Interdittiva antimafia, Igeco: "Quei lavoratori provengono da altre aziende"

Nel provvedimento del prefetto di Roma identificati 36 dipendenti, sospettati di aver determinato il pericolo di infiltrazione mafiosa nella società. La spa al tar

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota di Cinzia Ricchiuto per la  società Igeco costruzioni Spa  in relazione al provvedimento di interdittiva antimafia emesso dal prefetto di Roma. Igeco è socio di maggioranza della società Bocca di Puglia, nata per la costruzione gestione del porticciolo turistico di Brindisi, a intera partecipazione privata dopo il passo indietro del Comune di Brindisi.

La società Igeco costruzioni S.p.A., in relazione al provvedimento di interdittiva antimafia emesso nei propri confronti, ritiene doveroso rilevare quanto segue.Nel provvedimento, vengono identificati 36 dipendenti, sospettati di aver determinato il pericolo di infiltrazione mafiosa nella società. Di questi, 19 provenivano dal gestore precedente al subentro di Igeco nell’espletamento dei servizi di igiene urbana. Inoltre, 7 dei dipendenti oggetto di contestazioni sono oggi alle dipendenze delle imprese che sono subentrate nella gestione del servizio nei Comuni di Matino, Parabita e Novoli, senza con ciò aver determinato a loro carico alcun procedimento di verifica.

Nei Comuni di Cellino San Marco, Lizzano, Ruffano e Sava tutti i dipendenti contestati nel provvedimento provengono da altro gestore.  Nel Comune di Monteroni, 2 dei dipendenti contestati sono stati passati dall’impresa che gestiva in precedenza il servizio di igiene urbana. Non viene citato, però, il caso di un dipendente, assunto dal precedente gestore per sei mesi a 60 giorni dal subentro di Igeco, quindi che non soddisfaceva le previsioni di cui all’art. 6 C.C.N.L., e che la società si è rifiutata di assumere per appartenenza ad un famiglia di spicco della malavita organizzata locale.

Ogni riflessione sulle persone indicate nel provvedimento quale idonee ad esercitare un’infiltrazione mafiosa non può prescindere dalla considerazione che la maggior parte di loro proveniva da altra impresa ed è transitato ad altra impresa  dove ad oggi risultano essere dipendenti, senza con ciò determinare in capo ai loro datori di lavoro l’adozione di analoghi provvedimenti.

A ciò può aggiungersi una considerazione di carattere più generale, ovvero che se l’unico accesso ispettivo nel Salento negli ultimi di cinque anni fosse quello operato a carico dell’Igeco, ciò non metterebbe al riparo la società civile dal concreto pericolo che il fenomeno di infiltrazione mafiosa nel settore dei rifiuti sia efficacemente scongiurato.

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