“Il denaro delle tangenti Enel lo nascondevo nei pacchetti di sigarette”

L'imprenditore ha svelato anche le modalità di pagamento delle mazzette chieste dai dipendenti Enel arrestati per corruzione: "Consegnavo a domicilio". Le sue dichiarazioni ritenuti veritiere. Ascoltati un geometra e quattro titolari di aziende come persone informate sui fatti. Determinanti anche gli accertamenti interni svolti dalla società proprietaria di Cerano

BRINDISI – “Il denaro delle tangenti Enel veniva da me inserito in pacchetti di sigarette e questi consegnati direttamente a Carlo De Punzio”. Ha svelato anche le modalità di pagamento cash, l’imprenditore di Monteroni, in occasione di uno degli ultimi interrogatori davanti ai sostituti procuratori di Brindisi Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, titolari del fascicolo d’inchiesta per corruzione, accordo di do ut des, che secondo l’accusa avrebbe contaminato diversi appalti banditi all’interno della centrale Enel di Cerano, attraverso richieste avanzate più volte oltre che da De Punzio, finito in carcere venerdì mattina, da Vito Gloria, Domenico Iaboni, Fabiano Attanasi e Nicola Tamburrano.

Il quarto gruppo della centrale Enel di Cerano-2

Lo stesso titolare della ditta è indagato in veste di corruttore, ma ci sarebbero altri corrotti. Nomi che se da un lato compaiono in alcuni stralci di colloqui registrati e consegnati ai pm, dall’altro sono stati coperti da omissis nei paragrafi dell’ordinanza di custodia cautelare in cui è chiaro che l’inchiesta avrà sviluppi nell’arco di un breve periodo di tempo. Anche perché i due magistrati hanno già chiesto l’incidente probatorio per raccogliere le dichiarazioni dell’imprenditore e usarle come prova testimoniale nel processo.

Certamente contaminati da mazzette sono stati gli appalti  vinti dalla ditta del professionista leccese, lo stesso che tentò il suicidio il 4 marzo scorso, dopo aver raggiunto l’estremità di un nastro trasportatore del carbone. Che ci siano state tangenti chieste è pagate è aspetto più volte rimarcato e descritto nella denuncia che costituisce il primo elemento sul quale i pm hanno eseguito una serie di accertamenti, delegando l’attività ai finanzieri del colonnello Tiziano La Grua

Il racconto del titolare dell’impresa edile è stato ritenuto credibile, veritiero e circostanziato dopo che i magistrati hanno incastrato tutte le tessere del puzzle: in primo luogo i risultati delle investigazioni dei militari i quali hanno acquisito documenti presso la sede della ditta e negli uffici della centrale Federico II, poi quelli presso le banche che risultano indicate negli assegni circolari intestati e riscossi dalle mogli degli indagati. Determinati anche gli accertamenti interni svolti dalla stessa Enel, dopo la denuncia sporta a gennaio e le dichiarazioni rese da diverse persone in qualità di informate sui fatti. Almeno sei quelle che sono state ascoltate sino alla fine di aprile: il geometra che ha collaborato per diverso tempo con l’imprenditore e che avrebbe anche assistito al pagamento in contante delle mazzette nei “pacchetti di sigarette” e altri titolati di ditte, tra cui quelli che hanno eseguiti lavori nelle abitazioni degli indagati.

Non si sarebbe trattato di episodi sporadici, ma di sistema iniziato dopo l’aggiudicazione del contratto per lavori di impermeabilizzazione del valore di 500mila euro in due anni: “Chiusi i termini di presentazione della domanda di partecipazione, De Punzio mi chiese 4.500 euro, quale compenso per le indicazioni sui prezzi che mi aveva fornito. Questo è stato il primo momento in cui ho versato denaro”, ha riferito l’imprenditore. “Dopo essermi aggiudicato la gara iniziai a pagare con regolarità, mi disse che ad ogni fattura emessa dovevo versare a lui circa tremila euro. Alle consegne era quasi sempre presente il mio geometra il quale, in alcune occasioni, ha provveduto lui personalmente a pagare”. Come? Le mazzette viaggiavano nei pacchetti di sigarette, più di qualche volta consegnati a domicilio.

Inchiesta appalti Enel 2-2

Quanto a Vito Gloria, nome conosciuto anche negli ambienti della politica per essere stato dei Ds, poi Sel e infine candidato consigliere nella civica Rinasce Brindisi alle ultime elezioni, era stato assistente di cantiere, unitamente a Tamburrano, a partire dal 2012. L’imprenditore ha riferito di aver “pagato Gloria sin dal primo contratto, consegnandogli circa 20mila euro in contanti, oltre ad un assegno”. Ma il “vero artefice del sistema corruttivo, secondo quanto riferito era De Punzio: mettersi contro di lui significava perdere le gare d’appalto o avere seri problemi nella fase di esecuzione dei lavori”.

Secondo questo racconto “era stato De Punzio a sostituire Gloria con Attanasio quando il titolare della ditta gli aveva rappresentato difficoltà connesse alle eccessive richieste di denaro del primo”.

Uno dei meccanismi che gli consentiva di fatturare costi superiori a quelli sopportati era incentrato sulle ore di lavoro degli operai. Era possibile spostare i suoi dipendenti da un cantiere all’altro, indicare ore superiori a quelle effettivamente realizzate. La provvista di denaro contante per il pagamento delle tangenti avveniva mediante prelevamenti bancari o denaro ricevuto da committenti privati ai quali non rilasciava fattura.

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