Dichiararono il falso e furono annullate le elezioni: condanna definitiva

Tre anni di reclusione e parti civili da risarcire per tre imputati: la Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili

Il municipio di Villa Castelli

VILLA CASTELLI - Approdano in Cassazione, ma vengono dichiarati inammissibili i ricorsi di tre dei cinque imputati di falso ideologico e calunnia che in virtù delle loro attestazioni circa la regolarità del conteggio delle schede bianche alle elezioni comunali di Villa Castelli del 2009, provocarono lo scioglimento da parte del Tar di Lecce del consiglio comunale e la caduta dell’amministrazione del sindaco Francesco Nigro, che aveva battuto lo sfidante Vitantonio Caliandro. Il Consiglio di Stato poi ribaltò tale decisione ripristinando nelle sue funzioni sia l’assemblea elettiva che il sindaco.

Dunque, per Luca Cantoro, Aurelia Carlucci, entrambi rappresentanti di lista per la coalizione a sostegno di Caliandro, e Angelo Fieschi, che firmò la dichiarazione giudicata definitivamente falsa in veste di cittadino elettore, ci sono come pena definitiva tre anni di reclusione , il pagamento delle spese processuali ed il risarcimento delle parti civili. Se l’erano invece cavata con l’intervenuta prescrizione altri due imputati giudicati con un processo stralcio, Sandro Nisi e Francesco Pezzolla, il primo rappresentante nel seggio per la Lista Caliandro, il secondo cittadino elettore.

Anche loro due in primo grado erano stati condannati a tre anni, ma per un difetto di notifica sono comparsi davanti alla Corte d’Appello di Lecce circa un anno dopo gli altri imputati, quando ormai i reati a loro carico erano prescritti. Dovranno comunque pagare a loro volta i risarcimenti stabiliti. Le false attestazioni dei tre rappresentanti della Lista Caliandro e dei due elettori circa la presenza nelle urne di schede bianche in numero molto maggiore di quelle riportate nei verbali, erano servite a sostenere il ricorso al Tar di Caliandro, e quindi ad ottenere lo scioglimento del consiglio comunale invece regolarmente eletto, come hanno stabilito definitivamente sia la giustizia amministrativa che quella penale.

Oltre al falso ideologico, la calunnia nei confronti di chi aveva compilato e formato i verbali delle operazioni di spoglio, tutti costituiti come parti civili: Giuseppina Nigro (avvocato Roberto Cavalera), Rocco Alò, Antonella Petronella, Mario Barletta e Inatteso Cira Grazia Inatteso (avvocato Pierluigi D'Urso), tutti come già detto presidenti e segretari di seggio ad eccezione di Alò, che era candidato al consiglio comunale. Giustizia è fatta, ha commentato Alò,  ma il danno arrecato da quella vicenda alla comunità di Villa Castelli non potrà mai essere riparato.

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