Latiano, minacciò l'ex sindaco con una testa di cavallo: pena ridotta in Appello

LATIANO – Pena ridotta in appello per Mario Crastolla, 53 anni, di Latiano, riconosciuto colpevole di avere minacciato il sindaco di Latiano Graziano Zizzi - deceduto il 21 ottobre del 2009 per le conseguenze di un incidente stradale avvenuto il 14 agosto - collocando il cranio di un cavallo dinanzi all’uscio della sua abitazione. In primo grado Crastolla, difeso dall’avvocato Giancarlo Camassa, era stato condannato a due anni e dieci mesi. Oggi la Corte di appello ha ridotto la pena a due anni e quattro mesi.

Il precedente arresto di Mario Crastolla

LATIANO – Pena ridotta in appello per Mario Crastolla, 53 anni, di Latiano, riconosciuto colpevole di avere minacciato il sindaco di Latiano Graziano Zizzi - deceduto il 21 ottobre del 2009 per le conseguenze di un incidente stradale avvenuto il 14 agosto - collocando il cranio di un cavallo dinanzi all’uscio della sua abitazione. In primo grado Crastolla, difeso dall’avvocato Giancarlo Camassa, era stato condannato a due anni e dieci mesi. Oggi la Corte di appello ha ridotto la pena a due anni e quattro mesi.

Il messaggio, decisamente macabro fu “recapitato” al sindaco il 12 gennaio del 2009. "Stiamo adottando provvedimenti di grande importanza – commentò il primo cittadino -. Dall' affidamento dell' incarico ai nuovi tecnici del Piano urbanistico, alla realizzazione di un parco eolico nel luogo in cui qualcuno avrebbe voluto sorgesse una nuova zona Pip. Comunque non ritengo che queste iniziative possano avere spinto qualcuno a questo gesto sconsiderato".

Era la seconda testa di cavallo che veniva recapitata ad un amministratore di Latiano. Qualche tempo prima il regalo era stato depositato dinanzi l’uscio dell’abitazione di Antonio Gioiello, presidente del Consiglio comunale. Secondo i carabinieri non c’era nessun collegamento tra i due episodi. Per la testa consegnata al sindaco fu individuato il presunto responsabile. Si trattava di Crastolla che fu sottoposto a fermo. “Sono disoccupato – si giustificò – e volevo un posto di lavoro”.

Anche ad Ostuni c’era stato un episodio analogo. Dinanzi alla porta dello studio dell’ingegnere Vincenzo Pomes qualcuno piazzò una testa di cavallo ancora grondante di sangue e vicino alcune cartucce di fucile. A Ostuni era solo uno dei tanti episodi intimidatori nei confronti di amministratori, consiglieri comunali e imprenditori che si verificarono in quei mesi. Per quei reati ora è in corso il processo contro gli ostunesi Denis Loparco, Alfredo Capone, Giovanni Basile e Pierluigi Cibaria, ostunesi, detenuti, accusati di associazione mafiosa, attentati, minacce, estorsioni, tentate estorsioni.

Analoghi messaggi, anche se in questo caso si trattava di teste di coniglio, avevano ricevuto il sindaco di San Pietro Vernotico Giampiero Rollo e il consigliere comunale Sergio Palma.

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