"Iter autorizzativi Css in alto mare": i lavoratori Edipower si mobilitano

I 250 lavoratori dell'indotto e della centrale Edipower si preparano a una nuova mobilitazione. A meno di mese dalla presentazione del piano industriale dell'azienda energetica, le autorità competenti non hanno ancora sciolto la riserva sulla realizzazione di un impianto per la produzione del Css, attraverso un processo di trattamento dei rifiuti

I lavoratori di Edipower

BRINDISI – I 250 lavoratori dell’indotto e della centrale Edipower si preparano a una nuova mobilitazione. A meno di mese dalla presentazione del piano industriale dell’azienda energetica, le autorità competenti non hanno ancora sciolto la riserva sulla realizzazione di un impianto per la produzione del  Css, attraverso un processo di trattamento dei rifiuti.  Il malcontento degli operai è al centro di un comunicato congiunto delle categorie del comparto elettrico,  Filctem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil. La preoccupazione deriva da “quanto illustrato dall’amministratore delegato del gruppo A2A in occasione dell’incontro con le segreterie nazionali, circa le sorti della Centrale Edipower di Brindisi in mancanza delle autorizzazioni richieste per i progetti presentati”. 

“Nell’incontro  - si legge nella nota sindacale - l’azienda ha rappresentato la difficile situazione del contesto industriale del settore energetico, caratterizzata dalla riduzione dei margini di generazione connessa alla persistente contrazione della domanda e dallo scarso utilizzo degli impianti italiani, che sta causando una significativa erosione della redditività ed ha posto il gruppo A2A nella situazione di dover ulteriormente intervenire sui costi per garantire gli investiment”i.

A detta dei sindacati, le “lungaggini dell’iter per le autorizzazioni rischiano di cancellare gli investimenti previsti per la realizzazione del nuovo impianto per la produzione del Css combustibile, l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili per la co-combustione carbone-Css su uno dei due gruppi autorizzati al funzionamento a carbone, la conservazione dell’altro e lo smantellamento dei gruppi 1 e 2”. 

“Tutto questo  - proseguono i sindacati - mentre nella nostra provincia siamo ormai in prossimità dell’emergenza, con le strade invase dai rifiuti, le discariche che presentano i loro problemi ambientali che fanno nascere ordinanze di chiusura e soluzioni provvisorie che condannano la collettività a pagare 70 euro a tonnellata per lo smaltimento, in attesa di arrivare entro il prossimo futuro al pieno esaurimento delle discariche esistenti”. 

A tal proposito viene rimarcata l’importanza di raggiungere “obiettivi di raccolta differenziata previsti al 65 per cento di  recupero di materia e la valorizzazione energetica della frazione non riciclabile, così come imposto dalle direttive europee”. Questo anche perché “In molti comuni della provincia di Brindisi, la percentuale di raccolta differenziata è ben al di sotto di quella attesa, condizione che produce un ecotassa, con ulteriori costi a carico dei cittadini”. 

Sul versante del recupero energetico e sui progetti presentati da Edipower per Brindisi, i sindacati invitatano a “una serena analisi delle esperienze già realizzate sul territorio nazionale, considerando ad esempio, quella di EnelL a Venezia, dove Regione Veneto, Comune e Provincia di Venezia hanno sottoscritto un accordo di programma, per una prima fase sperimentale di un anno e poi per il biennio successivo, per la co-combustione di carbone e Css Combustibile nella centrale di Fusina, con il pieno e costante controllo e monitoraggio di Arpa Veneto”. 

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Alla luce di tali vicissitudini i 250 lavoratori dell’indotto e della Centrale Edipower, in Contratto di solidarietà difensiva, “hanno deciso di convocare l’assemblea dei lavoratori, per concordare ulteriori iniziative di mobilitazione, dopo la manifestazione svolta presso la Provincia di Brindisi e la richiesta di convocazione di un tavolo di crisi presso la Prefettura, che al momento non è stato ancora convocato”. 

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