Incidente mortale a Cerano, si tratta un risarcimento

BRINDISI – Ancora un rinvio per l’udienza preliminare sulla morte di Vincenzo Manderino, 54 anni, operaio brindisino morto il 19 novembre scorso a seguito delle ferite riportate in un incidente sul lavoro avvenuto il 4 novembre nella centrale Enel di Cerano. Il rinvio è stato chiesto perché è in corso la trattativa per il risarcimento del danno chiesto dalla moglie e dai nove figli che Manderino ha lasciato. Il giudice per l’udienza preliminare Eva Toscani ha rinviato di qualche settimana in modo da dare la possibilità alle parti di chiudere la trattativa.

Il secondo gruppo della centrale e operai degli appalti fuori per protesta

BRINDISI – Ancora un rinvio per l’udienza preliminare sulla morte di Vincenzo Manderino, 54 anni, operaio brindisino morto il 19 novembre scorso a seguito delle ferite riportate in un incidente sul lavoro avvenuto il 4 novembre nella centrale Enel di Cerano. Il rinvio è stato chiesto perché è in corso la trattativa per il risarcimento del danno chiesto dalla moglie e dai nove figli che Manderino ha lasciato. Il giudice per l’udienza preliminare Eva Toscani ha rinviato di qualche settimana in modo da dare la possibilità alle parti di chiudere la trattativa.

Per la morte di Manderino il pubblico ministero Cristina Fasano ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo di Antonio Ascione, 43 anni,  direttore dell’Unità business dell’Enel, di Vincenzo Putignano, 57 anni, e Stefano Riotta, 33 anni, addetti alla manutenzione, di Lucio Leucci, 76 anni, e Vincenzo Camassa, 51 anni, titolare e direttore tecnico dell’azienda Nuova Leucci, alle cui dipendenze da poco meno di due mesi lavorava Vincenzo Manderino.

L’operaio stava lavorando alla pulizia di uno scambiatore di calore. La Nuova Leucci, assieme ad altre aziende locali, aveva un appalto nella manutenzione straordinaria del secondo gruppo della centrale. Cadde probabilmente per un malore all’interno dello scambiatore. Fu soccorso dai compagni di lavoro ma le sue condizioni erano disperate. Per due settimane rimase in coma nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Perrino. Il 19 novembre il suo cuore cessò di battere. Fece scalpore la mancanza nella centrale di un valido presidio di soccorso sanitario.

La trattativa per la definizione di un risarcimento è stava avviata perché né la Leucci, né l’Enel vogliono arrivare ad un giudizio con la costituzione della parte civile. Una delle proposte fatte è  quella della Leucci di assumere alcuni dei figli della vittima.

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