L’ex veggente ancora in carcere: “Ordinanza barbarica di arresto, nessun tesoretto”

L’avvocato Pagliara al Riesame: “Donazioni legittime, stipendi da lavoratrice in azienda privata e riscossione di diritti Siae”. Le entrate ricostruite da un commercialista: “Ma quella relazione non è pervenuta al Tribunale, chi l’ha vista?”

Paola Catanzaro con l'inviata della trasmissione Mediaset Le Iene

BRINDISI – In attesa della decisione del Tribunale del Riesame, sono in arresto dal 29 gennaio scorso Paola Catanzaro, "alias Sveva Cardinale", ristretta in carcere a Lecce, e il marito Francesco Rizzo, ai domiciliari, in esecuzione di “un’ordinanza di custodia barbarica” nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Brindisi in cui si contesta l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa per almeno quattro milioni di euro.

La difesa al Riesame

L'avvocato Cosimo PagliaraIl provvedimento di arresto è stato definito in questi termini dall’avvocato Cosimo Pagliara (nella foto accanto), difensore di fiducia di entrambi, dopo aver chiesto al Riesame la libertà per i coniugi e dopo aver domandato anche il dissequestro di un residuo di una polizza assicurativa sulla vita intestata a lei, ma in sede di discussione della misura personale è venuto a conoscenza della mancata trasmissione ai giudici della documentazione con la quale sono state ricostruite le fonti di entrata di Catanzaro e del coniuge, per dimostrarne la legittimità, in sede fiscale.

L’accusa mossa nei confronti di Catanzaro è di essere stata a capo del presunto sodalizio, del quale avrebbe fatto parte il marito assieme a otto persone, rimaste indagate a piede libero in qualità di “partecipi, diretti esecutori delle direttive, con il compito di avvicinare le vittime di turno, carpirne i segreti più intimi che venivano svelati a Paola Catanzaro per suggestionare i malcapitati e far crede loro di avere poteri mistico-paranormali, di riscuotere somme di denaro versate in contanti”. Tutto per “finanziare la diffusione del messaggio evangelico noto come  progetto delle croci”.

L’istanza in Procura: chi l’ha visto?

“Il tesoretto non c’è, così come manca il corredo documentale redatto dal dottor Marco Botrugno, prodotto già il 21 dicembre 2017, che pure risulta allegato al sottofascicolo, ancora in giacenza al Tribunale di Brindisi, in funzione di Riesame, il quale non ha ancora depositato le motivazioni. Mi domando: chi l’ha visto?”, chiede nella nota depositata ai pm Luca Miceli e Raffaele Casto, il penalista Cosimo Pagliara del foro di Brindisi. La Procura di Brindisi ha avviato accertamenti dopo “una serie di servizi televisivi della nota trasmissione Le Iene”.

Le denunce dopo Le Iene

Gli inviati hanno acquisito “alcune testimonianze anonime” – è scritto nella premessa dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita il 30 gennaio scorso – e hanno “evidenziato una realtà a dir poco particolare che ruotava intorno alla figura di Paola Catanzaro, già Paolo, nota negli ambienti artistici con lo pseudonimo di Sveva Cardinale”. “Anche in seguito a questi servizi televisivi e ad alcuni articoli di stampa, in data 17 maggio 2017” un imprenditore barese “sporgeva denuncia-querela presso il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, trasmessa al pubblico ministero con una prima informativa il 18 maggio”. Complessivamente, ad oggi, sono nove le denunce che riguardano Catanzaro, pendenti oltre che  Brindisi, a Bari dove è già in atto il processo ordinario ottenuto dalla Procura, e a Padova.

