Insulti alla prof su Facebook, le 14 studentesse non rischiano l'anno scolastico

BRINDISI - Rischiano la sospensione, ma non l’anno scolastico. E’ questo l’indirizzo del consiglio di classe che in queste ore sta vagliando quale provvedimento adottare nei confronti delle ragazzine terribili del liceo Palumbo di Brindisi, le quattordici studentesse della quinta classe, sezione C, querelate per diffamazione dalla docente presa di mira su Facebook.

Il provveditore Francesco Capobianco

BRINDISI - Rischiano la sospensione, ma non l’anno scolastico. E’ questo l’indirizzo del consiglio di classe che in queste ore sta vagliando quale provvedimento adottare nei confronti delle ragazzine terribili del liceo Palumbo di Brindisi, le quattordici studentesse della quinta classe, sezione C, querelate per diffamazione dalla docente presa di mira su Facebook.

Come preannunciato, la vicenda è finita infatti tanto sulle scrivanie della procura, dove la docente di Lettere sbeffeggiata ha indirizzato la querela per mezzo del legale Daniela D’Amuri, quanto del dirigente scolastico dell’istituto socio-psicopedagogico Vladimiro Caliolo. Ad entrambi gli interlocutori la docente ha esibito le pagine del social network dove le allieve avevano pubblicato uno scatto rubato in classe, che ritraeva la prof di Lettere mentre gesticolava nel corso della lezione di Storia, tenendo le mani a trombetta accanto alla bocca, e gli irrepetibili commenti a corredo. Da qui le ipotesi di ingiuria, diffamazione e violazione della privacy.

La decisione della magistratura inquirente – archiviare o rinviare a giudizio – arriverà solo al termine delle indagini già avviate. Gli approfondimenti in corso, per inciso, potrebbero riguardare anche gli amministratori del social network, che avrebbero forse dovuto oscurare il turpiloquio. Molto più celermente arriveranno invece i provvedimenti della scuola, sulla quale grava un compito particolarmente delicato. “Se è successo quello che è successo vuol dire che qualcosa nel rapporto fra le ragazze e la scuola deve essersi incrinato”, commenta non senza rammarico il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Francesco Capobianco, “ed è da qui che bisogna ripartire”.

Professore prima che dirigente, padre prima che docente, fra gli allievi Capobianco ha trascorso tutta la vita, imparandone l’imprevedibilità e imparando soprattutto ad incassarne le sorprese, spesso belle, come quelle riservate dal genio degli adolescenti che hanno saputo celebrare in mille modi la 150esima festa dell’Italia repubblicana, per dirne una. “La scuola è una grande famiglia – commenta il dirigente refrattario alla retorica -, dove succedono tante cose belle ma anche dolorose, come questa. Io dico che l’episodio merita di essere approfondito, soprattutto per recuperare quel rapporto naufragato fra la docente ferita e offesa, e i ragazzi. Ragioni che bisognerà necessariamente indagare”.

Già. Perché il compito della scuola non può essere quello di chi si limita a censurare la burla feroce, a meno che non si intenda ammainare la bandiera della missione educativa. “Iniziamo col dire che dovranno pubblicamente chiedere scusa alla docente – prosegue il dirigente dell’Ufficio scolastico -, dopodiché toccherà alla scuola trovare il punto di equilibrio fra la necessaria censura del comportamento tenuto e il recupero del rapporto naufragato. Entrambi gli obiettivi sono necessari e imprescindibili, per la dignità della docente offesa e per questi ragazzi, che certamente non devono rischiare l’anno scolastico”.

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Le autrici dei commenti al vetriolo, tutti a sfondo sessuale, contro la docente sono infatti tutte allieve di una quinta classe, alla vigilia dunque dell’esame di maturità. Nessuno degli adulti nelle mani dei quali sta la decisione ultima, ritiene utile una qualsiasi battuta d’arresto del percorso scolastico delle ragazzine, Capobianco in testa. La sospensione, atto formale dato che le lezioni sono già concluse, potrebbe essere quell’auspicabile punto di equilibrio. A patto che tutti i protagonisti di questa storia siano disponibili a mettersi, almeno un poco, in discussione.

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