"Lei chiederà a Dio perdono per il figlio"

LATIANO – “Perché una madre è sempre pronta a perdonare un figlio”. Queste le parole di don Antonio Ribezzi, parroco della chiesa Sacro Cuore di Gesù a Latiano, dove alle ore 15 di oggi si sono svolti i funerali di Tommasina Ugonotti, la madre uccisa dal figlio Marcello Recchia con problemi psichiatrici giovedì 16 febbraio, nella casa in cui abitavano da soli in via Risorgimento 89.

Il matricida tra i carabinieri

LATIANO“Perché una madre è sempre pronta a perdonare un figlio”. Queste le parole di don Antonio Ribezzi, parroco della chiesa Sacro Cuore di Gesù a Latiano, dove alle ore 15 di oggi si sono svolti i funerali di Tommasina Ugonotti, la madre uccisa dal figlio Marcello Recchia con problemi psichiatrici giovedì 16 febbraio, nella casa in cui abitavano da soli in via Risorgimento 89.

Una ragione non c’è e non si riesce a immaginarne. Un matricidio che solleva dolore e rabbia. Colei che dona la vita, uccisa proprio dalle mani del suo stesso sangue. Tommasina Ugonotti di 77 anni di Latiano, è morta giovedì scorso per mano dell’ultimo di sette figli , cinque maschi e due femmine. Marcello Recchia ha sgozzata la madre con un paio di grosse forbici e un coltello da cucina, in preda a un raptus.

Un tragico epilogo per una madre che dedica la propria vita per i figli. “La fede serve da aiuto in questi casi – ha detto don Antonio Ribezzi durante l’omelia - davanti ai mille perché che ci poniamo in questi momenti. L’uomo non ha capacità di rispondere lucidamente, ecco perché bisogna affidarsi a Dio e al suo amore. Tommasina è l’agnello di Dio in questa tragedia, è il povero e il malato, è colei che, come Gesù, è morta violentemente. E Dio in questo momento dice: ‘Ciò che avete fatto a quella persona, l’avete fatto a me’. Tommasina oggi è l’immagine di Cristo”.

Le ultime parole di Gesù sulla croce sono state: “Padre, perdona loro che non sanno quel che fanno”. Forse è davvero l’unica, la fede, in questo momento a dare un senso all’uccisione di una madre da parte di un figlio. Marcello Recchia, è sempre stato un ragazzo con problemi psichici, sempre in cura in trattamento sanitario obbligatorio, cura che seguiva, però, “quando voleva lui”.

Il 38enne è stato anche, qualche anno fa, ricoverato in un centro per malati mentali (prima che scoppiasse la crisi della spesa sanitaria nazionale, con i tagli proprio nel settore in cui i servizi sono essenziali e per questa ragione tutte – o quasi – le strutture adeguate a malati mentali sono state soppresse e sono nate le cosiddette “Case famiglia”).  Marcello ha sempre dato segni di squilibrio e non è mai stato un ragazzo tranquillo, anzi – stando ai racconti dei vicini di casa – sempre molto violento con entrambi i genitori. Il padre Crocifisso è morto circa tre anni fa.

Una morte questa, forse, preannunciata, vista il grave disagio psichico dell’omicida. Il giorno prima del delitto, Tommasina si era recata da una vicina per chiederle un limone e nell’occasione la supplicò affinchè telefonasse ai figli per dire loro che Marcello le aveva tirato un ceffone e che non stava tanto bene. Giovedì 16 febbraio l’omicidio. Intorno alle ore 17, Marcello Recchia afferra forbici e coltello da cucina, e mentre la madre era di spalle dinnanzi al camino, in cucina, da dietro comincia a colpirla alla gola.

La povera anziana – quanto accertato dagli investigatori – ha cercato con le mani e braccia di divincolarsi alla follia che oramai si era impossessata del figlio ma invano. Il colpo finale e brutale per la povera Tommasina è stato dato da un colpo di forbici al centro della gola. La 77enne si è accasciata a terra ed è morta dissanguata. E’ stato l’omicida stesso a telefonare al 118 e al fratello Massimo che vive a Vicenza, per avvertire del tragico gesto: “Ho ucciso la mamma”.

E queste ultime parole sono state le stesse che Marcello Recchia, il figlio più amato dalla madre, ha ripetuto sia agli investigatori durante l’interrogatorio in caserma la sera stessa dell’omicidio e sia al suo difensore, ieri in carcere a Brindisi. “Una madre perdona sempre il proprio figlio e sicuramente ora Tommasina dal cielo starà rivolgendo questa preghiera a Dio, di perdonare il proprio figlio” , ha concluso il parroco nell’omelia del rito funebre.

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