Latitanza in villa di lusso

OSTUNI – La polizia gli stava dando la caccia da un bel po’. Lui, gravato da una condanna definitiva a 7 anni di carcere, aveva fatto perdere le proprie tracce e se ne stava rintanato in una villa di gran lusso e immersa nel verde, sulla Selva di Fasano. Un covo sicuro, attorno al quale Domenico Gentile (51 anni, originario di Cisternino) aveva impostato ulteriori misure di protezione: videocamere e persino una strumentazione idonea ad appurare la presenza in casa e nelle immediate vicinanze di “cimici”, se mai le forze dell’ordine avessero provveduto ad attivare eventuali intercettazioni ambientali. Tutto inutile, visto che la zona era in effetti monitorata dalla polizia ormai da qualche settimana, da quando, per la precisione, l’attività investigativa aveva consentito di individuare il suo covo.

La Selva di Fasano

OSTUNI – La polizia gli stava dando la caccia da un bel po’. Lui, gravato da una condanna definitiva a 7 anni di carcere, aveva fatto perdere le proprie tracce e  se ne stava rintanato in una villa di gran lusso e immersa nel verde, sulla Selva di Fasano.  Un covo sicuro, attorno al quale Domenico Gentile (51 anni, originario di Cisternino) aveva impostato ulteriori misure di protezione: videocamere e persino una strumentazione idonea ad appurare la presenza in casa e nelle immediate vicinanze di “cimici”, se mai le forze dell’ordine avessero provveduto ad attivare eventuali intercettazioni ambientali.  Tutto inutile, visto che la zona era in effetti monitorata dalla polizia ormai da qualche settimana, da quando, per la precisione, l’attività investigativa aveva consentito di individuare il suo covo.

Per stanarlo, gli agenti hanno atteso l’alba propizia: una cinquantina di agenti, alle prime luci del giorno, hanno circondato la villa, predisponendosi al blitz, avvenuto attorno alle 8 del mattino.  L’operazione - condotta dal Commissariato di Ostuni e dalla Squadra Mobile di Brindisi e organizzata dal vice questore Francesco Angiuli e dal capo della Squadra mobile di Brindisi, Francesco Barnaba - si è conclusa con la cattura del cinquantunenne, che resosi conto di essere braccato dagli agenti, dopo un primo tentativo di reazione, non ha opposto ulteriore resistenza, consegnandosi alla forza pubblica.

Nel corso del blitz –  coordinato dal sostituto commissario Claudio Antonaci, responsabile della polizia giudiziaria del commissariato di Ostuni, e dal sostituto commissario Domenico Conte, vice dirigente della Squadra Mobile di Brindisi, ed eseguito in sintonia con quanto concordato con il Procuratore capo Marco Dinapoli e con il Sostituto procuratore Valeria Farina Valaori gli agenti hanno rinvenuto e posto sotto sequestro una pistola beretta calibro 6.35, munita di 44 proiettili, oltre altro munizionamento: cartucce a pallettoni e a palla singola, oltre a diverso altro  materiale utile sotto il profilo investigativo, a partire da alcuni documenti di identità falsificati. Andreino Dell’Orto, da Carate Brianza (questo il nome di battaglia e la falsa residenza di cui Gentile avrebbe fatto uso e abuso durante la sua latitanza) è chiamato a rispondere di estorsione continuata ai danni di alcuni imprenditori e commercianti di Cisternino.

Reati commessi tra il 2001 e il 2006, per i quali fu arrestato dai poliziotti della Squadra mobile di Brindisi e del Commissariato di Ostuni il 18 gennaio del 2007 su ordine di custodia cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari Alcide Maritati. Nel corso delle perquisizioni effettuate alla notifica dei provvedimenti di custodia, gli agenti recuperarono anche una mitraglietta Kalashnikov. Che Gentile avesse una certa confidenza con le armi, si sapeva, dunque. Che ne fosse “geloso” a tal punto da dormici insieme, ha sorpreso, seppure relativamente: sotto le lenzuola, gli agenti hanno rinvenuto sia la rivoltella che le munizioni. Tutto a portata di mano, in caso fosse stato costretto a darsela a gambe. Invece non ha fatto in tempo neppure a scendere dal letto.

I poliziotti hanno fatto irruzione in casa, lo hanno immobilizzato e condotto in commissariato, non prima di aver perquisito e perlustrato a lungo la villetta di campagna: un fortino, destinato a fungere anche da resort, in quanto dotato di palestra e ogni confort, per una latitanza con i fiocchi. Al momento del blitz, Gentile era solo in casa. Ma di movimenti strani attorno alla villa gli agenti nei giorni scorsi ne hanno visti e documentati parecchi. Di allacci pericolosi, del resto, il boss di Cisternino pare ne avesse parecchi: malavita targata Scu e criminalità di calibro internazionale.

Amicizie coltivate anche durante la latitanza, non tutta, evidentemente, consumata sulla Selva di Fasano. I poliziotti, infatti, già in passato avevano avuto sentore di suoi viaggi all’estero (Belgio e Svizzera, con particolare frequenza). Spostamenti e contatti tuttora al centro dell’attività di indagine. Come al centro dell’azione investigativa c’è pure la posizione di quanti - e tra questi anche il proprietario dell’abitazione utilizzata come covo - potrebbero aver favorito la latitanza di Gentile.  Proprio il padrone di casa (fasanese, ma residente al nord) sarà ascoltato nei prossimi giorni, al fine di comprendere se abbia esercitato, volontariamente o meno, attività di copertura e favoreggiamento.

A margine delle procedure di rito, Gentile è stato tradotto in carcere, dove sconterà la condonna definitivi a sette anni inflittagli dai giudici della Corte di Cassazione.

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