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La scarcerazione e il braccialetto elettronico

Il penalista ha discusso una prima istanza al Riesame il 9 febbraio scorso per chiedere la scarcerazione o, in subordine, per Catanzaro i domiciliari con braccialetto elettronico. Per Rizzo la remissione in libertà. In entrambi i casi ha sostenuto l’assenza di esigenze cautelari concrete, dall’inquinamento delle prove alla reiterazione del reato alla fuga, così come la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza. Perché Catanzaro dopo la chiusura della chiesetta di contrada Uggiò, per volontà del vescovo, non ha più tenuto incontri di alcun tipo. Ad oggi Pagliara sostiene che non gli sia stato notificato niente, mentre proseguono le trasmissioni televisive sul “caso Cardinale”.

Le polizze vita sequestrate

L’avvocato ha poi impugnato il sequestro del residuo di una polizze vita, per circa 116 mila euro, entrambe intestate a Catanzaro: “Non è chiaro se siano state sequestrate per presunta evasione Irpef o Iva, non essendo neppure chiaro l’ammontare, giacché risultano bloccate anche le somme per le quali il gip due mesi fa ordinò l’immediata restituzione all’avente diritto”.

“Al vaglio del Tribunale per il Riesame sono state offerte le argomentazioni e soprattutto la copiosa documentazione, già depositata dal commercialista di fiducia della coppia Catanzaro-Rizzo, nell’ambito della verifica fiscale avviata lo scorso mese di giugno e che, per ragioni che non si conoscono, è ancora in corso”, continua il penalista. “Come se non si trattasse di due persone fisiche, ma di complesse holding multinazionali, con numerosi stabilimenti di produzione (magari disseminati in diversi paesi nel Mondo) ed una reta commerciale e/o di distribuzione ramificata nei quattro angoli della terra”.

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Il paradosso lamentato dalla difesa

“Il paradosso  - prosegue Pagliara – è  che questa difesa ha discusso di dati documentali, di riscontri bancari, di operazioni finanziarie, in sostanza di numeri concreti relativi a fatti concreti, suscettibili -in qualsiasi momento- di disamina e, soprattutto, di verifica, additando questo o quel documento che il Tribunale per il Riesame non ha letto, né poteva leggere, né avrebbe potuto immaginare”. Perché ai giudici non sono arrivati.

Le entrate finanziarie della coppia

Stando a quanto sostenuto dal difensore, dall’anno 2011 al  2017, le entrate finanziarie di Paola Catanzaro e Francesco Rizzo, sono rappresentate, “quasi esclusivamente da cospicue donazioni, circa il 90 per cento del totale dei movimenti “in entrata effettuate da persona che ha dichiarato, anche innanzi ai pm l’intenzione di “adottare Paola Catanzaro”. La dichiarazione di adozione è del 25 ottobre 2017, riportata nel terzo faldone d’indagine.

“A tali tracciabili, documentati e riscontrabili atti di donazione, dovrebbero essere aggiunti: la riscossione di diritti Siae che comprovano l’attività artistica accertata e verificata dalla finanza sia in sede fiscale che in sede penale;  gli stipendi incassati quali lavoratrice dipendente da azienda privata, infine, per un ammontare di circa 10 per cento del totale delle operazioni “in entrata”, si registrano, ma solo dal 2014 e sino al 2016, bonifici bancari”. Il commercialista ha riportato le generalità di chi li ha effettuati. “Tutti i bonifici di che trattasi hanno una sola causale: “Inizio Attività Sveva Cardinale” o “Avvio Attività Sveva Cardinale” o, più semplicemente, “Attività Sveva Cardinale”, sottolinea l’avvocato. “Come documentato e si fa espresso riferimento alle allegate visure camerali, “Sveva Cardinale” è il brand di un’attività di produzione e commercializzazione di esclusiva proprietà” dell’imprenditore autore della prima denuncia.

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La caccia alle streghe

Secondo il difensore, “Per ora siamo alle streghe e all’insopportabile caccia che ne è scaturita, auguriamoci che i sonni della ragione terminino al più presto e si ritorni alla routinaria attività giudiziaria, senza esser costretti ad assistere a raccapriccianti autodafé. Con roghi annessi”. Ha scritto anche questo nella nota trasmessa in Procura, l'avvocato Pagliara. E' un "ps" a conclusione del testo.

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