Morì travolto dal crollo di una gru, condannato il fratello

Due anni di reclusione per Antonio Miccoli nel processo per la morte di Pietro, avvenuta nel 2013

TORRE SANTA SUSANNA – Un imprenditore di Torre Santa Susanna è stato condannato dal Tribunale per la morte del fratello, avvenuta sei anni fa, in un cantiere a Porto Cesareo: due anni di reclusione sono stati inflitti ad Antonio Miccoli, 55 anni, unico imputato in qualità di titolare dell’azienda, per la tragedia in cui perse la vota Pietro Miccoli. Aveva 47 anni.

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La sentenza 

Il verdetto di primo grado porta la firma del giudice Sergio Mario Tosi del Tribunale di Lecce, competente per territorio, a conclusione del dibattimento scaturito dall’inchiesta per omicidio colposo, avviata dalla Procura salentina dopo l’incidente mortale sul cantiere.

In giudizio la vedova di Pietro Miccoli si è costituita parte civile e ha ottenuto il riconoscimento di una provvisionale, in accoglimento della richiesta avanzata dallo studio Giesse Risarcimento Sanni, di Francavilla Fontana.

La tragedia avvenne la mattina del 22 ottobre 2013. Quel giorno Miccoli raggiunse il cantiere a Porto Cesareo, in cui lavorava insieme al fratello, titolare dell’azienda di famiglia. Stava trasferendo del materiale mediante la gru montata sul mezzo quando, all’improvviso la base della stessa cedette di netto, facendo cadere Pietro Miccoli: rimase schiacciato tra la gru e il muretto di recinzione.  Non ci fu nulla da fare. I vigili del fuoco trovarono l’uomo già senza vita, sotto il braccio meccanico.

La consulenza tecnica

La dinamica è stata accertata dal perito Lorenzo Spinelli, nominato dal pubblico ministero.  Nella stessa perizia, così come era emerso nelle relazioni dei carabinieri di Porto Cesareo e del personale dello Spesal di Lecce, ha evidenziato una serie di gravissime mancanze sul fronte della sicurezza nel cantiere. In particolare, Antonio Miccoli, in quanto titolare della ditta aveva l’obbligo di fornire ai lavoratori mezzi idonei allo svolgimento delle mansioni in totale sicurezza.

La gru

La gru, costruita e omologata nel ’92, e il mezzo su cui era montata non sarebbero state neppure sottoposte a verifiche di controllo. E’ anche emerso che la gru venne acquistata nel 1999 di seconda mano e,  insieme al mezzo su cui era montata, nel 2002 venne rimossa e rimontata sull’autocarro dell’incidente in modo sbagliato: l’errato fissaggio della gru rientra tra le cause del distaccamento.

Il mezzo stesso venne rubato e poi recuperato meno di un mese prima dell’incidente, circostanza che avrebbe per legge comportato l’obbligo di una verifica supplementare delle condizioni del mezzo.

Secondo l’impostazione dell’accusa, le verifiche periodiche avrebbero potuto rilevare l’errore di montaggio, l’usura del mezzo e l’assenza di cinture di sicurezza nella zona dei comandi sul lato della gru, dispositivo che avrebbe potuto impedire a Pietro Miccoli di perdere l’equilibrio e rimanere schiacciato”. Questo nonostante stesse trasferendo con la gru un peso superiore a quello consentito dal certificato di omologazione della macchina.

La parte civile

“Si tratta di un caso molto grave in cui come troppo spesso accade a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza una famiglia si trova a piangere la perdita di un proprio caro”, evidenzia Giuseppe Vacca, responsabile di Giesse Francavilla. “La speranza è che sentenze come questa contribuiscano a rendere più sicuri i luoghi di lavoro e ad abbassare l’inaccettabile numero di vittime che ogni giorno perdono la vita”.

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