“Non ho chiesto io a Sandro Campana di pentirsi: con lui storia finita”

L’ex compagna del pentito fuori dal programma di protezione: “Ha deciso da solo, mente se dice che l’ha fatto per me. Ora mi deve dimenticare”. “Non lo vedo e non lo sento da mesi: l’ultimo incontro nel carcere di Lecce a luglio”

ça conferenza stampa dell'Operazione Zero

BRINDISI – “Io non c’entro niente con la decisione di Sandro Campana di pentirsi, tra l’altro io e lui non stiamo più insieme da mesi: non è vero quello che ha riferito in videoconferenza, quando ha parlato di un motivo sentimentale alla base della sua collaborazione. La scelta è stata solo e soltanto sua, quando me l’ha detto, in carcere mesi fa, gli ho risposto che non ero d’accordo, che non l’avrei mai seguito, che non avrei mai più potuto vedere la mia di famiglia, per cui adesso non capisco per quale motivo tira in ballo una persona che non c’entra niente”.

Fine della storia tra lei (omettiamo volontariamente le generalità), 26 anni, e lui, Campana junior, 40, il primo ad accusare di omicidio il fratello Francesco di due anni più grande, ed altri uomini della Sacra Corona Unita di cui ha ammesso di far parte dal lontano ’92. La sua ex compagna ha letto l’articolo di BrindisiReport.it e vuole replicare a quanto Sandro Campana ha sostenuto in videoconferenza ieri,  per la prima volta chiamato dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce in qualità di testimone nel processo scaturito dall’inchiesta chiamata “Zero”.

L’indagine si concentrò su alcuni degli omicidi e dei ferimenti che hanno scandito la vita interna alla Sacra Corona Unita dalla fine degli anni Novanta sino al 2008, quando venne siglata la cosiddetta “pax mafiosa” tra i vertici per il quieto vivere di tutti. Da un lato ci sarebbe stato Sandro Campana e dall’altra Massimo Pasimeni. Così ha detto ieri l’aspirante pentito, al momento ancora nel ruolo di dichiarante. E tanto aveva scritto nel suo memoriale di oltre 200 pagine.

“La vita è solo sua, gli dissi all’epoca e glielo ripeto ora, aggiungendo che adesso mi deve dimenticare, deve dimenticarsi che io esisto, scordasse il mio nome, tutto quanto”, dice al telefono con tono deciso la ex di Campana. “Sono stanca di sentire cose che non corrispondono alla verità perché quello che ha fatto, ciò che ha detto ieri, è stato farmi del male, dopo tutte le cose che invece io ho fatto per lui negli ultimi anni”, prosegue.

Sono stati insieme sei anni, periodo lungo, ancor di più se si considera che lei e Sandro Campana hanno affrontato insieme anche il periodo della latitanza, quando lui decise di tagliare la corda prima che gli venisse notificato l’ordine di carcerazione per scontare la pena di sei anni diventata definitiva dopo la condanna nel processo scaturito dall’inchiesta chiamata Rintocco del 2004, con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione di stampo mafioso, la Scu, assieme al fratello Francesco.

Lui e lei erano in fuga e furono trovati a fine settembre 2010 in una villetta in una località “Boncore”, in agro di Nardò, a cavallo tra Torre Lapillo e Porto Cesareo, dopo quattro mesi e 22 giorni passati a nascondersi. Altri tempi, praticamente un’altra vita che nulla ha più a che fare con la strada che Sandro Campana sostiene di aver scelto.

“Io non gli ho mai chiesto di pentirsi”, ripete la giovane donna. “Per scoprire chi fra noi due dice il vero e chi al contrario no, basta andare a prendere le registrazioni dei colloqui nella sala del carcere di Lecce dove ci siamo visti l’ultima volta. E’ qui che me l’ha detto, me l’ha detto lui. Era la fine dello scorso mese di luglio, poi di lui non ho più saputo niente, non c’è stato alcun contatto, neanche una lettera e tenuto conto della sua decisione non mi interessa affatto dove sia adesso. Non voglio più avere niente a che vedere con lui”.

“Le nostre strade si sono divise quel giorno, per cui che sia chiaro una volta per tutte: non sono più la sua compagna o convivente come invece continua a sostenere, tanto è vero che non sono ammessa al programma di protezione”, tiene a precisare la ragazza. “Quando invece sento cose diverse da quelle reale, mi arrabbio per un motivo molto semplice: io ho una famiglia e lui dovrebbe saperlo, gli dissi subito che non sarebbe mai stato possibile per me restargli accanto se si fosse pentito, che sarebbe stata un’assurdità e invece lui ripeteva fidati, andrà bene. Invece no, non va bene per niente, non ora che ho letto quello ha detto”.

Quanto al passato condiviso insieme, poche parole: “L’ho conosciuto che avevo 19 anni una sera a Mesagne, in un locale, non sapevo chi fosse e cosa facesse, in pratica non sapevo niente, per cui non c’entravo niente a quell’epoca e non c’entro un bel niente neppure adesso”, dice. “Ero innamorata e l’ho seguito, ho anche rischiato per lui e non l’ho mai tradito, ho fatto tutti i colloqui da sola, senza la sua di famiglia. Questo è quanto. Ma ora basta: Sandro Campana non fa parte della mia vita e il mio nome non va mai più unito al suo. Non mi interessa più nulla di lui”.

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