Le piante di ciclamini sul lungomare? Già sparite nel nulla, prego

Accuratamente messe a dimora, e accuratamente espiantate e sparite. La maggior parte delle piante di ciclamini del lungomare è finita chissà dove

BRINDISI – Accuratamente messe a dimora, e accuratamente espiantate e sparite. La maggior parte delle piante di ciclamini del lungomare è finita chissà dove. Lo ha constatato il personale addetto della Multiservizi, la società comunale incaricata della cura del verde pubblico. Nella Brindisi delle chiacchiere e tabacchiere di legno la situazione peggiora, altroché.

Il bene comune continua ad essere preso di mira perché permangono tre  gravi carenze: la sorveglianza, la repressione e la mancata lettura sociale del problema: ammorbidita in tutte le salse, la questione dell’esistenza di una vasta area di illegalità a Brindisi resta quel che è, incalzante e nociva.

furto ciclamini lungomare-2

Ricordate la pavimentazione in legno destinata la lungomare Regina Margherita in ristrutturazione che stava per essere rubata prima ancora di essere installata? Ricordate i furti al Parco di Punta del Serrone (persino quello delle videocamere di sicurezza)? E tutta la letteratura di alto livello consultabile ogni giorno sui social network che giustifica il furto e la rapina come effetto collaterale della mancanza di lavoro, come se chi – giovane e meno giovane – se ne va all’estero o al nord per lavorare onestamente fosse un coglione?

E la costa e le periferie arricchite di abitazioni abusive negli anni (non due o tre, ma centinaia) senza che nessuno fermasse e demolisse, tranne quattro baracche a Sbitri, che hanno snaturato la costa e le campagne? E le società di pubblico servizio trasformate in ammortizzatori sociali del post-contrabbando? Ma chi volete che ne parli, tra i politici, che andrebbero pure all’inferno a guadagnarsi quattro voti. A Brindisi vengono anche da fuori a pescare in questo torbido sociale.

furto ciclamini lungomare 4-2

E così ci ritroviamo una città persino quasi analfabeta in materia di raccolta differenziata, che purtroppo al gravame dei problemi ambientali e del lavoro deve annoverare l’anormale convivenza con situazioni di degrado urbano notevoli. Brindisi ha un numero invidiabile di parchi, ma li maltratta, li abbandona. Ha un centro storico che potrebbe garantire lavoro e qualità della vita elevate, se il suo recupero commerciale fosse legato a un progetto turistico per il porto.

Ma siamo qui a parlare del furto dei ciclamini. Di una costosa rete di videosorveglianza che non ha una sala operativa 24 ore su 24, del corpo della polizia locale dimezzato negli organici, dell’invasione scostumata, sciocca e sbeffeggiante dei luoghi più belli da parte delle auto. Brindisi dovrebbe essere la porta naturale di un territorio al top del turismo nazionale, ma spreca questa occasione e rischia di diventare sempre più un luogo di frettoloso passaggio, persino ignorato dalle altre città della provincia, che pure avrebbero da guadagnare dal progresso civile e sociale del capoluogo.

Centro storico e porto interno di Brindisi-2

Troppe parole per un furto di fiori nelle aiuole pubbliche? Allora chiudiamo con un interrogativo: avete mai visto a Brindisi un comitato per la difesa del bene comune nei quartieri, contro i furti, le rapine, l’abbandono? Un paio di sporadiche iniziative, che stentano a sopravvivere. Noi sentiamo parlare solo di minaccia-migranti. Saranno stati loro a rubare i ciclamini sul lungomare?

Quando si capirà che “il passato” non è affatto passato, che ha subito una degenerazione fatta anche di emarginazione, povertà, carcere, lasciata a se stessa, sfruttata, blandita ma ora problematica per la convivenza civile? Guardate i gruppi di brindisini volontari che ripuliscono le loro piazzette dimenticate: vorrebbero solo una cosa, la normalità, la dignità di cittadini restituita. Le cose però non cambiano da sole.

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