Consales Story: dai giornali di destra a candidato del Pd

Giornalista professionista, 57 anni tra qualche mese, eletto sindaco di Brindisi il 7 maggio del 2012, per arrivare alla stanza dei bottoni di Palazzo Nervegna non ha dovuto compiere alcun passaggio traumatico: alla politica Mimmo Consales era vicinissimo da molti anni attraverso le sue società di comunicazione, ottenendo l'affidamento degli uffici stampa di quasi tutti gli enti pubblici

Giornalista professionista, 57 anni tra qualche mese, eletto sindaco di Brindisi il 7 maggio del 2012, per arrivare alla stanza dei bottoni di Palazzo Nervegna non ha dovuto compiere alcun passaggio traumatico: alla politica Mimmo Consales era vicinissimo da molti anni attraverso le sue società di comunicazione, ottenendo l’affidamento degli uffici stampa di quasi tutti gli enti pubblici. Non ce n’era per nessuno. Alla fine, proprio da qui sono cominciati i suoi problemi con la giustizia: l’affidamento di servizi di comunicazione alla News Sas da parte del Comune di Brindisi anche quando c’era lui sulla poltrona di sindaco, dopo quella che per gli investigatori è stata solo una cessione fittizia della società.

Consales aveva cominciato a scrivere negli anni Settanta per la Gazzetta di Brindisi di Domenico Mennitti, dirigente del Msi, ma anche pubblicista. Poi il passaggio alla redazione locale de Il Tempo, le prime esperienze nelle tv locali e infine l’assunzione a Telenorba. Poi cominciò a collezionare uffici stampa. Aveva assegnato un ente da seguire ad ognuno dei suoi collaboratori, lui si è sempre occupato soprattutto del Comune di Brindisi, da Antonino in poi, e delle aziende. Ma il business della comunicazione istituzionali celava un’altra faccia della medaglia, la voragine debitoria con gli istituti previdenziali.

Quando Mimmo Consales arrivò a palazzo di città aveva già una pesante situazione debitoria da sanare. Chi ha sostenuto la sua candidatura e la sua elezione non si è mai preoccupato dell’incompatibilità tra carica istituzionale e pendenze con l’erario. E’ stato questo il principio di un meccanismo che ha triturato in pochi anni ogni convenzione che altrove genera dimissioni o scontri anche furibondi attorno alla questione morale (i casi Marino e De Luca, assolto ieri, per restare al Pd e alle sole cronache nazionali).

A Brindisi, il sindaco ha continuato a ricevere informazioni di garanzia per ipotesi di reato anche gravi, è stato anche rinviato a giudizio e sottoposto a processo (proprio ieri un’udienza di quello in corso per i casi News ed Equitalia), ma la sua metamorfica maggioranza gli ha fatto sempre da rete di sicurezza, anche in presenza una sempre più pesante perdita di popolarità, di una caduta della qualità dei servizi essenziali e di una inversamente proporzionale crescita dei tributi, facendo collezionare alla città primati sociali negativi.

Poi la svolta dello scontro con il segretario regionale del Pd, e governatore della Puglia, Michele Emiliano. La disobbedienza di fronte alle indicazioni di un partito che aveva prima accettato la sua autosospensione pur di evitare la caduta della giunta, quindi – di fronte all’aggravarsi delle vicende giudiziarie del sindaco e alle tormentate vicende riguardanti la gestione del ciclo dei rifiuti e dell’urbanistica - gli aveva chiesto  di rinnovare totalmente la giunta, è sfociata nella diffida ad operare in nome dello stesso Partito democratico.

Intorno a lui, una progressiva ritirata dei sostenitori di un tempo, e un nucleo di resistenza ridotto all’osso, in equilibrio sul voto in aula di uno schieramento raccogliticcio e senza alcun progetto, larva di quello che era stato presentato come un grande progetto di governo, il “laboratorio Brindisi”. Come sabbia che scorre tra le dita di una mano, questo tempo si è consumato stamani all’alba.

Per Brindisi, da questa mattina, solo sfide che adesso si possono distinguere chiaramente: quella per un nuovo tipo di sviluppo industriale che non può passare però attraverso perdite di realtà produttive; le bonifiche, l’ambiente e la salute; la costruzione di una nuova economia marittima facendo valere le potenzialità del porto; la scuola, la ricerca e l’università; la ripresa del filo interrottosi dopo l’approvazione del Documento programmatico preliminare, per tracciare il nuovo volto urbanistico dell’area urbana e della costa; nuove politiche dei servizi essenziali, dal ciclo dei rifiuti alla mobilità.

Perché, altrettanto chiaramente, riflettendo, pensando ciò che è stato in questi tre anni e mezzo, non si può che giungere ad una conclusione: tutto era fermo.

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