Latitante con nascondiglio nella doccia

SAN PIETRO VERNOTICO – “Comandà volevo farmi le vacanze al mare e poi mi sarei costituito” avrebbe sussurrato questo ai carabinieri, Cristian Tarantino, il 25enne sanpietrano latitante dal 18 febbraio scorso.

Il tribunale di Brindisi

SAN PIETRO VERNOTICO – “Comandà volevo farmi le vacanze al mare e poi mi sarei costituito” avrebbe sussurrato questo ai carabinieri, Cristian Tarantino, il 25enne sanpietrano latitante dal 18 febbraio scorso, catturato questa mattina nella residenza estiva dei genitori, in via Amerigo Vespucci a Torre San Gennaro, marina di Torchiarolo. Da quanto tempo era nascosto lì non è dato sapere, quello che è certo, però, è che solo la convinzione che si nascondeva in quella casa ha permesso ai militari di rintracciarlo.

Nell'abitazione a due piani dal prospetto di colore rosso dove il latitante aveva trovato rifugio, infatti, era stata costruita una botola sul box doccia camuffata ad arte, facilmente confondibile con l'intera parete del bagno. Tarantino si nascondeva lì dentro, insieme alla giovane moglie. Identificare il rifugio non è stato per niente facile. Prima di individuarlo i carabinieri del nucleo investigativo di Brindisi, diretti dal capitano Giordano Mariano, che hanno operato insieme ai colleghi di San Pietro Verntico, diretti dal maresciallo Giuseppe Pisani, hanno dovuto setacciare tutta la casa.

Sapevano che era lì, inconfutabili indizi avevano portato i carabinieri in quella casa di Torre San Gennaro. Il 18 febbraio scorso era evaso dai domiciliari. Il 28 febbraio era diventato quindi il destinatario irreperibile di un ordine di ripristino della custodia cautelare in carcere per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso per il quale doveva espiare una pena di 5 anni. Il 6 marzo, invece, nei suoi confronti era stato emesso un ordine di carcerazione per ricettazione, rapina in concorso, lesioni, con pena residua di 3 anni, 9 mesi e 21 giorni di reclusione. I carabinieri, però, lo cercavano dal 18 febbraio.

La famiglia del giovane era tenuta sotto controllo da mesi e mesi, i militari sapevano che prima o poi sarebbe tornato agli affetti dei suoi cari. Forse anche solo per poco tempo.Questa mattina la svolta. I militari hanno fatto irruzione in casa della famiglia Tarantino poco dopo le 5, non prima di aver bloccato la strada e circondato il terrazzo ed aver bloccato ogni eventuale via di fuga. Assediate da uomini in divisa anche le abitazioni vicine.

In casa, però, il 25enne non c'era, almeno così si è creduto inizialmente. I militari hanno cercato in ogni angolo, in quell'abitazione c'erano solo la madre e il padre del giovane, sorpresi nel sonno. I carabinieri avevano quasi desistito quando hanno trovato alcuni abiti che per misure e modelli non potevano appartenere alle due persone che avevano davanti, così le ricerche si sono intensificate fino a quando non è stato notato un anomalo dislivello alla parete del bagno. Era chiaro che nascondeva qualcosa.

Capire cosa non è stato facile, i militari così hanno manifestato ad alta voce l'intenzione di voler abbattere quel muro di piastrelle. È stato in quel momento che le ricerche si sono concluse.“Sono io sto scendendo, c'è mia moglie con me, non mandate giù il muro”, avrebbe riferito una voce proveniente dall'interno di quella parete. Poi è sbucato il giovane insieme alla consorte.

Era quasi irriconoscibile: ingrassato, con capelli lunghi, il pizzetto, gli occhiali da vista di colore nero dalla montatura gigante. Era lui.Il 25enne è stato trasferito in caserma e poi in carcere dove è stato rinchiuso in attesa di essere ascoltato dal giudice affiancato dal suo legale di fiducia, l'avvocato Francesco Cascione.

I carabinieri del nucleo investigativo di Brindisi sono tornati a lavoro, per cercare di ricostruire tutti gli spostamenti del giovane dal 18 febbraio ad oggi. Per capire chi, oltre alla famiglia lo ha coperto.

 

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