“Il cinema non ha ancora aperto”: poi 90 secondi di terrore nell’ufficio postale

L’intercettazione tra i fratelli Fai, poco prima dell’irruzione con Kalashnikov e canne mozze: “Spegni il telefono”. Restano in carcere così come Vincenzo e Vito Bleve, fratelli anche loro, tutti di Tuturano. Forfait all'ultimo minuto del quinto uomo

BRINDISI – Novanta secondi di terrore nell’ufficio postale di Merine, in provincia di Lecce, la mattina del primo ottobre scorso. Irruzione con un mitragliatore Kalashnikov Ak 47 e un fucile a canne mozze, davanti ai pensionati in fila, dopo aver avuto il via libera del “palo”. Lo stesso che poco prima si era lamentato al telefono dicendo agli altri: “Non ha ancora aperto il cinema, che devo fare, devo aspettare?”

L’intercettazione

vincenzo bleve-2La conversazione telefonica è stata intercettata tra i fratelli Dario e Pierpaolo Fai, entrambi residenti a Tuturano, così come gli altri due, Vincenzo (nella foto accanto)  e Vito Bleve (nella foto in basso), fratelli anche loro, fermati dalla Mobile per la rapina nell’ufficio postale della località salentina. Bottino pari a 1.231 euro. Quella breve telefonata è stata considerata un grave indizio di colpevolezza nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giuseppe Biondi del Tribunale di Brindisi, dopo il decreto di fermo dei pm della Dda di Lecce eseguito dagli agenti della Mobile di Brindisi sabato scorso.

Il fermo e l’ordinanza

Secondo il gip è ravvisabile la gravità dei reati così come il pericolo di reiterazione, ma non quello di fuga, poiché “era in corso un’attività estorsiva, aggravata da modalità mafiose” ai danni del titolare di un’impresa agricola del Brindisino. Motivo per il quale almeno tre di loro, non avrebbero avuto alcun motivo per lasciare la zona. Anzi. Avrebbero avuto tutto l’interesse a restare per incassare la somma di cinquemila euro chiesta all’imprenditore “prima di cominciare a fare danno”. L’importo sarebbe stato destinato agli “amici detenuti”. Non essendoci il pericolo di fuga, il gip non ha convalidato il fermo, ma ha comunque emesso l’ordinanza di fronte ad esigenze cautelari attuali e indizi ritenuti univoci.

L’accusa di tentata estorsione, aggravata da modalità mafiose, è stata contestata a Vincenzo Bleve, Vito Bleve e Dario Fai.  Proprio per questo  la competenza funzionale, oltre che territoriale, è del gip distrettuale di Lecce, di conseguenza gli atti sono stati trasmessi al pm.

Il forfait all’ultimo minuto

vito bleve-2Quanto alla rapina, nella ricostruzione della Mobile, gli indagati sarebbero stati costretti a “inusuali modalità operative” perché una delle persone che sarebbe stata contatta nei giorni precedenti, avrebbe dato forfait per motivi di salute all’ultimo minuto: “Ho la pressione alta, scompensi cardiaci”, dice al telefono rivolgendosi a Dario Fai.

Nel corso della rapina nell’ufficio postale, “il conducente dell’auto” sarà costretto a scendere dall’auto armato, abbandonando il posto di guida, pregiudicando una eventuale rapina fuga in caso di emergenza”, si legge nella ricostruzione riportata nel provvedimento di custodia. Il giorno della rapina, alle 4,30 “Dario Fai avvertiva” un parente “che non avrebbe potuto accompagnarlo a pesca”. Alle 7,38 l’Opel Meriva in uso a Vincenzo Bleve raggiungeva San Donaci, dove rimaneva sino alle 11.43. Il percorso è stato ricostruito tramite Gps che gli agenti della Mobile avevano sistemato nelle settimane precedenti, su delega della Dda di Lecce, nell’ambito di un’altra inchiesta.

L’auto noleggiata da Pierpaolo Fai, una Lancia Y di colore rosso, partiva alle 7 dall’abitazione dello stesso Fai e arrivava alle 7,40 nei pressi dell’ufficio postale di Merine. In questo caso sono state determinanti le telecamere di sorveglianza della zona.

La telefonata e le telecamere

dario fai-2Alle 8.04, la telefonata tra fratelli Fai, nel corso della quale le utenze in uso a entrambi agganciavano la cella di Merine: “è quindi provato – scrive il gip – che tutti e due fossero in quella zona, a bordo di due auto diverse e cioè la Lancia Y rossa e la Lancia Delta, poi usata per la rapina”. La telefonata, inoltre, permetteva di capire che “Vincenzo Bleve fosse in auto con Dario Fai (nella foto al lato), mentre Pierpaolo Fai (nella foto in basso) era incaricato di accertarsi che l’ufficio postale fosse aperto”. Bleve poi “esorta Dario Fai a spegnere il telefono”.

“Stando ai filmati delle telecamere, alle 8,24 la Lancia Delta transitava di nuovo davanti alla posta e lo stesso faceva la Lancia Y alle 8,26, mentre alle 8,30 veniva intercettata l’ultima conversazione tra i fratelli Fai, con Pierpaolo che augurava a Dario il buon esito della rapina imminente”.

Alle 8,29, una volta aperto l’ufficio postale, La Lancia Y si allontanava da Merine giungendo a Brindisi alle 9,15 e alle 9,21 a Tuturano. La Delta si fermava davanti alla posta alle 8,35: “L’autista restava fuori, mentre i due passeggeri facevano irruzione.

I rapinatori: ruoli e volti

pierpaolo fai-2Secondo l’accusa, le caratteristiche del rapinatore armato di fucile a canne mozze che minacciò il direttore, corrispondono a Vincenzo Bleve; quelle del rapinatore che minacciava i clienti armato di Kalashnikov rimandano a Pierpaolo Fai; infine il terzo rapinatore corrisponderebbe a Vito Bleve, l’uomo che rimase fuori, accanto all’auto.

Un ulteriore elemento a carico degli indagati è costituito dalla presenza dei fratelli Fai a Torre San Gennaro, frazione di Torchiarolo, nella prima mattinata del 13 settembre 2018, vale a dire nello stesso luogo e nello stesso tempo in cui veniva rubate le targhe apposte sulla Lancia Delta. Restano tutti e quattro in carcere.

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