La moto della rapina è di Begher: l'arrestato è nei guai

FRANCAVILLA FONTANA – Non solo le ferite, ma anche la maximoto tamponata dal rapinato lega Bartolomeo Begher, 36 anni, di Francavilla Fontana, al fallito colpo di ieri mattina e al ferimento di Giosué Rodia, 29 anni, francavillese, finito nel mirino dei rapinatori. La moto, una potente Yamaha, è intestata alla madre di Begher, ma la usava abitualmente lui. La targa era falsa, appartiene ad uno scooter Honda pulito, ma dal numero di telaio i carabinieri sono risaliti alla proprietà del mezzo. E quindi è un ulteriore tassello che lega Begher alla rapina con tentato omicidio.

Giosuè Rodia

FRANCAVILLA FONTANA – Non solo le ferite, ma anche la maximoto tamponata dal rapinato lega Bartolomeo Begher, 36 anni, di Francavilla Fontana, al fallito colpo di ieri mattina e al ferimento di Giosué Rodia, 29 anni, francavillese, finito nel mirino dei rapinatori. La moto, una potente Yamaha, è intestata alla madre di Begher, ma la usava abitualmente lui. La targa era falsa, appartiene ad uno scooter Honda pulito, ma dal numero di telaio i carabinieri sono risaliti alla proprietà del mezzo. E quindi è un ulteriore tassello che lega Begher alla rapina con tentato omicidio. L’altro elemento sono le ferite. E poi ci sono i caschi recuperati all’interno dei quali quasi certamente ci sarà anche un pezzettino di capelli che sottoposto a prova del Dna potrà attestare che chi lo ha abbandonato dalle parti della scuola media San Francesco è Begher.

Per quanto riguarda le ferite Begher è sotto osservazione. Al momento i medici dell’ospedale Perrino di Brindisi gli hanno certificato trenta giorni di guarigione. Ma c’è il sospetto che abbia riportato una lesione alla spina dorsale. Questo giustificherebbe i dolori lancinanti che avverte e che avvertiva ieri mattina, poco dopo il tentativo di rapina, tanto da dover chiedere l’intervento dei medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Francavilla Fontana. Per ora rimane rinchiuso nella stanza 100 del Perrino, in stato di arresto, dove domattina sarà sottoposto a convalida dal giudice per le indagini preliminari alla presenza dell’avvocato Palermo, suo difensore.

L’inchiesta giudiziaria è stata affidata al sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro, il quale assieme ai carabinieri del capitano Fabio Guglielmone, sta mettendo assieme tutti i dettagli. Intanto sono certi che i due malviventi hanno sparato con una pistola calibro 7,65 esplodendo quattro colpi anche se poi sulla prima scena del crimine hanno rinvenuto solo un bossolo. Probabilmente, ritengono gli investigatori, gli altri bossoli e ogive sono rimaste attaccate alle ruote degli automezzi che in quantità (è una delle strade più trafficate di Francavilla) sono transitate lungo via San Francesco dopo l’agguato a Giosué Rodia.

Sono le 9,30 di lunedì quando i due banditi, in sella alla Yamaha della madre di Begher, bloccano la Renault 4 di Rodia che proviene da via Brindisi, dal suo distributore Agip da dove ha prelevato i 37mila euro, che sono l’incasso del self service. Rodia ha attraversato da poco l’incrocio semaforizzato e si dirige verso la banca che è sulla stessa strada della sua abitazione. Quando viene bloccato dai due, scende dalla vettura e lancia loto contro il borsello pieno di denaro. E’ aperto e le banconote volano per strada. Uno dei due malviventi, probabilmente quello che sta sulla parte posteriore del sellone, spara i quattro colpi, uno dei quali raggiunge Rodia nella parte di sinistra dell’inguine. Una ferita non grave ma delicata che costringerà il giovane a subire un lungo intervento chirurgico nell’ospedale Perrino. Dove tuttora si trova ricoverato.

I carabinieri gli hanno potuto rivolgere solo poche domande. “Non sono in grado di dire chi fossero – ha detto il ferito agli investigatori -, ho pensato solo a bloccarli”. In effetti li blocca. I due dopo avere sparato si allontanano e imboccano la via per Brindisi. Rodia, incurante del dolore, risale sulla sua vettura, inverte la marcia e parte al loro inseguimento. Supera l’incrocio semaforizzato, imbocca via Brindisi e dopo un centinaio di metri piomba sulla moto, tamponandola. I due si rialzano e scappano. Vengono inseguiti da una guardia carceraria che però li perde quando si dividono, Il più magro, che zoppica, qualcuno lo vede entrare nella scuola media San Francesco. Ma forse è una falsa pista. Poco dopo viene individuato Begher. Ha forti dolori ed è costretto a rivolgersi al Pronto soccorso. “Ho avuto un incidente”, si giustifica. In serata viene arrestato. Il complice i carabinieri lo cercano in lungo e largo. Senza risultato. Almeno sino a questo momento.

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