considerazione di un quadro clinico “particolarmente delicato” che comporta “l’assoluta esigenza di curarsi nei presidi sanitati territoriali, onde scongiurare gravi rischi per la sua salute”. Tutto ciò comporta l’incompatibilità delle sue condizioni con la detenzione carceraria. Il pm aveva espresso parere contrario rispetto alla richiesta dell’avvocato. 

Andriulo, insieme ad altri 20 indagati coinvolti nell’inchiesta Synedrium, deve rispondere del reato di associazione di tipo mafiosa. In particolare, da quanto appurato dagli inquirenti, il 48enne avrebbe ricoperto un ruolo nel clan Romano/Coffa, operante a Brindisi quale frangia della Scu. 

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